SPHEREx svela il cosmo: prima mappatura celeste in 102 tonalità

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Osservare la volta celeste e credere di comprenderla appieno è solo un’illusione confortante. La verità è che gran parte del cosmo rimane invisibile perché non emette radiazioni percepibili dai nostri occhi. Ed è qui che interviene SPHEREx, l’innovativo telescopio orbitale dell’agenzia spaziale americana, che ha realizzato in soli sei mesi la prima mappatura completa della volta celeste attraverso 102 bande infrarosse.

Si tratta di lunghezze d’onda impercettibili alla vista umana, eppure capaci di rivelare informazioni fondamentali: le regioni di formazione stellare, la distribuzione della materia interstellare, le distanze galattiche. È come se finalmente avessimo illuminato una sala rimasta nell’oscurità per secoli, dove potevamo solo intuire le sagome senza mai distinguerle realmente.

La tecnica di scansione progressiva del firmamento

SPHEREx non osserva il cosmo da una posizione statica. Compie circa quattordici orbite e mezzo giornaliere attorno al nostro pianeta, transitando sopra le regioni polari e catturando, ad ogni passaggio, una diversa porzione celeste. Col passare dei giorni, mentre la Terra prosegue il suo moto di rivoluzione solare, anche l’angolo di osservazione del telescopio cambia. Il risultato finale, dopo sei mesi di rilevamenti costanti, è una copertura panoramica completa.

In questo processo, l’universo viene analizzato non una volta sola, ma 102 volte, ciascuna in una differente banda dello spettro infrarosso. Alcune frequenze rivelano gli astri, altre il gas ionizzato, altre ancora le nubi di polvere cosmica che, contrariamente alle aspettative, rimangono invisibili nella luce visibile ma diventano evidenti nell’infrarosso. Questo cambio di prospettiva consente agli studiosi di affrontare interrogativi fondamentali, come comprendere gli eventi accaduti nelle primissime frazioni di secondo successive al Big Bang, quando l’universo attraversò una fase di espansione fulminea che determinò l’architettura attuale del cosmo.

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©NASA

Il progetto è coordinato dal Jet Propulsion Laboratory, che ha avviato le rilevazioni a maggio concludendo la prima mappatura completa a dicembre. Non rappresenta un traguardo definitivo, bensì l’avvio di un percorso più ampio. Nel corso dei prossimi due anni SPHEREx replicherà questa scansione altre tre volte. L’integrazione di tutte le mappe aumenterà significativamente la precisione dei dati e, aspetto rilevante, questi saranno liberamente consultabili da tutti, ricercatori professionisti e appassionati inclusi.

L’innovazione nell’osservazione astronomica

Il vero punto di forza di SPHEREx risiede nel bilanciamento tra copertura e risoluzione. Altri strumenti, come il James Webb Space Telescope, possono osservare porzioni limitate del firmamento con una precisione eccezionale. SPHEREx adotta l’approccio opposto: esamina l’intera volta celeste simultaneamente, con una ricchezza informativa senza precedenti per una mappatura globale.

Ogni banda infrarossa fornisce un dato specifico. Combinandole, gli astronomi possono determinare la distanza di centinaia di milioni di galassie, trasformando una rappresentazione bidimensionale in un modello tridimensionale del cosmo. Questo consente di analizzare come le galassie si aggregano, come si sono modificate nel corso delle ere e come fenomeni primordiali continuino a influenzare ciò che osserviamo attualmente.

Esiste anche un aspetto che riguarda direttamente la nostra galassia. SPHEREx contribuirà a identificare la presenza di acqua in forma solida e molecole essenziali, gli stessi componenti che, sul nostro pianeta, hanno permesso l’emergere della vita. Non si tratta di una caccia a forme di vita extraterrestre, ma di un passo concreto per comprendere quanto siano diffuse, nel cosmo, le condizioni che definiamo “abitabili”.

SPHEREx non produce immagini spettacolari da appendere al muro, ma genera dati scientifici. E proprio in questi valori numerici, in queste frequenze invisibili, si cela la possibilità di riscrivere capitoli cruciali della nostra storia cosmica. È un lavoro metodico, quasi discreto, che tuttavia modifica profondamente il nostro approccio all’osservazione celeste: non più qualcosa di remoto e immutabile, ma un racconto dinamico in continua evoluzione, di cui stiamo finalmente imparando a decifrare le parti essenziali.

Fonte: NASA