Sardegna, spunta tra i rovi un’antica tomba dei giganti nuragica

Tomba

Dopo aver rimosso terra, arbusti e vegetazione infestante, sul fianco meridionale del rilievo di Crastu Littu, in Sardegna, è affiorata una struttura che nascondeva ben più di quanto lasciasse intuire. A circa 740 metri sul livello del mare, all’interno del sito archeologico di Carrarzu Iddia, nel comune di Bortigali, un team di archeologi ha riportato alla luce una tomba dei giganti che conserva ancora la camera funeraria e l’ampia esedra semicircolare posta davanti all’ingresso. All’interno è emerso l’elemento più curioso: una porzione della camera si sviluppa su due livelli distinti. La Soprintendenza ha definito questa caratteristica rarissima da documentare e ha già preannunciato nuove campagne di ricerca.

Il nome evoca creature leggendarie, ma qui i veri protagonisti sono ben altri. Le tombe dei giganti erano infatti grandi sepolture collettive risalenti all’epoca nuragica, edificate per ospitare nel corso del tempo i membri defunti di un’intera comunità. Ciò che colpiva maggiormente era la scala del monumento e la solennità della facciata, elementi che nei secoli successivi hanno alimentato non poco l’immaginario popolare.

Una scoperta inaspettata nella camera funeraria

Il monumento rinvenuto a Carrarzu Iddia è realizzato con blocchi di trachite. Davanti alla camera si sviluppa l’esedra, quello spazio semicircolare tipico di molte tombe dei giganti, generalmente associato allo svolgimento di rituali e cerimonie in onore dei defunti e degli antenati.

Grazie al buono stato di conservazione, però, è possibile osservare un dettaglio piuttosto insolito. Nei pressi dell’ingresso, lo spazio interno risulta diviso su due quote differenti, una particolarità che la Soprintendenza giudica di grande interesse, trattandosi di una soluzione architettonica raramente riscontrata in questo genere di sepolture. Solo proseguendo con gli scavi si potrà comprendere la funzione di questa struttura, la sua epoca di realizzazione e il legame con le varie fasi di utilizzo della tomba.

Durante i lavori sono stati rinvenuti anche alcuni frammenti ceramici, nonostante l’area rechi tracce di scavi clandestini avvenuti in passato. Questi reperti risultano fondamentali per ricostruire sia la datazione del monumento sia la sua storia d’uso nel tempo. È bene, tuttavia, evitare facili semplificazioni: affermare con certezza che la tomba risalga esattamente al 1800 a.C., etichettandola senza ulteriori precisazioni come “vecchia di 3.800 anni”, significherebbe andare oltre quanto attualmente confermato dalle fonti ufficiali.

Secondo il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, i reperti finora noti provenienti dal sito di Carrarzu Iddia si collocherebbero nel Bronzo Medio, in un arco temporale compreso tra il 1770 e il 1370 a.C.. Si tratta di una forbice cronologica di quattro secoli, certamente meno immediata da riassumere in un titolo, ma è questa la stima attualmente sostenuta dagli studi disponibili.

Carrarzu Iddia, un sito già ricco di testimonianze preistoriche

Questa nuova tomba si aggiunge a un’area dove praticamente ogni angolo racconta millenni di storia. Il complesso di Carrarzu Iddia, situato nella regione del Marghine, era già noto per la presenza di un nuraghe a corridoio, di un secondo edificio probabilmente riconducibile alla tipologia a tholos, di un piccolo villaggio, di una cinta muraria, di un pozzo-cisterna e di un dolmen. Anche le fonti ministeriali avevano già segnalato la presenza di resti funerari in questa zona.

Il dolmen testimonia una frequentazione del sito antecedente al pieno sviluppo della civiltà nuragica. Il nuovo scavo consente dunque di comprendere meglio come questo stesso territorio sia stato progressivamente occupato, modificato e utilizzato nel corso di diverse fasi della preistoria sarda, sia per abitarvi sia per la sepoltura e probabilmente per la celebrazione dei defunti.

Anche la posizione geografica contribuisce a spiegare la scelta di questo luogo. Dalla sommità di Crastu Littu lo sguardo spazia sulla piana di Macomer, sugli altopiani di Abbasanta e Paulilatino e, in lontananza, sul Golfo di Oristano. Il vicino nuraghe Orolo condivide lo stesso sistema collinare e domina un territorio estesissimo: secondo la documentazione ministeriale si trova a circa 785 metri di altitudine, in una posizione dal chiaro valore strategico.

Il ritrovamento avviene nell’ambito di un progetto già finanziato

La tomba non è emersa per caso durante un’escursione fortuita. Il sito di Carrarzu Iddia fa infatti parte del progetto ministeriale “Sistema siti archeologici del Marghine”, che prevede interventi di scavo, restauro, consolidamento e valorizzazione di sei complessi distribuiti tra i comuni di Bortigali, Silanus, Borore, Dualchi e Birori. Per l’intero programma sono stati stanziati 3.867.920 euro.

Ed è proprio questo aspetto a rendere ancora più significativo il ritrovamento. Il sito era infatti già conosciuto, studiato e persino inserito nelle guide archeologiche ufficiali. Eppure vegetazione e sedimenti continuavano a celare porzioni sufficientemente ampie del complesso da restituire oggi una tomba leggibile in condizioni ritenute eccezionali.

Toccherà ora alla stratigrafia, allo studio delle ceramiche e alla prosecuzione degli scavi stabilire con maggiore precisione l’età del monumento e, soprattutto, il modo in cui veniva utilizzato. Per il momento, a parlare sono i blocchi di trachite, l’esedra riportata alla luce e quei due livelli individuati all’interno della camera funeraria. A distanza di oltre tremila anni, Carrarzu Iddia ha ancora molto da raccontare.

Fonte: Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Sardegna