Ritrovato antico gioco da tavolo di 6000 anni: forse il precursore degli scacchi

gioco preistorico di 6000 anni fa

Quando riflettiamo sui passatempi da tavolo, ci vengono in mente immediatamente gli scacchi, la dama o una sessione di backgammon con gli amici. Tuttavia, l’origine di questi intrattenimenti affonda radici molto più profonde nel passato. Millenni prima della nascita delle grandi civiltà antiche, quando le metropoli e gli imperi erano ancora di là da venire, gli esseri umani già dedicavano il loro tempo libero a muovere segnalini su superfici predisposte, meditando tattiche e piani di gioco. Un’usanza che appare straordinariamente contemporanea e che oggi torna alla luce grazie a un ritrovamento archeologico in grado di trasportarci indietro di circa sei millenni.

L’origine di questa storia si colloca in un tumulo sepolcrale rinvenuto nella Russia meridionale. Gli studiosi non immaginavano certo di imbattersi in qualcosa connesso all’intrattenimento ludico. Invece, tra gli elementi funerari deposti vicino ai resti di una persona vissuta nel quarto millennio avanti Cristo, è emerso un gruppo di manufatti che svela una narrazione inattesa: più di cinquanta segnalini in osso accompagnati da una configurazione simile a una primitiva tavola da gioco. Una scoperta che ha immediatamente suscitato l’interesse della comunità scientifica, poiché potrebbe costituire una delle più remote testimonianze di giochi strategici mai portate alla luce.

Più di cinquanta segnalini ossei e un enigmatico elemento centrale

Il ritrovamento proviene dal sito archeologico di Aglitsky I, situato nel distretto di Aksay, nella Russia meridionale. In questa località, un gruppo di ricercatori del Southern Scientific Centre della Russian Academy of Sciences ha identificato un contesto archeologico riconducibile a popolazioni che occupavano le pianure dell’Eurasia circa seimila anni or sono.

Gli studiosi hanno estratto una serie di manufatti che, analizzati nel loro insieme, sembrano costituire un autentico equipaggiamento ludico. Intorno a una superficie suddivisa in due compartimenti separati da una sbarra orizzontale sono stati rinvenuti oltre cinquanta elementi emisferici, tutti ricavati da materiale osseo animale.

La manifattura risulta notevolmente raffinata. I segnalini sono stati ottenuti dalle estremità articolari dei femori di ovini e lavorati fino a ottenere una base piana. Questo particolare dimostra un proposito chiaro: dovevano mantenersi fermi su un piano, esattamente come i componenti dei giochi da tavolo contemporanei.

Al centro della configurazione emerge un componente che ha immediatamente attirato l’interesse degli esperti: una piccola rappresentazione umana stilizzata posta su un basamento. La sua funzione rimane incerta. Potrebbe simboleggiare un elemento cerimoniale, un segnalino particolare oppure il punto focale verso cui orientare il gioco.

La quantità considerevole di pedine indica che non si trattava di un semplice divertimento occasionale. Gli archeologi ipotizzano un meccanismo di spostamento o calcolo, probabilmente fondato su tattiche tra due schieramenti contrapposti. La ripartizione della superficie in due sezioni sembra proprio suggerire un confronto tra due partecipanti o due fazioni.

Dalla regione mesopotamica alle pianure eurasiatiche

Per comprendere meglio la natura di questo passatempo, l’archeologo Leonid Ilyukov ha messo a confronto la scoperta con altri manufatti appartenenti alla cultura di Konstantinovka, presente nella zona del basso Don.

Da questo parallelo emerge un legame affascinante con un’altra regione del pianeta: la Mesopotamia. Proprio in quella terra, secondo numerosi ricercatori, si manifestano i primi passatempi da tavolo strutturati già nel quarto millennio avanti Cristo. Le superfici impiegate in quell’epoca erano ripartite in spazi di dimensioni variabili e richiedevano l’utilizzo di pedine.

Non erano ancora gli scacchi, che vedranno la luce molto dopo. Tuttavia, quei sistemi costituivano le prime manifestazioni di giochi tattici, remoti predecessori di quelli odierni.

La comparsa di un passatempo analogo nelle pianure eurasiatiche potrebbe essere correlata alla diffusione di popolazioni associate alla cultura di Uruk, una delle prime grandi civiltà urbane del Vicino Oriente. Attraverso migrazioni e traffici commerciali, queste comunità avrebbero trasportato con sé manufatti, conoscenze e persino modalità di svago.

Gli archeologi ipotizzano inoltre che le superfici originarie potessero essere fabbricate in cuoio o stoffa decorata, materiali estremamente deperibili che raramente resistono per millenni. Questo chiarisce perché oggi rimangano principalmente i segnalini.

Il probabile valore simbolico connesso alla sorte e al transito dell’anima

L’aspetto più evocativo riguarda il contesto del rinvenimento. L’equipaggiamento ludico è stato scoperto dentro un tumulo funerario, accanto ai resti di un individuo adagiato sul lato destro in posizione fetale. Nel corredo sepolcrale erano presenti anche due recipienti ceramici a base appuntita, due nuclei di selce e un utensile litico, oggetti che testimoniano un cerimoniale funebre organizzato.

Secondo Leonid Ilyukov, la presenza del passatempo nella sepoltura potrebbe avere una valenza simbolica. In numerose culture antiche, i giochi erano associati al concetto di fortuna, fato o percorso esistenziale. Spostare segnalini lungo una superficie poteva rappresentare il tragitto della vita, con le sue svolte impreviste e i momenti di decisione. Non è arduo immaginare che questo oggetto fosse percepito anche come una raffigurazione del transito dell’anima.

Permane tuttavia un grande enigma. Le norme del gioco non sono giunte fino a noi. Gli archeologi possono solamente avanzare congetture osservando la disposizione dei manufatti e confrontandoli con altri passatempi antichi. La quantità di pedine suggerisce un meccanismo articolato che combinava tattica e aleatorietà, forse governato da dadi o strumenti simili a quelli impiegati nei giochi di percorso del Vicino Oriente.

Il quadro che si delinea risulta sorprendentemente riconoscibile. Molto prima degli scacchi o del backgammon, qualcuno già si sedeva intorno a una superficie da gioco, scrutava le azioni dell’avversario e ricercava la tattica migliore. Cambiano i millenni, mutano le civiltà, ma il desiderio di giocare e di confrontarsi con l’intelligenza sembra rimanere invariato.

Fonte: IIKSС