Fusione fredda: il miracolo energetico è in atto?

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In questi giorni la comunità scientifica è in fermento per una notizia che, se confermata, potrebbe significare una vera rivoluzione nel campo dell’energetica: la realizzazione della fusione nucleare fredda. L’esperimento, descritto in un brevetto già depositato, è stato condotto dai due ricercatori italiani Andrea Rossi e Sergio Focardi dell’Università di Bologna.

La fusione di nuclei atomici libera una grande quantità di energia e questo fenomeno viene sfruttato nei reattori costruiti ad hoc per convertire l’energia prodotta in altre forme utili (di solito di tipo elettrico). Tuttavia, affinché tutto il processo avvenga, è necessario che i nuclei si trovino ad altissime temperature e pressioni, e questo limita parecchio il rendimento energetico, perché la differenza tra l’energia impiegata e quella ottenuta non è così elevata come si vorrebbe.

Per questo gli scienziati sognano da molto tempo di poter realizzare la cosiddetta fusione fredda, ovvero la fusione dei nuclei atomici senza le condizioni drastiche precedentemente descritte, che necessitano l’impiego di risorse energetiche non trascurabili. La cosa però è sempre sembrata un sogno, per la natura stessa del fenomeno: i nuclei atomici sono tenuti insieme da forze, chiamate forze nucleari, di entità enorme e la cui natura non è ancora del tutto chiarita, e inoltre sono costituiti da protoni, tutti carichi positivamente.

Per fondersi dunque, due nuclei devono superare sia la repulsione elettrostatica data dalla carica positiva dei protoni che li costituiscono, sia la barriera dovuta alle forze nucleari. Rossi e Focardi sembrano invece aver realizzato questo sogno, mettendo a punto un esperimento che, a fronte di un’energia impiegata 400-450 W/h, ha liberato 12 kW/h, ovvero 20 volte di più. Ma perché la comunità scientifica è così scettica?

Al di là delle difficoltà intrinseche dovute alle forze interne ai nuclei, che ipoteticamente potrebbero essere superate da ingegnosi accorgimenti, la fusione fredda implica la produzione di un flusso di neutroni considerevole che comporta la distruzione dei materiali usati nei reattori. Tra l’altro esperimenti condotti a scopo di 'prova', ovvero non in un reattore, comportano una notevole esposizione degli operatori, e questo crea seri dubbi sulla possibilità stessa della loro sopravvivenza a tale flusso.

Si è stimato infatti che la produzione di tali particelle durante fenomeni di questo tipo è circa 100 volte maggiore di quella indotta dalla fissione nucleare, un altro metodo di produzione energetica atomica, con la quale un nucleo è bombardato da un fascio di neutroni, cosa che di per sé produce già un flusso superiore a quello che avviene nella fusione tradizionale.

Non è d’altronde la prima volta che illustri scienziati del campo tentano di far avvenire quello che sarebbe veramente il miracolo energetico. Basti ricordare l’esperimento condotto nel 2004 da un gruppo di scienziati della Purdue University (Indianapolis, Indiana, Usa) guidati da Rusi Taleyarkhan, che fu ribattezzato ‘Fusione nucleare a bolle’: onde sonore e neutroni pulsati furono convogliati in una vasca di acetone liquido raffreddato e arricchito con deuterio, e il risultato fu la produzione di energie inferiori o uguali a 2.5 MeV, ovvero l’energia prodotta dalla fusione di nuclei di deuterio. Lo studio fu pubblicato su una prestigiosa rivista internazionale, Physical Review E, ma nonostante ciò la comunità scientifica rimase scettica, perché di fatto prove indubbie di avvenuta fusione non furono mai prodotte.

Cosa ci dovremmo aspettare dunque prima di poter annunciare il miracolo energetico? Probabilmente la produzione di esperimenti riproducibili ed inequivocabili, che tuttora non esistono. Gli scienziati a questo proposito promettono battaglia e non si fermano.

Roberta De Carolis

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