Esiste un angolo del pianeta dove discutere di trasporti ecologici significa confrontarsi con una realtà tangibile: percorsi impervi, strutture inadeguate e spese energetiche che incidono pesantemente sul bilancio quotidiano. In tale scenario, i veicoli fotovoltaici tunisini non costituiscono un esperimento visionario, bensì una soluzione pratica e necessaria a un bisogno reale e diffuso.
In questo contesto, l’innovazione non si valuta attraverso prestazioni o estetica avanguardistica, ma dalla reale capacità operativa giornaliera, anche in assenza di punti di ricarica. Proprio da questa necessità nasce un’iniziativa che potrebbe ridefinire il nostro approccio all’energia e alla mobilità.
Una soluzione tanto elementare quanto innovativa
In buona parte del territorio africano, la penetrazione dei mezzi elettrici incontra un impedimento palese: la quasi completa mancanza di reti di ricarica. Un vincolo che, in altre aree geografiche, viene superato tramite investimenti pubblici e privati, mentre qui necessita di un approccio completamente diverso.
I veicoli fotovoltaici tunisini nascono proprio da questa comprensione. Piuttosto che replicare schemi occidentali difficilmente applicabili, Bako Motors ha deciso di sfruttare una fonte già presente, abbondante e affidabile: l’irraggiamento solare. I mezzi realizzati dall’impresa montano celle fotovoltaiche sulla superficie superiore, in grado di convertire ogni momento di esposizione luminosa in chilometri percorribili.
Il risultato appare straordinario nella sua essenzialità. Una giornata di esposizione solare permette di accumulare fino a 50 chilometri di autonomia senza spese, una distanza che, negli spostamenti cittadini, soddisfa la maggior parte delle necessità. Nell’arco di dodici mesi, ciò equivale a percorrere oltre 17.000 chilometri a costo energetico nullo, con ricadute significative sui budget familiari e sulle attività commerciali.
Le celle solari, secondo quanto dichiarato dal fondatore Boubaker Siala, riescono a soddisfare più della metà del consumo energetico del mezzo. Questo valore racconta ben più di un semplice progresso tecnico: illustra un paradigma di autosufficienza energetica perfettamente calibrato per contesti dove l’elettricità non è sempre disponibile o affidabile.

In questo quadro, il continente africano si sta attrezzando per una svolta significativa. Il settore dei mezzi elettrici, attualmente ancora limitato, è destinato a espandersi velocemente nei prossimi anni, toccando valori economici nell’ordine di miliardi di dollari. I veicoli solari potrebbero costituire l’elemento cruciale per rendere questa trasformazione veramente accessibile a tutti.
Costi contenuti, manifattura locale e strategia industriale già operativa
L’elemento più rilevante dei veicoli fotovoltaici tunisini riguarda la loro disponibilità economica. Non parliamo di modelli sperimentali riservati a una nicchia, ma di mezzi già operativi, concepiti per integrarsi nella routine di cittadini e professionisti.
Il B-Van, per esempio, è un furgone commerciale sviluppato per le consegne urbane e le attività artigianali. Può trasportare fino a circa 360 chilogrammi di merce e garantisce un’autonomia totale superiore alle 160 miglia. Si muove tra mercati, laboratori e vie cittadine, integrandosi perfettamente in contesti dinamici come quelli di Sidi Bou Said, dove cultura e vita quotidiana si fondono.
Parallelamente, troviamo la Bee, una compatta city car biposto, essenziale e pratica, ideata per la mobilità urbana. Il prezzo rappresenta uno degli aspetti più rilevanti: circa 6.200 dollari, mentre il B-Van costa attorno agli 8.500 dollari. Importi che rendono questi mezzi alla portata di un pubblico molto più vasto rispetto agli standard del mercato elettrico internazionale.
Le performance non mirano a rivaleggiare con quelle delle vetture tradizionali più performanti. La priorità è diversa: assicurare affidabilità, contenere i costi e fornire una risposta concreta a chi utilizza il mezzo quotidianamente per lavoro o spostamenti. In questa prospettiva, anche una velocità contenuta diventa un compromesso ragionevole.
Un aspetto fondamentale del progetto riguarda la filiera produttiva. Circa il 40% dei componenti utilizzati proviene direttamente dal continente africano, incluse le batterie al litio-ferro-fosfato e l’acciaio. Questa scelta consolida l’economia territoriale e contribuisce a sviluppare una catena di approvvigionamento più indipendente, diminuendo la dipendenza dalle importazioni.
Sul piano industriale, la fase più critica è stata completata. Gli stabilimenti produttivi sono attivi e l’obiettivo è definito: raggiungere una produzione di 8.000 unità, destinate inizialmente al mercato africano e successivamente anche all’esportazione verso il continente europeo. Il potenziale è considerevole. Il mercato africano potrebbe assorbire fino a 1 milione di veicoli annualmente, e Bako Motors intende conquistarne una porzione significativa, stimata tra il 5% e il 10%.
Fonte: Bako Motors
