Tracce genetiche di Leonardo: estratto DNA da un antico disegno

Leonardo Da Vinci DNA

L’idea che un foglio antico possa conservare l’impronta biologica di uno dei massimi talenti della storia umana possiede un fascino straordinario. Non si tratta di un’annotazione o di un tratto artistico, ma di qualcosa di molto più personale: frammenti di materiale genetico appartenenti a Leonardo da Vinci.

Questa prospettiva emerge da uno studio internazionale recente. I ricercatori affermano di aver isolato tracce di DNA da un’opera su carta attribuita al maestro rinascimentale, offrendo una prospettiva del tutto nuova su come questo straordinario personaggio percepiva e rappresentava la realtà circostante.

Al centro dell’indagine si trova un’opera a sanguigna del Cinquecento, conosciuta come Santo Bambino (Holy Child). Nell’aprile 2024, gli esperti del Leonardo da Vinci DNA Project hanno effettuato un prelievo meticoloso: utilizzando un tampone analogo a quelli impiegati in ambito medico, hanno raccolto dalla superficie del foglio le sostanze organiche che il supporto cartaceo aveva trattenuto nel corso dei secoli.

La carta, secondo i biologi dello studio, rappresenta un materiale organico capace di assorbire e conservare elementi biologici. Cattura sudore, frammenti epidermici, microrganismi e sequenze genetiche. A differenza delle grandi tele, sottoposte a interventi di restauro e pulizia ripetuti, i fogli di appunti e schizzi leonardeschi sono rimasti relativamente intatti, risultando così fonti preziose per questo genere di ricerca.

Tra i materiali identificati figurano residui botanici coerenti con l’ecosistema della Firenze quattrocentesca, oltre a sequenze di DNA umano. Ed è proprio questo aspetto a rendere la scoperta particolarmente rilevante.

Il cromosoma maschile e il collegamento con la regione toscana

L’attenzione degli studiosi si è rivolta al cromosoma Y, segmento del patrimonio genetico che si trasmette attraverso la linea paterna con minime variazioni. L’analisi comparativa ha coinvolto il materiale biologico prelevato dall’opera e un altro estratto da una corrispondenza scritta da un parente di Leonardo.

L’esito non costituisce una certezza assoluta, ma presenta elementi significativi. Entrambi i campioni rientrano in un gruppo genetico che condivide un antenato originario della Toscana, territorio natale di Leonardo nel 1452. Un elemento coerente che sostiene l’ipotesi di un’effettiva appartenenza di quella traccia biologica al maestro.

I ricercatori stessi raccomandano cautela interpretativa. Assegnare con sicurezza un profilo genetico a una personalità storica risulta estremamente arduo, specialmente senza campioni di riferimento certificati. Tuttavia, il progresso compiuto viene considerato un potenziale momento cruciale.

Potrebbe il patrimonio genetico spiegare la percezione straordinaria di Leonardo?

L’interrogativo più intrigante sorge immediatamente. Qualora quel materiale genetico fosse effettivamente leonardesco, quali rivelazioni potrebbe offrirci? Da tempo esperti e storici dell’arte si interrogano su una capacità eccezionale che emerge distintamente dalle sue opere grafiche. Leonardo sembrava cogliere particolari che sfuggono alla percezione comune, come se osservasse la realtà con una risoluzione temporale superiore. Nei suoi studi appaiono movimenti impercettibili, turbini d’acqua microscopici, attimi effimeri come l’alternanza delle ali di una libellula durante il volo.

Secondo alcuni genetisti, la sua visione sembrava “campionare” la realtà a una frequenza notevolmente superiore rispetto alla norma, quasi come un dispositivo di registrazione capace di catturare fino a 100 fotogrammi al secondo, rispetto ai 30-60 abitualmente percepiti. Una sensibilità visiva eccezionale, che potrebbe possedere anche fondamenti genetici.

Si ipotizza il coinvolgimento di geni associati al funzionamento retinico, quali KCNB1 e KCNV2, responsabili della trasmissione degli impulsi visivi. Al momento rimangono congetture, ma la possibilità che una componente del suo talento sia codificata nel patrimonio genetico risulta insieme affascinante e perturbante.

Le difficoltà nel confermare l’autenticità genetica

L’ostacolo principale rimane la validazione definitiva. Come chiariscono gli specialisti del progetto, la genealogia documentale non sempre corrisponde alla continuità biologica. Identificare discendenti contemporanei non è sufficiente: occorrono linee genetiche paterne continue e documentabili.

Per questo motivo, i ricercatori stanno procedendo con il sequenziamento del DNA di alcuni discendenti maschi della famiglia Da Vinci, localizzati attraverso uno studio genealogico recente. Il confronto con ulteriori campioni prelevati dai quaderni e dalle opere grafiche potrebbe, progressivamente, confermare o confutare l’ipotesi iniziale.

Soltanto dopo aver ottenuto conferme solide si potrà considerare un’eventuale analisi dei resti attribuiti a Leonardo, che si presume siano conservati ad Amboise, in Francia. Un’operazione estremamente delicata, anche sotto il profilo etico e storico.

Tra talento e enigma

Artista, studioso, progettista, anatomista, ingegnere, compositore. Leonardo da Vinci ha incarnato tutto questo simultaneamente, e ben oltre. Le sue creazioni più celebri, dalla Gioconda all’Ultima Cena, fino all’Uomo Vitruviano, continuano a trasmetterci valori di armonia, osservazione e curiosità illimitata.

Oggi, a distanza di secoli, non sono soltanto le sue opere a raccontarci la sua essenza. Potrebbe essere la sua stessa costituzione biologica a suggerire una risposta, ricordandoci che l’eccellenza non nasce casualmente, ma dall’incontro enigmatico tra struttura fisica, intelletto e contesto. E forse, in quello strato sottile di carta logorata dal tempo, Leonardo continua ancora a comunicarci qualcosa.

Fonte: bioRxiv