Gli astronomi osservano 18 famelici buchi neri che squarciano e divorano le stelle

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In una rivelazione che potrebbe essere paragonata a una giungla cosmica, un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha annunciato la scoperta di 18 nuovi casi dove dei buchi neri smembrano stelle avventurate troppo vicino, consumando successivamente i loro resti. Questi eventi, noti come distruzioni mareali o Tidal Disruption Events (TDE), sono stati rilevati in numero doppio rispetto a quelli precedentemente osservati nell’universo prossimo a noi. Tali risultati aprono la via a una migliore stima del numero di TDE che avvengono nell’universo, avvicinandosi così alle teorie predette.

Le distruzioni mareali si verificano quando una stella s’incammina troppo vicino a un buco nero. La potente attrazione gravitazionale del buco nero deforma la stella, allungandola e comprimendola, in un processo denominato “spaghettificazione“. Questa deformazione causa la formazione di un disco di detriti stellari che orbita intorno al buco nero, parte del quale viene assorbito nel nucleo del buco nero, mentre l’altra viene espulsa a velocità quasi luminosa da potenti campi magnetici sotto forma di getti energetici.

In passato, si credeva che tali fenomeni avvenissero principalmente in galassie caratterizzate da recenti episodi di formazione stellare intensa, note come galassie “starburst”. Tuttavia, le recenti scoperte indicano che i TDE possono manifestarsi in un’ampia varietà di galassie, offrendo nuove comprensioni sulla fisica estrema che governa questi eventi. Erin Kara, assistente professore di fisica al MIT e membro della squadra di ricerca, ha evidenziato come l’analisi dei nuovi dati possa fornire soluzioni a numerosi enigmi precedentemente irrisolti riguardanti la fisica di questi fenomeni cosmici.

Una discrepanza di energia emessa dai TDE

La ricerca ha preso spunto dalla scoperta del TDE più vicino alla Terra mai registrato, osservato nella galassia NGC 7392, distante circa 137 milioni di anni luce. Utilizzando la luce infrarossa e un innovativo algoritmo per analizzare i dati raccolti dal telescopio spaziale NEOWISE della NASA, il team ha identificato possibili TDE tra migliaia di segnali provenienti da galassie situate fino a 600 milioni di anni luce di distanza.

Dopo un’accurata analisi, sono stati confermati 18 nuovi TDE, dimostrando che questi eventi si verificano in un’ampia gamma di galassie, comprese quelle ricche di polvere interstellare. Questa scoperta contraddice l’idea precedente che i TDE fossero limitati a galassie specifiche, ampliando significativamente la comprensione di tali fenomeni. Megan Masterson, autrice dello studio e ricercatrice presso il Kavli Institute for Astrophysics and Space Research del MIT, ha sottolineato l’importanza delle osservazioni infrarosse per identificare i TDE in galassie polverose, dove le emissioni di luce ottica e raggi X vengono mascherate da gas e polvere.

Le nuove scoperte suggeriscono anche che la discrepanza tra l’energia emessa dai TDE osservati e quella prevista dalle teorie potrebbe essere spiegata dall’assorbimento delle emissioni da parte delle dense nubi di polvere. L‘aggiunta di questi 18 nuovi TDE agli eventi già noti permette di stimare che ogni galassia possa sperimentare un TDE circa ogni 50.000 anni, in linea con le teorie esistenti. Questi risultati confermano che non è necessaria “fisica esotica” per spiegare questi fenomeni, migliorando la comprensione del processo con cui le stelle vengono disintegrate e assorbite dai buchi neri.