Sanzione da 11 milioni per Revolut: l’Autorità punisce condotte illecite

revolut banca

L’istituto finanziario digitale Revolut è stato colpito da una sanzione superiore agli 11 milioni di euro da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiana. La decisione dell’AGCM arriva dopo aver accertato un quadro allarmante: dietro la facciata di innovazione nei servizi bancari si celavano comportamenti commerciali lesivi nei confronti di utenti privati e piccole aziende.

Gli illeciti accertati dall’Autorità

Il primo addebito concerne le modalità con cui l’istituto ha pubblicizzato i servizi legati agli investimenti. Sulla piattaforma italiana della compagnia comparivano slogan come “migliaia di azioni a portata di mano, a partire da solo 1€” o “Da Apple a Tesla, puoi scegliere tra oltre 2.000 azioni”. Comunicazioni accattivanti ed efficaci che tuttavia nascondevano un elemento fondamentale: versando piccole somme non si comprano titoli completi, bensì frazioni di titoli, prodotti finanziari con proprietà assai differenti.

Le frazioni azionarie, come la stessa società ha dovuto riconoscere durante l’indagine, non attribuiscono alcun diritto di partecipazione assembleare, non possono essere spostate verso altri intermediari e, qualora si chiuda il rapporto, vanno obbligatoriamente convertite in denaro. Non vengono scambiate su piattaforme regolamentate ed espongono chi investe a ulteriori pericoli legati all’intermediario terzo che custodisce il titolo originario. Particolari che un piccolo investitore, proprio il pubblico cui si rivolge Revolut, dovrebbe assolutamente conoscere prima di impegnare il proprio denaro.

I numeri sono eloquenti: circa il 60-80% della clientela dell’istituto possiede unicamente frazioni azionarie nel proprio wallet. Eppure queste informazioni erano nascoste nelle Condizioni Generali, ben lontane dalla visibilità immediata.

L’altro aspetto della medesima questione riguarda le spese. Lo slogan “Investi con lo 0% di commissioni” era esposto con grande evidenza visiva sul portale. La situazione reale, invece, era molto più complessa: chi utilizza il piano Standard, che costituisce la stragrande maggioranza dell’utenza, tra l’80 e il 100% dei clienti italiani, può compiere soltanto un’operazione mensile senza costi. Oltre quella soglia, le commissioni vengono applicate regolarmente. E per gli investimenti in valuta americana, già superati i 1.000 euro al mese scatta una commissione dell’1%, limite che si somma anche ai normali utilizzi della carta di debito.

Le informazioni dettagliate su questi vincoli erano disponibili solo esplorando varie sezioni del portale, attraverso una serie di passaggi tutt’altro che intuitivi. L’Autorità ha giudicato questo metodo illegittimo, poiché le informazioni fondamentali devono essere visibili sin dal primo contatto pubblicitario, non sparse in pagine difficilmente rintracciabili.

La seconda grave infrazione, quella che ha comportato per Revolut la sanzione più consistente, altri 5 milioni di euro, concerne la gestione dei blocchi sui conti correnti. Le denunce giunte all’Autorità, numerose e allegate al fascicolo, descrivono situazioni analoghe: conti improvvisamente inaccessibili, nessun avviso, nessuna motivazione, supporto clienti che risponde con messaggi standardizzati e posticipa costantemente i tempi di soluzione.

Tra i casi registrati, quello di un utente che aveva ricevuto un accredito e, nonostante avesse fornito ogni documento richiesto, ha visto il proprio conto bloccato per giorni. Oppure la vicenda di una consumatrice che aveva disposto un versamento di una quota del proprio TFR verso il figlio: dopo aver completato il questionario di verifica inviato dall’istituto, si è trovata con il conto completamente inaccessibile per dieci giorni, senza alcuna spiegazione.

La terza infrazione, punita con 1,5 milioni di euro, riguarda la campagna informativa sul codice IBAN italiano. Revolut aveva annunciato con grande enfasi che tutti i nuovi utenti avrebbero ricevuto automaticamente un IBAN con codice IT, eliminando così i disagi dell'”IBAN discrimination” che molti clienti italiani con prefisso LT (lituano) avevano subito: impossibilità di ricevere compensi lavorativi, problemi con i pagamenti automatici, complicazioni burocratiche.

La situazione concreta si è dimostrata più articolata. Il passaggio non era accessibile a tutti, ma subordinato a una serie di requisiti non comunicati chiaramente ai clienti. A luglio 2025 gli stessi collaboratori di Revolut si sorprendevano dell’alto numero di utenti non risultanti idonei al trasferimento, tra i 700.000 e gli 800.000, e lo stesso staff della sede italiana segnalava internamente che le chat di supporto in Italia erano sommerse di lamentele sulla migrazione, più che in qualsiasi altra filiale europea.

Valutando l’insieme di questi elementi l’Antitrust dichiara che:

Revolut ha diffuso messaggi ingannevoli sui servizi di investimento offerti e ha usato modalità aggressive e ingannevoli nella gestione dei servizi bancari.

Le conseguenze del provvedimento

L’Autorità ha ordinato la cessazione immediata di tutte e tre le condotte e ha concesso a Revolut 60 giorni per comunicare le azioni intraprese in conformità. La società aveva già apportato alcune correzioni ai propri messaggi pubblicitari durante l’istruttoria eliminando, per esempio, lo slogan “0% di commissioni”, ma l’Autorità ha stabilito che le modifiche non risolvessero completamente le criticità, e che le infrazioni andassero comunque sanzionate per il periodo in cui si sono verificate.

Per gli utenti italiani, la vicenda rappresenta un monito importante: anche i servizi finanziari digitali, per quanto innovativi e intuitivi, richiedono valutazione accurata. Le clausole in caratteri piccoli pesano quanto (o più) di quelle in evidenza.

Fonte: AGCM