Uno studio italiano dimostra che i viaggi temporali sono reali

viaggio nel tempo

Spostarsi attraverso le epoche è un concetto che sembra relegato esclusivamente a romanzi e pellicole cinematografiche, eppure periodicamente riaffiora nell’ambito scientifico. Non attraverso annunci clamorosi, ma mediante ipotesi metodiche, costruite su equazioni, interrogativi e sforzi per armonizzare elementi che finora apparivano incompatibili. È ciò che sta realizzando Lorenzo Gavassino, ricercatore presso la Vanderbilt University, che in una recente pubblicazione ha cercato di dare risposta a un quesito apparentemente elementare: le leggi universali proibiscono davvero gli spostamenti temporali?

Per decenni la risposta sottintesa è stata affermativa. Non per carenza di fantasia, ma a causa dei celebri paradossi logici. Se ritorno indietro e modifico eventi passati, che ne è del presente da cui sono partito? È il tipico conflitto concettuale che ha relegato l’argomento a mera speculazione narrativa. Tuttavia, dal punto di vista teorico, la questione non è mai stata definitivamente accantonata.

Quando la geometria spaziotemporale si deforma e il tempo abbandona la linearità

L’origine risiede nella relatività generale di Albert Einstein, che ci ha abituato a concepire spazio e tempo come un’entità unica e flessibile, suscettibile di distorsioni sotto l’influenza di masse ed energie colossali. In condizioni estreme, questa struttura può incurvarsi così intensamente da generare percorsi che si richiudono su se stessi. Gli studiosi li definiscono “curve temporali chiuse”: tragitti che, almeno teoricamente, consentirebbero di fare ritorno al momento di partenza.

La difficoltà non riguarda i calcoli, che sono coerenti. La difficoltà riguarda la realtà concreta. Perché se il tempo forma un anello, cosa accade a una delle leggi più consolidate che possediamo, quella che regola l’incremento dell’entropia? Detto semplicemente: il caos aumenta costantemente, ed è questo che conferisce al tempo una direzione inequivocabile. È il motivo per cui un vaso frantumato non si ricompone spontaneamente e per cui noi subiamo l’invecchiamento.

Entropia e meccanica quantistica: un’interazione complessa ma plausibile

La ricerca di Gavassino tenta di concentrare l’attenzione proprio in questo punto, dove termodinamica e teoria quantistica si intersecano. L’ipotesi è che, all’interno di una curva temporale chiusa, le oscillazioni quantistiche possano generare piccole deroghe locali al principio dell’entropia crescente. Non uno stravolgimento totale delle leggi naturali, ma una sorta di “area speciale” in cui, per intervalli limitati, il tempo potrebbe manifestarsi diversamente da come siamo soliti esperirlo.

In questa configurazione, alcuni fenomeni ritenuti irreversibili potrebbero essere parzialmente neutralizzati o rimanere incompleti. Non perché l’universo diventa incoerente, ma perché riesce a bilanciare queste anomalie senza compromettere la propria consistenza generale. È un bilanciamento fragile, che sussiste solo in circostanze estreme e ipotetiche, ma sufficiente a demolire la convinzione che lo spostamento temporale sia inevitabilmente precluso.

Un cosmo che respinge le incoerenze

La conseguenza più rilevante di questa teoria è che i paradossi, quelli che tanto ci catturano nelle narrazioni cinematografiche, potrebbero non manifestarsi affatto. Anche se qualcuno provasse a modificare il passato in maniera radicale, l’universo identificherebbe una configurazione alternativa che schiva la contraddizione. La cronologia, in sostanza, rimarrebbe sempre coerente con se stessa.

È una prospettiva che consolida un filone di ricerca già indagato precedentemente, secondo cui la natura non tollera linee temporali contraddittorie. Non a caso Stephen Hawking teorizzava la “congettura di protezione cronologica”, ipotizzando che l’universo possieda dispositivi di salvaguardia contro gli spostamenti temporali. Se questi dispositivi esistano realmente, e quale sia il loro funzionamento, rimane ancora da determinare.

Perché questa ricerca ha implicazioni concrete per tutti

Non si tratta di progettare un dispositivo per viaggiare nel tempo, né di escursioni nel passato imminenti. L’indagine rimane circoscritta all’ambito della fisica speculativa. Ma esplorare queste possibilità serve a uno scopo molto pratico: comprendere più approfonditamente come operano lo spaziotempo, l’entropia e i fenomeni quantistici in situazioni limite. Gli stessi strumenti concettuali risultano preziosi quando si analizzano i buchi neri, la genesi del cosmo o le nuove frontiere della computazione quantistica.

Lo spostamento temporale, quindi, cessa di essere solamente un’aspirazione letteraria e diventa uno strumento attraverso cui esaminare i confini – e le rivelazioni – delle leggi naturali. Forse non torneremo mai indietro per modificare eventi trascorsi, ma continuare a porci questi interrogativi ci permette di comprendere meglio il presente e il mondo articolato in cui esistiamo.

Fonte: Class. Quantum Grav.