Un frammento di memoria digitale trova casa nella capitale britannica. Il Victoria and Albert Museum ha incluso nella propria collezione il filmato inaugurale di YouTube, dal titolo Me at the zoo, realizzato nel 2005 da Jawed Karim di fronte a un recinto di elefanti nel parco zoologico di San Diego. Pochi mesi prima di quel momento, Karim aveva dato vita alla piattaforma assieme a Chad Hurley e Steve Chen, innescando un movimento globale che, l’anno successivo, fu rilevato da Google per la cifra di 1,65 miliardi di dollari.
L’acquisizione museale non si limita al filmato: comprende anche la prima schermata “watch” della piattaforma, con tutti i suoi metadati, codice sorgente e interfaccia d’epoca. Così facendo, l’istituzione preserva l’intera esperienza che ha inaugurato un’epoca nella quale ogni individuo poteva trasformarsi in produttore di contenuti.
Un simbolo dell’era digitale
Me at the zoo ha una durata di soli 18 secondi, eppure ha accumulato più di 382 milioni di riproduzioni e 18 milioni di apprezzamenti. Nel breve filmato, Jawed Karim commenta rapidamente la presenza degli elefanti nel parco, creando un contenuto che oggi rappresenta l’emblema degli albori di YouTube: un ambiente digitale percepito come accessibile e paritario, dove ogni persona poteva pubblicare filmati e narrare la propria esperienza.
Il Victoria and Albert Museum ha lavorato insieme al team di conservazione digitale di YouTube e a esperti di allestimento per riprodurre fedelmente l’esperienza originaria della piattaforma. Lo scopo è permettere ai visitatori di comprendere in che modo i filmati online e le interfacce digitali abbiano modificato le modalità di fruizione e creazione delle immagini, trasformando Internet in una cultura visiva planetaria.
Dal digitale alle sale espositive: nuovi orizzonti
Negli anni recenti, musei come il Museum of Modern Art di New York e il British Museum hanno cominciato a integrare nelle proprie raccolte non soltanto manufatti tangibili, ma anche oggetti digitali. L’inserimento del filmato inaugurale di YouTube rappresenta un avanzamento significativo nel riconoscimento del digitale come patrimonio culturale da tutelare, aprendo prospettive inedite per la storia visiva del ventunesimo secolo.
Il filmato e la pagina “watch” diventano quindi strumenti per esaminare l’influenza dei contenuti video online nella formazione di identità, aggregazioni sociali e ricordi condivisi, riconoscendo che la creazione digitale rappresenta uno dei fenomeni culturali più significativi degli ultimi due decenni. YouTube non è più soltanto una piattaforma: con Me at the zoo, entra nelle istituzioni museali, tra espressione artistica, memoria collettiva e innovazione tecnologica, cristallizzando l’ordinarietà che ha rivoluzionato il panorama digitale. L’unico aspetto controverso? Il fatto che il filmato sia stato realizzato in uno zoo, un ambiente caratterizzato da recinzioni e animali privati della libertà.
