Bach è stato uno dei migliori compositori di musica classica: lo conferma la matematica

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Nel panorama della ricerca musicale, un recente studio ha messo in luce come le composizioni di Johann Sebastian Bach, trasformate in complesse reti matematiche, riescano a trasmettere una vasta quantità di informazioni in maniera estremamente efficiente ai loro ascoltatori. Questa scoperta apre nuove prospettive non solo per i compositori, alla ricerca di nuovi spunti creativi, ma potenzialmente anche per l’esplorazione di altre discipline artistiche sotto l’ottica quantitativa dell’informazione veicolata.

Attraverso l’utilizzo delle reti matematiche, gli scienziati hanno potuto decifrare la densità informativa insita nelle opere di Bach. Partendo dall’analisi di diverse tipologie di una composizione – corale, toccata, preludio o fuga – è emerso che i pezzi corali risultano essere meno “informativi” rispetto a quelli più dinamici e imprevedibili come le toccate, progettati per meravigliare e catturare l’attenzione dell’ascoltatore. La metodologia adottata, che prevede l’assegnazione di un nodo per ogni nota e la connessione di questi attraverso linee che rappresentano le transizioni, si è basata sul calcolo dell’entropia di Shannon, un indice della varietà e quantità di informazioni contenute.

Verso nuove frontiere creative e analitiche

L’analisi delle composizioni di Bach ha offerto spunti interessanti sul modo in cui la musica interagisce con il nostro cervello. Da una prospettiva evolutiva, il nostro sistema cognitivo si basa sull’anticipazione di eventi futuri, elaborando aspettative che, quando disattese, possono generare sorpresa e stimolare un’ampia gamma di reazioni emotive. Questo processo di anticipazione e sorpresa, fondamentale nella comunicazione umana, si rivela particolarmente evidente nell’ascolto della musica, dove la dissonanza risolta in armonia o l’inattesa persistenza di una tensione possono suscitare reazioni emotive profonde.

Il lavoro svolto dai ricercatori presso istituti di prestigio quali l’Università della Pennsylvania, Yale, Princeton e il Santa Fe Institute, non si limita a una mera esercitazione accademica. Le implicazioni di questa ricerca si estendono ben oltre, suggerendo come gli strumenti matematici e le teorie delle reti possano diventare alleati preziosi per i compositori nel loro processo creativo. Inoltre, l’analisi matematica della musica di Bach non solo conferma la straordinaria capacità delle sue composizioni di comunicare in maniera efficace con l’ascoltatore, ma pone anche le basi per un dialogo interdisciplinare tra arte e scienza, offrendo nuovi strumenti per comprendere e ampliare le frontiere della creatività umana.

Gli autori dello studio hanno evidenziato come il metodo da loro sviluppato possa fungere da stimolo innovativo per i compositori nella fase di creazione musicale. Il ricorso a software avanzati che calcolano l’entropia dei pezzi potrebbe assistere i musicisti nell’intuire dove e come intervenire sulle loro opere per intensificare o ridurre la complessità informativa. In più, come appena accennato, l’applicabilità di questa tecnica non si arresta ai confini della musica, ma si estende a discipline come la letteratura, offrendo la possibilità di esaminare in che misura le opere letterarie riescono a veicolare informazioni al lettore.