Telescopio Spaziale Hubble: dai vecchi dati due nuovi pianeti

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Le immagini risalgono al 1998 e furono catturate dal Telescopio Spaziale Hubble. La scoperta però è molto recente e si deve ad un gruppo di astronomi che, in quelle immagini, hanno individuato due esopianeti che, a quel tempo, passarono inosservati. Questa identificazione permette agli studiosi di usufruire di una speciale macchina del tempo poiché questa darà loro la possibilità di comparare i dati a distanza di oltre un decennio e di dedurre le orbite dei pianeti con maggior precisione.

Ruoterebbero attorno alla stella HR 8799, a 130 anni luce dal nostro pianeta. Al momento si contano altri quattro pianeti giganti orbitanti attorno lo stesso oggetto celeste. Nel 2007, furono individuati i primi tre pianeti grazie alle immagini in infrarosso ottenute dal Keck Observatory e dal Gemini North Telescope. Nel 2009, si provvide a recuperare alcuni dati acquisiti da Hubble riguardo HR 8799, attraverso la Near Infrared Camera and Multi-Object Spectrometer (NICMOS). Si decretò che questa fosse la posizione del pianeta più distante che si conoscesse. E ciò grazie al contributo di tecnologie in grado di rintracciare pianeti sepolti dalla luce abbagliante della stella attorno cui ruotano.

Analisi recenti hanno dimostrato come sia stato possibile recuperare le immagini dirette dei tre pianeti esterni, ad eccezione del quarto, completamente sommerso dalla luce stellare e all’estremità del coronografo NICMOS. Mettendo a confronto le immagini di ieri con quelle di oggi, si è avuto modo di tracciare le orbite dei pianeti e capire il comportamento dei sistemi multi-planetari. “Dalle immagini Hubble possiamo determinare la forma delle loro orbite che svela alcuni dei dettagli della stabilità di questo sistema, delle masse dei pianeti e delle loro eccentricità. Oltre a svelare l’inclinazione del sistema”, spiega Remi Soummer, dello Space Telescope Science Institute.

Dei tre pianeti esterni si sa che sono dei giganti gassosi che impiegano rispettivamente 100, 200 e 400 anni per completare un’orbita. Ciò significa che lo scarto di tempo di almeno 10 anni, tra le immagini di Hubble del 1998 e quelle recenti, hanno permesso agli astronomi di poter seguire il movimento di questi pianeti. “L’archivio ci ha permesso di avere gratis 10 anni di scienza. Senza questi dati avremmo dovuto aspettare altri 10 anni almeno”, dichiara Soummer.

Visti gli ottimi risultati di questo esperimento, si prevedono le analisi di altre 400 stelle nell’archivio di NICMOS, applicando la medesima tecnica e migliorando la qualità dell’immagine. “Le stelle dove abbiamo trovato anche prove di polvere nelle loro vicinanze saranno degli ottimi target, dato che è più probabile la formazione di pianeti”, chiarisce lo scienziato della Nasa Laurent Pueyo.

Questo interessante studio dimostra quanto sia importante e determinante l’archivio dei dati del telescopio Hubble. Un archivio di oltre 20 anni di immagini. In pratica, gli astronomi si avvalgono di questa immensa libreria planetaria per effettuare le loro osservazioni e, mai come ora, avere la possibilità di fare scoperte come quella che coinvolge la lontana stella HR 8799.

Federica Vitale

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