Una problematica tecnica conosciuta da tempo, ma che continua a minacciare la sicurezza degli automobilisti nel nostro Paese, rimane irrisolta.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato il 4 febbraio 2026 un comunicato per ricordare ai cittadini che prosegue la campagna eccezionale di ritiro degli airbag prodotti da Takata, interessando vetture di molteplici marchi automobilistici (tra cui Honda, Toyota, BMW, Ford, Nissan, Mazda, Mitsubishi, Subaru, Chrysler, Fiat e molti altri).
La questione è seria: in specifiche circostanze climatiche – alta umidità, temperature elevate o importanti variazioni termiche – certi airbag fabbricati da Takata possono deteriorarsi all’interno e, quando si attivano, scoppiare in maniera anomala, scagliando schegge metalliche dentro l’abitacolo. Un pericolo che può provocare ferite serie o conseguenze mortali per chi guida e per i passeggeri.
Quali sono i rischi degli airbag Takata
Il difetto coinvolge specificatamente il dispositivo che genera il gas dell’airbag, realizzato con nitrato di ammonio stabilizzato privo di essiccante. Nel corso del tempo e a causa dell’esposizione a condizioni meteorologiche avverse, questa sostanza può perdere stabilità. Durante un impatto, anziché gonfiarsi correttamente, l’airbag può frammentarsi con violenza, trasformandosi da sistema di protezione in un autentico pericolo.
Il rischio risulta più elevato per vetture di vecchia data, automobili impiegate in aree caratterizzate da clima torrido e umido e veicoli sottoposti a notevoli sbalzi di temperatura.
Quanti veicoli sono coinvolti nel nostro Paese
Le cifre ufficiali descrivono una situazione preoccupante. Le operazioni di ritiro degli airbag Takata in Italia hanno riguardato all’incirca 4 milioni di automobili di diversi costruttori. Di questi, 3,2 milioni di proprietari hanno già ricevuto la notifica ufficiale, ma la situazione resta critica: circa 1,6 milioni di automobili dotate di airbag difettosi circolano ancora sulle nostre strade.
Intervento gratuito che garantisce la sicurezza
Per questo motivo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sollecita i cittadini a non trascurare gli avvisi di ritiro. La rimozione dell’airbag difettoso non comporta alcun costo e viene eseguita unicamente presso centri di assistenza autorizzati dalle case produttrici. In alcuni casi particolarmente urgenti, il ritiro può includere anche uno “Stop Drive”, cioè l’interdizione provvisoria all’uso del mezzo fino al completamento della riparazione. Un’operazione semplice, che necessita di poco tempo, ma che può risultare decisiva per l’incolumità personale.
Come controllare se la tua vettura rientra nel ritiro
Controllare se la propria automobile è inclusa nel ritiro è un’azione veloce ed essenziale. È consigliabile effettuarla anche qualora non sia pervenuta alcuna notifica ufficiale, specialmente se si possiede un’automobile di seconda mano, si adopera un mezzo aziendale o di proprietà altrui, oppure se negli anni si è modificato l’indirizzo e la comunicazione potrebbe non essere stata consegnata.
Per verificare è sufficiente individuare il numero di telaio (VIN), riportato sul libretto di circolazione, e collegarsi al sito ufficiale della casa costruttrice oppure alla piattaforma dei richiami UNRAE. Digitando il VIN nell’area apposita, il sistema comunicherà subito se il veicolo rientra nella campagna di ritiro e, se affermativo, specificherà se si tratta di un semplice ritiro o di un ritiro con Stop Drive. In entrambe le situazioni è indispensabile contattare immediatamente un centro autorizzato per fissare l’intervento di sostituzione.
L’elenco completo delle case automobilistiche interessate e i collegamenti alle pagine ufficiali relative ai richiami è consultabile sui portali dei singoli costruttori e nella banca dati Richiami UNRAE, raggiungibile anche tramite il portale specifico.
Fonte: MIT
