Alberto Carpinteri sulla reazione piezonucleare: “Si può sfruttare per prevedere i terremoti”

Carpinteri intervista

Reazione piezonucleare. Potrebbe produrre energia a basso costo e senza scorie, secondo alcuni, è priva di fondamento scientifico, secondo altri. Come tutte le possibili rivoluzioni, comporterebbe un cambiamento radicale di alcuni schemi e forse il parziale crollo di alcuni dogmi, come per l’E-cat di Andrea Rossi e Sergio Focardi, ancora oggetto di dubbi e dibattiti.

La reazione piezonucleare, in particolare, sarebbe una forma di fissione fredda: provocando la frattura di alcuni materiali, mediante pressioni meccaniche o produzione di ultrasuoni, si indurrebbe infatti la disgregazione dei nuclei atomici degli elementi che li compongono, con emissione di neutroni ed energia, ma non di raggi gamma (ad altissima frequenza e quindi molto pericolosi).

In attesa dell’ok da parte di tutta la comunità scientifica, Alberto Carpinteri, principale autore di questi studi e Presidente dell’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (Inrim), continua le sue ricerche e pubblica diversi lavori scientifici sull’argomento, dai quali risulta anche che tale meccanismo sarebbe alla base di un metodo per prevedere i terremoti. Vista l’importanza di questa possibile scoperta, abbiamo deciso di contattarlo, chiedendogli di rispondere ad alcune nostre domande.

NM. Egregio prof. Carpinteri, come sono iniziati i Suoi studi sulle reazioni piezonucleari? Come sono approdati poi all’Istituto di Ricerca Metrologica (Inrim)?

AC. Oltre che specialista in Meccanica della Frattura (sono l’attuale presidente della relativa società scientifica internazionale), sono anche un Ingegnere Nucleare e quindi fui incuriosito, circa quattro anni orsono, dalle ricerche dei colleghi del Cnr di Roma sulle soluzioni acquose di sali di ferro sollecitate con ultrasuoni (ricerche pubblicate sul testo edito da Springer ‘Deformed Spacetime’, N.d.r.). I miei studi sul piezonucleare si sono tutti svolti presso il Politecnico di Torino e, purtroppo, all’Inrim non sono mai approdati.

NM. Il bilancio energetico della reazione piezonucleare è nettamente positivo. Può illustrarci come è stato misurato? Come spiega questo fenomeno?

AC. Che il bilancio energetico sia nettamente positivo lo sta affermando Lei. Io purtroppo non ho ancora svolto studi sperimentali specifici, sebbene il mio gruppo di ricerca si stia attrezzando per farlo. Devo comunque riconoscere che, più in generale, è mia convinzione che le reazioni piezonucleari di fissione possano fornire energia. Infatti le ritengo le vere responsabili della cosiddettafusione fredda’, che peraltro è apparsa essere esotermica in modo ripetibile negli esperimenti di numerosi gruppi di ricerca sparsi per il mondo.

NM. Sulla base di quali fattori ha scelto quelle rocce (pietra di Luserna, granito, marmo, basalto, magnetite) come oggetto delle Sue ricerche?

AC. La scelta, subito indovinata, è caduta su materiali solidi, sufficientemente fragili e contenenti quantità non trascurabili di ferro. Poi, soprattutto con il marmo, ma anche dalla semplice evoluzione della crosta terrestre, ci siamo accorti che non solo il ferro è soggetto a tali fenomeni, ma tutti gli elementi più abbondanti sul nostro pianeta. Abbiamo così scoperto forti indizi che mostrano come gli oceani potrebbero provenire dal calcio, un tempo molto più abbondante, così come il carbonio, e i suoi composti dal magnesio.

NM. Nel Suo lavoro fornisce risultati con un’incertezza di circa il 20 per cento. È un margine normale in questo tipo di esperimenti?

AC. Sì, è un margine di errore tipico per questi rivelatori, solitamente fornito dalla stessa casa costruttrice.

NM. In alcune prove i risultati sono dati come dose equivalente di neutroni, misurata in Sv (Sievert), mentre in altri come conteggio classico, misurato in cps (conteggi per secondo). A cosa è dovuta questa disomogeneità?

AC. È semplicemente dovuta al fatto che nelle rotture fragili, che avvengono istantaneamente, si è eseguito un conteggio, mentre nelle rotture per fatica, che sono durate sino a tre giorni, si è misurata una dose.

NM. Nel Suo lavoro effettua diverse misure nelle quali confronta la percentuale di molti elementi chimici sulla superficie delle rocce e nelle zone di frattura, mostrando una significativa differenza tra queste due zone. Può spiegarci con quale criterio sono stati effettuati i campionamenti di questi elementi? In poche parole, in quali punti dei materiali sono state compiute le analisi e in base a quali considerazioni?

AC. Quando si trattava ad esempio del ferro si sono considerate le zone di minerale ferroso, chiaramente delimitate, e lì si sono scelti numeri di campioni che hanno assicurato una giusta statistica. Al di là dei tecnicismi, va rilevato che le discrepanze tra prima e dopo la rottura hanno superato nettamente (circa di due ordini di grandezza) gli errori e le incertezze statistiche. Va infine osservato che hanno collaborato alla ricerca e firmato gli articoli chimici e geologi tra i migliori del Politecnico di Torino.

NM. Lei sostiene che le emissioni neutroniche dovute alla reazione piezonucleare non sono accompagnate da emissioni di raggi gamma. Questo aspetto della ricerca è stato molto attaccato in quanto si ritiene che se questo fosse vero –afferma una parte della comunità scientifica- non sarebbe verificato il principio di conservazione dell’energia. Come risponde a queste accuse? Lei come spiega questo fenomeno?

AC. I raggi gamma sono sostanzialmente assenti. Per rivelarne una eventuale presenza sono stati eseguiti diversi test. Ricorrere al principio di conservazione dell’energia per confutare queste risultanze sperimentali mi sembra sicuramente sbagliato e quantomeno dogmatico.

NM. A proposito delle opposizioni al Suo lavoro, come spiega queste resistenze?

AC. Nel mondo della scienza e della tecnologia prevale oggi un atteggiamento conservatore e dogmatico. A prescindere dalla mia vicenda personale, ciò è veramente preoccupante.

NM. Nello studio afferma che la reazione piezonucleare potrebbe essere un fenomeno alla base dell’attuale composizione della crosta terrestre. Può spiegare brevemente ai nostri lettori quali prove ci sono a riguardo?

AC. Le prove sono diverse. In sintesi si può affermare che, ad ogni elemento che è sparito, se ne sono sostituiti altri, e viceversa. Ciò è avvenuto in modo quasi perfetto (precisione 1/1000) così da farci escludere ragioni rappresentate da una semplice migrazione di materia.

NM. A questo proposito Lei ha recentemente sostenuto che, anche in virtù del legame tra alcuni fenomeni geologici e la reazione piezonucleare, sarebbe possibile prevedere i terremoti (nonostante la comunità scientifica dichiari in merito che questo sia impossibile), in quanto i neutroni sono un precursore sismico. Queste particelle subatomiche non sono quindi emesse quando “ormai è troppo tardi”?

AC. Non è la comunità scientifica ma solo giornali e blog poco seri. Vi sono importanti pubblicazioni scientifiche ove si dimostra che le emissioni neutroniche sono precursori sismici, così come le emissioni acustiche e quelle elettromagnetiche. Da tempo si sa che ad esempio i cani possono udire gli ultrasuoni anche un giorno prima del terremoto, e così uccelli e rettili. Gli ultrasuoni, assieme alle altre emissioni, sono dovuti alla formazione e alla propagazione di micro-fessure che avvengono prima del terremoto e dalla cui coalescenza si producono in seguito macrofessure, e quindi infine la faglia. Questo processo collettivo ed auto-organizzato può durare anche diversi giorni, con un’importante escursione non solo nella scala dimensionale, ma anche e soprattutto nella scala delle frequenze, da quelle altissime (10 e 12 Hz) a quelle tipiche dei sismi (1 Hz). Disporre di tre precursori sismici tra loro correlati non significa peraltro poter prevedere i terremoti senza incertezze statistiche. Sarebbe molto importante condurre ricerche approfondite su tutto ciò, senza atteggiamenti miracolistici, ma anche evitando di aggredire gli scienziati che se ne occupano.

NM. A differenza di altre recenti ricerche nel campo dell’energia, la Sua è ancora in laboratorio, e per questo pubblicata senza vincoli brevettuali. Ma ha già pensato alla possibile applicazione industriale?

AC. No, sono per ora concentrato sul rilevante aspetto scientifico.

NM. Una di queste ricerche –ne sarà di certo a conoscenza- è dovuta ad Andrea Rossi e Sergio Focardi, i quali sostengono di aver inventato un dispositivo in grado di sviluppare energia a ridottissimo costo grazie ad una fusione nucleare a bassa energia (E-cat). Lei cosa ne pensa?

AC. Poiché non vi sono pubblicazioni scientifiche sull’argomento, non ho un’opinione precisa. Dalle informazioni che comunque si possono recepire dai giornali, sarei propenso a ritenere che anche nel loro caso si tratti di fissione piezonucleare del nichel.

Roberta De Carolis

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