Da anni, lungo la costa di Bacoli, nella provincia di Napoli, questo lembo di territorio ha raccontato principalmente una storia di riscatto: una dimora ottocentesca con vista sul golfo, un giardino, un patrimonio sottratto alla criminalità organizzata, con il profilo del Castello Aragonese di Baia sullo sfondo. Oggi, il sottosuolo di quel paesaggio ha ricominciato a raccontare la sua storia. All’interno e di fronte a Villa Ferretti, situata in via Lucullo, stanno tornando alla luce le vestigia di un’imponente residenza romana prospiciente la baia, un insediamento che gli esperti della Soprintendenza collegano a Publio Cornelio Dolabella, personaggio dell’epoca cesariana e genero di Cicerone.
Il ritrovamento assume un’importanza che supera il semplice impatto visivo. In questa zona le tracce romane erano già parzialmente conosciute, tuttavia gli interventi di valorizzazione e le ricerche degli ultimi anni hanno reso il sito molto più comprensibile. Le strutture in opus reticulatum identificate nel giardino fanno parte di un edificio di notevoli proporzioni articolato su almeno cinque livelli terrazzati, con un dislivello che supera i venti metri. Le esplorazioni subacquee hanno poi fornito ulteriori elementi, portando alla luce ambienti, porticati e padiglioni connessi alla porzione attualmente sommersa del complesso.
Livelli terrazzati, architetture in opus reticulatum e ambienti verso la riva
L’aspetto più suggestivo risiede proprio nel legame tra terraferma e mare. Le testimonianze ancora visibili delineano un complesso monumentale orientato scenograficamente verso le acque, in un settore costiero che in epoca romana appariva più avanzato rispetto all’attuale configurazione a causa dei movimenti bradisismici. L’interpretazione proposta è quella di una villa d’otium di ampie dimensioni, con una sezione probabilmente dedicata anche ad attività produttive. Nei Campi Flegrei, dove il territorio si modifica da secoli e il limite tra emerso e sommerso rimane instabile, questa continuità rende Villa Ferretti un esempio raro. L’Università Federico II lo definisce come un segmento costiero fondamentale per ricostruire gli spazi della residenza romana e, più in generale, per comprendere meglio l’antica Baia.
L’identificazione con Dolabella, in questo contesto, rimane robusta ma prudente. Le fonti istituzionali utilizzano espressioni leggermente differenti: da un lato parlano di complesso “attribuito” o “riferibile” a P. Cornelio Dolabella, dall’altro mantengono un margine di cautela e in un documento universitario compare “forse appartenuta”. È l’approccio rigoroso con cui l’archeologia procede quando il quadro è persuasivo, ma non supportato da una prova unica e incontrovertibile. Il collegamento resta solidissimo sul piano storico, considerando che ci proietta nella Baia dell’élite romana, tra residenze marittime, otium e architetture progettate per dominare il golfo.
D’altronde, il contesto circostante è eloquente. Villa Ferretti si erge ai piedi del Castello Aragonese, al confine con l’area del Parco Archeologico Sommerso di Baia, in uno dei punti più ricchi di stratificazione dei Campi Flegrei. La sede del nuovo Ufficio di Archeologia Subacquea della Soprintendenza, inaugurata qui nel luglio 2025, nasce proprio per questa ragione: il sito si affaccia su strutture sommerse significative e per la prima volta l’ente ha aperto una sede permanente dedicata esclusivamente alla gestione del patrimonio subacqueo.
Da proprietà confiscata alla criminalità organizzata a parco archeologico
La dimensione civile della vicenda ha la medesima rilevanza di quella archeologica. Villa Ferretti venne edificata alla fine dell’Ottocento da armatori di provenienza genovese; negli anni Novanta fu acquisita da ambienti camorristici e confiscata nel 1997. Nel 2003 il complesso passò al Comune di Bacoli, che lo destinò a parco pubblico. Da quel momento è iniziata una trasformazione lunga, talvolta lenta, che oggi si sta saldando con la ricerca, la fruizione culturale e la valorizzazione del paesaggio.
Nel marzo 2022 il Comune ha poi ceduto gratuitamente Villa Ferretti per 99 anni all’Università Federico II, che vi ha avviato attività accademiche nello stesso anno. Questo passaggio aiuta a comprendere meglio quanto sta accadendo adesso: il luogo non vive più come semplice contenitore panoramico, vive come spazio di studio, presidio culturale e laboratorio sul rapporto tra costa, fondali e memoria urbana.
Il nuovo percorso archeologico inaugurato il 6 febbraio 2026 aggiunge concretezza a questa svolta. Gli interventi hanno riguardato messa in sicurezza e restauro di diversi ambienti, individuazione di nuovi spazi ipogei e valorizzazione di elementi decorativi e reperti. Il percorso accompagna i visitatori fino alla sommità dell’ultimo terrazzamento e prova a tenere insieme due piani che spesso viaggiano separati: la lettura del paesaggio e quella delle rovine.
C’è poi la parte amministrativa, che spesso sembra grigia e invece dice molto sul futuro reale dei luoghi. Un decreto del Ministero della Cultura del 30 gennaio 2026 prevede 40 mila euro per lo scavo e la valorizzazione dell’area archeologica antistante il fronte mare di Villa Ferretti. Poche settimane dopo, in una graduatoria regionale compare il compendio archeologico di Villa Ferretti con un finanziamento di 2 milioni di euro. Sul piano politico e simbolico, il Comune presenta il progetto come il primo parco archeologico comunale in un bene confiscato alla criminalità organizzata: formula impegnativa, certo, però sufficiente a far capire l’ambizione del cantiere aperto a Bacoli.
Talvolta una città si ritrova tra le mani un reperto. Qui si è ritrovata anche una traiettoria. Sopra c’è la storia recente di un bene sottratto alla camorra e restituito alla collettività. Sotto, e in parte dentro il mare, c’è una Bacoli romana che torna lentamente visibile. La pietra ha ricominciato a parlare proprio lì.
Fonte: Soprintendenza ABAP dell’Area Metropolitana di Napoli
