I codici nascosti dell’obelisco parigino finalmente decifrati

obelisco di Luxor, Parigi

Quotidianamente, una moltitudine di visitatori transita per Place de la Concorde a Parigi senza soffermarsi realmente su di esso. L’obelisco di Luxor si erge al centro dello spazio urbano, massiccio, muto, apparentemente cristallizzato nell’eternità. Tuttavia, le recenti scoperte ci rivelano che non si è mai trattato di un mero ornamento architettonico. Quelle scritte che appaiono distanti e oscure celano un sistema comunicativo sofisticato, concepito per essere interpretato esclusivamente da chi disponeva delle competenze appropriate.

Un ritrovamento recente ha riacceso l’interesse verso questo colosso di granito: alcuni geroglifici non erano rivolti alla massa, bensì a una cerchia ristretta dell’antica civiltà egizia, in grado di decodificare contenuti stratificati scolpiti nella roccia.

La rivelazione è giunta nel corso degli interventi di conservazione che hanno coinvolto il monumento, consentendo finalmente di esaminare da vicino sezioni normalmente inaccessibili. Proprio in quelle zone elevate, oltre la portata dello sguardo comune, si celano simboli che modificano il proprio significato in base alla prospettiva di osservazione.

A esaminarle è stato Jean-Guillaume Olette-Pelletier, esperto di egittologia e professore presso l’Università della Sorbona, che da tempo indaga le modalità con cui gli antichi abitanti del Nilo progettavano la comunicazione attraverso le iscrizioni religiose. Non scrivevano semplicemente per narrare eventi, ma per orientare l’osservazione, filtrare il pubblico, stratificare interpretazioni differenti nello stesso supporto.

L’importanza della direzione nella lettura

I simboli geroglifici non operano come il nostro sistema alfabetico. Le raffigurazioni mostrano il verso di lettura e, in determinati contesti, il senso complessivo si trasforma radicalmente se si parte dall’estremità sbagliata. In certe parti dell’obelisco di Luxor, gli scribi hanno deliberatamente violato queste convenzioni, generando una modalità di scrittura enigmatica.

Solamente chi possedeva conoscenze fonetiche avanzate e padronanza di regole complesse poteva afferrare il contenuto celato. Per la maggioranza, quelle medesime incisioni rimanevano indecifrabili. È anche per questa ragione che, ancora ai nostri giorni, soltanto un ristretto numero di esperti riesce effettivamente a interpretare questi testi.

Un simbolo progettato per il fiume

Quando il monumento sorgeva di fronte al santuario di Luxor, il suo pubblico non era quello delle aree urbane congestionate. Nel corso della celebrazione di Opet, le barche dell’aristocrazia navigavano lungo il Nilo e contemplavano la struttura da un’angolazione specifica. Da quella posizione, determinate rappresentazioni acquisivano improvvisa chiarezza.

Su una faccia, il sovrano Ramses II viene raffigurato mentre presenta doni al dio Amun. Osservata dall’angolazione appropriata, quella rappresentazione veicolava un messaggio di potere straordinario: il monarca non era semplicemente un governante, ma una figura prescelta e autorizzata dalla sfera divina, al di sopra di ogni contestazione.

Anche i particolari hanno rilevanza. Una corona differente, incisa su una sola superficie, unifica Alto e Basso Egitto in un’immagine che comunica unificazione e dominio. In altre zone, la raffigurazione di corna bovine accanto a una tavola votiva suggerisce un precetto cerimoniale, un richiamo a pacificare le divinità mediante offerte e resine aromatiche. Scrittura e iconografia si integrano, costruendo un codice elaborato che non necessitava di spiegazioni. Bastava possedere le chiavi interpretative.

Da strumento di potere sacro a decorazione cittadina

Nel corso dell’Ottocento il monumento venne ceduto alla Francia e posizionato in Place de la Concorde. Con i suoi oltre 23 metri di elevazione e un peso superiore alle 200 tonnellate, entrò a far parte dello scenario parigino. Ma trasferendosi, smarrì il suo ambiente originario. Quelle scritture, ideate per un pubblico esclusivo e per angolazioni di visione determinate, si convertirono in mero abbellimento. Solo il recente restauro ha consentito di riallineare, almeno parzialmente, la percezione contemporanea con quella antica.

Secondo Olette-Pelletier, la scrittura enigmatica egizia può rivoluzionare il modo in cui interpretiamo numerosi documenti faraonici già conosciuti. Non occorre portare alla luce nuovi reperti: è sufficiente imparare a osservare con maggiore attenzione quelli che abbiamo davanti da secoli. L’obelisco di Luxor ci insegna che il passato non è mai completamente muto. Talvolta sussurra, e solo a chi è pronto ad ascoltare veramente.

Fonte: Artnet