Uova di dinosauro trasformate in geodi: scoperta straordinaria

uova cristallizzate di dinosauro

Nella regione orientale della Cina, tra gli strati rocciosi che racchiudono testimonianze dell’epoca in cui i dinosauri si estinsero, due uova fossili straordinariamente conservate hanno offerto agli esperti una rivelazione inaspettata, degna di una collezione mineralogica piuttosto che di uno scavo paleontologico. Al loro interno, nessuna presenza embrionale né frammenti ossei. Soltanto splendidi cristalli di calcite, formatisi gradualmente come in una cavità naturale, protetti da un guscio depositato più di 70 milioni di anni or sono.

Il ritrovamento proviene dal bacino di Qianshan, situato nella provincia di Anhui, un territorio già celebre tra i paleontologi per la sua eccezionale capacità di preservare resti fossili di creature e vegetazione risalenti al periodo compreso tra il Cretaceo superiore e il Paleocene, esattamente in corrispondenza dell’evento catastrofico che eliminò i dinosauri non aviari dal pianeta.

I reperti scoperti presentano una configurazione quasi perfettamente rotonda con un diametro di circa 13 centimetri, paragonabile a quello di una sfera da bowling. All’esterno sembrano ordinarie, di colore grigio, consumate dal trascorrere del tempo. Tuttavia, uno di questi esemplari, naturalmente spezzato nella formazione rocciosa, ha svelato un contenuto straordinario: ammassi di cristalli di calcite trasparenti e brillanti, sviluppatisi in modo regolare lungo la superficie interna del rivestimento.

Gli studiosi ritengono che il fenomeno sia avvenuto in modo graduale e inarrestabile. Dopo la deposizione e il seppellimento, il materiale organico originariamente presente nell’uovo si è decomposto o dissolto. Nel corso di ere geologiche, flussi idrici sotterranei carichi di carbonato di calcio hanno cominciato a infiltrarsi attraverso i depositi sedimentari, raggiungendo la camera vuota. Progressivamente, la calcite si è accumulata, convertendo l’uovo in una sorta di forziere mineralogico spontaneo, dove l’elemento biologico ha ceduto il posto a quello geologico.

Una nuova specie riconosciuta attraverso i gusci

Esaminando al microscopio la composizione del rivestimento esterno, il gruppo di ricerca coordinato dal paleontologo Qing He ha rilevato particolarità molto specifiche: pareti robuste, unità colonnari dense e una microstruttura omogenea, con numerose minuscole aperture disposte radialmente. Questi elementi hanno consentito di inserire queste uova nella famiglia Stalicoolithidae e di definire una nuova oospecie, denominata Shixingoolithus qianshanensis.

In assenza di resti embrionali, risulta impossibile determinare con assoluta certezza quale dinosauro le abbia generate. Ciononostante, le dimensioni e la morfologia indicano un ornitopode erbivoro, un dinosauro snello, dal becco simile a quello di un’anatra, che poteva raggiungere i nove metri di lunghezza e che scomparve durante l’estinzione del Cretaceo terminale.

Cristalli che custodiscono memorie climatiche remote

Apparentemente, quelle formazioni cristalline potrebbero apparire come una semplice particolarità visiva. Invece, contengono dati estremamente significativi sull’ecosistema preistorico. Indagini recenti effettuate su altri reperti ovipari cinesi, anch’essi colmati di calcite, hanno evidenziato che i cristalli possono trattenere tracce di uranio fondamentali per la datazione radiometrica. In un’occasione, questa tecnica ha consentito di determinare con accuratezza un’età di circa 86 milioni di anni.

Combinando queste informazioni con l’analisi della struttura porosa del guscio e con le ricostruzioni paleoclimatiche mondiali, gli scienziati hanno scoperto che le uova di dinosauro si adattavano alle variazioni climatiche, alterando la porosità per controllare gli scambi gassosi in condizioni ambientali più calde o più rigide. In sostanza, questi fossili possono operare come registri naturali delle condizioni climatiche terrestri, fornendo una visione diretta su come gli organismi del passato affrontassero fasi di raffreddamento e instabilità ecologica.

Perché questa rivelazione ci riguarda

La parte orientale della Cina è attualmente riconosciuta come una delle zone più rilevanti al mondo per i ritrovamenti fossili. In aree come il bacino di Qianshan o la rinomata biota di Jehol, depositi vulcanici e sedimenti ultrasottili hanno sigillato interi habitat, conservando uova, embrioni, piumaggi e persino residui digestivi.

Per chi si occupa di climatologia contemporanea, queste uova cristallizzate non rappresentano solamente reperti affascinanti da esposizione museale. Narrano come l’esistenza abbia reagito a mutamenti graduali ma radicali, molto prima della collisione dell’asteroide di Chicxulub. Un esperimento naturale protrattosi per milioni di anni che oggi può assisterci nel comprendere meglio le risposte degli ecosistemi attuali di fronte al riscaldamento planetario, agli eventi climatici estremi e alle trasformazioni ambientali sempre più accelerate.

La volta successiva che vi troverete a osservare una roccia grigia esposta in una vetrina, ricordate che potrebbe celare una narrazione scintillante.

Fonte: Journal of PalaeogeographyChina Daily