La NASA rileva un misterioso segnale “inaspettato” proveniente dall’esterno della nostra galassia

Entra nel nuovo canale WhatsApp di NextMe.it segnali misteriosi di raggi gamma

Un gruppo di astronomi della NASA hanno fatto una scoperta affascinante e un po’ misteriosa: un segnale proveniente da fuori la nostra galassia, che per ora non sanno spiegare. Questa sorpresa è emersa mentre esaminavano dati raccolti negli ultimi 13 anni dal telescopio Fermi, specializzato nello studio dei raggi gamma. Francis Reddy del Goddard Space Flight Center descrive questa scoperta come una caratteristica inattesa e ancora da decifrare.

Il telescopio spaziale Fermi della NASA è uno strumento eccezionale che ci permette di osservare i raggi gamma, una forma di luce super potente che non possiamo vedere con i nostri occhi. Questi raggi gamma si formano in eventi cosmici spettacolari come esplosioni di stelle o reazioni nucleari. Il segnale misterioso è stato scoperto per caso, durante ricerche diverse.

Una scoperta casuale

Alexander Kashlinsky, cosmologo, ha sottolineato come questa scoperta sia stata del tutto fortuita. Il segnale trovato è molto più forte e si trova in una parte diversa del cielo rispetto a ciò che gli scienziati stavano cercando originariamente. Inizialmente, il loro obiettivo era studiare il fondo cosmico a microonde (CMB), una sorta di eco dei primi atomi dell’universo.

Il CMB ha una forma particolare, con un lato più caldo dell’altro. Gli scienziati pensano che questa forma sia dovuta al movimento del nostro sistema solare. Ma il nuovo segnale scoperto ha caratteristiche simili, con un’intensità dieci volte superiore a quella prevista. Questi risultati, pubblicati su The Astrophysical Journal Letters, potrebbero essere collegati a una scoperta fatta in Argentina nel 2017.

Gli astronomi ritengono che questi due fenomeni possano avere una fonte comune ancora non identificata. La scoperta potrebbe aiutarci a comprendere meglio come si è formata la struttura dell’universo e a risolvere misteri cosmici. Fernando Atrio-Barandela, coautore dello studio, spiega che comprendere meglio questo segnale potrebbe darci informazioni preziose sui processi fisici che hanno avuto luogo nell’universo primordiale.