Rifiuti spaziali: nel 2016 arriva il “bidello” dei cieli svizzero

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Rimuovere i detriti spaziali è ormai una necessità imminente. Di recente abbiamo assistito alla caduta sulla Terra dei resti due satelliti dismessi, Uars e Rosat. Fortunatamente non ci sono stati grossi danni ma immaginate cosa potrebbe accadere se pian piano tutti i rifiuti spaziali ritornassero a terra. Una pioggia infinita di rottami e di sostanze anche pericolosamente inquinanti.

Ma il problema riguarda anche i futuri viaggi nello spazio. Per questo la Svizzera sta mettendo a punto un sistema di satelliti in grado di rimuovere i detriti spaziali pericolosi che in questo momento stanno allegramente svolazzando sopra le nostre teste. Il progetto che ha dato vita all’ultimo strumento per le grandi pulizie spaziali si chiama CleanSpaceOne.

Secondo la Nasa, ogni giorno orbitano sopra di noi oltre mezzo milioni di pezzi di spazzatura, che provengono principalmente da satelliti in disuso ma annoverano anche pezzi di razzi danneggiatisi in volo. La Nasa ha già proposto alcune soluzioni per far fronte al problema dei detriti spaziali, così come l’agenzia spaziale giapponese, la Jaxa, e quella russa. Ma l’idea svizzera sarà la prima ad essere pienamente operativa.

L’idea svizzera, sviluppata presso il Politecnico federale di Losanna, consiste in una sorta di satellite “bidello” dotato di tentacoli simili a mini-meduse in grado di quantificare l’enorme quantità di detriti per poi distruggerli, prima che possano far danni. Il costo del progetto si aggira attorno agli 11 milioni di dollari, che serviranno a lanciare il primo prototipo di una famiglia di satelliti entro il 2016 nel tentativo di arginare il problema della spazzatura spaziale.

tempo di fare qualcosa per ridurre la quantità di detriti galleggianti nello spazio” ha detto l’astronauta svizzero Claude Nicollier. CleanSpaceOne comincerà con l’eliminazione dei resti di due satelliti svizzeri: lo SwissCube e il TIsat, lanciati nel 2009 e nel 2010.

Ma ci sono una serie di problemi da affrontare. Il primo riguarda la propulsione. Una volta lanciato nello spazio il “bidello” svizzero che misurerà circa 30x10x10 cm dovrà adeguare la propria traiettoria per allinearsi con precisione all’orbita dia destinazione utilizzando un nuovo motore ultra-compatto in fase di sviluppo presso l’EPFL.

Poi, una volta avvicinatosi ad uno dei satelliti da “cestinare” viaggiando ad una velocità di 28mila km/h, 600-700 km al di sopra della superficie terrestre, CleanSpace One dovrà afferrarlo e stabilizzarlo, con i suoi piccoli tentacoli. “La natura è datata di alta efficienza energetica, basta pensare alla medusa o all’anemone che sono in grado di prendere oggetti di forme diverse che cadono o che sono di passaggio. Li useremo come esempi” ha detto Muriel Richard, vice direttore del Centro Spaziale della Svizzera.

Infine, una volta che il dispositivo si sarà assicurato il pezzo di spazzatura, lo farà “de-orbitare” verso l’atmosfera terrestre, dove brucerebbe all’istante.

Occorre agire in fretta “considerata l’enorme quantità di detriti incontrollabili che crescono in modo esponenziale” ha aggiunto lo scienziato Anton Ivanov dell’EPFL. “Se non facciamo qualcosa adesso non saremo in grado di mettere in orbita satelliti per la meteorologia, GPS o per le telecomunicazioni“.