Il multiverso esiste davvero? Se così fosse, i nostri calcoli di base potrebbero essere sbagliati

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Negli ultimi decenni, una scoperta ha particolarmente colpito il mondo scientifico: la fisica sembra essere incredibilmente allineata con le condizioni necessarie per la vita. Per far sì che la vita esista, determinati valori fisici devono cadere in un ambito ristrettissimo. Questo fenomeno solleva interrogativi affascinanti sulla natura stessa dell’universo.

Un esempio emblematico di questa sintonizzazione è rappresentato dall’energia oscura. Questa forza enigmatica guida l’espansione accelerata dell’universo. Se la sua intensità fosse stata leggermente superiore, la materia non avrebbe potuto coagularsi, precludendo la formazione di stelle, pianeti e ogni forma di complessità, incluso la vita. Inversamente, se fosse stata troppo debole, la gravità avrebbe causato un rapido collasso dell’universo, impedendo ancora una volta la nascita della vita. Per rendere possibile la vita, quindi, l’energia oscura doveva essere perfettamente bilanciata.

Una spiegazione controversa

La teoria più accreditata per spiegare questo fenomeno è l’esistenza di un multiverso. Proprio come nella lotteria, dove la probabilità di vincita aumenta con il numero di partecipanti, l’esistenza di numerosi universi con differenti leggi fisiche renderebbe probabile l’esistenza di un universo con le condizioni perfette per la vita.

Tuttavia, questa teoria è oggetto di critiche, come discusso nel mio nuovo libro “ Why? The Purpose of the Universe“. Gli esperti in matematica della probabilità hanno identificato un errore logico in questa inferenza, noto come la fallacia del giocatore d’azzardo inverso. Immaginiamo il caso di Betty, l’unica giocatrice in una sala da bingo, che fortunatamente vince nel giro di un minuto. Betty ipotizza che, poiché ha vinto così rapidamente, ci devono essere molti altri giocatori di bingo in altre sale. Questo ragionamento, tuttavia, è un esempio di fallacia inversa del giocatore d’azzardo. La teoria delle probabilità dimostra che la fortuna di Betty è indipendente dal numero di persone che giocano altrove.

Lo stesso principio si applica ai lanci dei dadi. Se otteniamo ripetutamente lo stesso numero, tendiamo erroneamente a credere che la probabilità di quel numero nei lanci successivi sia diminuita. In realtà, ogni lancio ha la stessa probabilità di uno su sei di produrre un determinato risultato.