Rincari tech in arrivo: componenti hardware spingono i costi

aumento prezzi RAM SSD

Si profila all’orizzonte una crisi significativa nel settore dell’elettronica di consumo, con prospettive tutt’altro che rassicuranti. Stando alle analisi di TrendForce, azienda specializzata nello studio delle catene di fornitura tecnologiche, i costi di computer portatili e telefoni cellulari potrebbero subire incrementi considerevoli nelle settimane a venire — non parliamo di rincari contenuti, ma di incrementi che potrebbero raggiungere il 40% in determinati comparti. All’origine di questa situazione si trova un insieme di elementi che, dall’inizio del 2026, hanno iniziato a intensificarsi progressivamente: memorie RAM con quotazioni elevate, scarsità di memorie NAND Flash e chip con costi superiori.

Il valore della memoria schizza alle stelle

Per comprendere le dinamiche in corso, occorre esaminare un elemento fondamentale. In circostanze ordinarie, le memorie DRAM e le unità a stato solido costituiscono approssimativamente il 15% del costo produttivo di un computer portatile, percentuale facilmente sostenibile che i costruttori riescono a gestire senza particolari difficoltà. Dal primo trimestre del 2026, tale percentuale ha oltrepassato il 30%, praticamente duplicandosi. Le ragioni sono duplici e si alimentano reciprocamente: le quotazioni delle memorie sono cresciute in modo repentino, mentre la reperibilità si è contratta.

memoria ram

Il processo sottostante è ampiamente conosciuto: le aziende che producono componenti di memoria — Samsung, SK Hynix, Micron — hanno reindirizzato le linee produttive verso componenti destinati ai centri dati per intelligenza artificiale, settore dove i profitti sono superiori e la richiesta è intensa. Il segmento consumer, maggiormente frammentato e meno remunerativo, si è ritrovato a fronteggiare forniture ridotte e quotazioni in crescita.

TrendForce calcola che, esclusivamente per bilanciare il rincaro delle memorie, il prezzo finale di un portatile da 900 dollari dovrebbe aumentare di oltre il 30%. Una prospettiva che si applica, con meccanismi analoghi, anche ai dispositivi mobili.

I chip: la seconda criticità

Se la problematica delle memorie fosse l’unica difficoltà, i costruttori potrebbero almeno tentare di compensare in qualche modo, ma esiste una seconda criticità aperta, quella relativa ai chip di elaborazione.

Intel ha già modificato al rialzo le tariffe di alcune CPU di fascia base e di generazioni precedenti, con incrementi che superano il 15%. E la situazione non si ferma qui, poiché per il secondo trimestre del 2026 sono previsti ulteriori ritocchi verso l’alto anche sulle piattaforme consumer di segmento intermedio e superiore. Secondo i dati raccolti da TrendForce, la tensione sui costi si sta propagando anche ai processori AMD, finora più contenuti, dove iniziano a manifestarsi problematiche di disponibilità sui modelli economici.

processore pc

Considerando congiuntamente memorie e processori, l’incidenza complessiva sul costo di fabbricazione di un notebook passerebbe da circa il 45% a quasi il 58%. Il risultato conclusivo, qualora i produttori decidessero di trasferire completamente l’incremento sulla filiera senza intaccare i propri guadagni, sarebbe un rincaro del 40% sul prezzo al pubblico.

I telefoni cellulari affrontano rischi maggiori

Il settore dei computer portatili subisce un colpo significativo, ma quello dei dispositivi mobili rischia ripercussioni ancora più gravi. TrendForce ha esaminato l’impatto sui costruttori globali partendo da una configurazione molto comune — 8 GB di RAM e 256 GB di archiviazione — e i dati sono chiari: i prezzi contrattuali nel primo trimestre 2026 hanno mostrato un incremento prossimo al 200% su base annua rispetto allo stesso periodo del 2025. In sostanza, la memoria di un telefono cellulare costa oggi quasi tre volte rispetto a dodici mesi fa.

smartphone

La percentuale della memoria sul costo di fabbricazione di un dispositivo mobile, tradizionalmente compresa tra il 10 e il 15%, è balzata al 30-40%. Una variazione di questa entità non può rimanere invisibile ai listini di vendita. TrendForce anticipa per il 2026 una riduzione della produzione globale di telefoni cellulari del 10% rispetto all’anno precedente — con un rischio di contrazione fino al 15% nello scenario più critico.

Le conseguenze non sono uniformemente distribuite. Samsung, che realizza internamente i componenti di memoria, risulta maggiormente protetta dall’instabilità delle quotazioni. Apple, con una proporzione di modelli premium più elevata e una clientela meno sensibile ai prezzi, può assimilare meglio i rincari. I marchi cinesi più orientati verso l’entry-level — Xiaomi, Transsion, vivo, OPPO — si trovano in una condizione più vulnerabile, considerato che il loro pubblico di riferimento tollera poco gli incrementi di prezzo, e le possibilità di trasferire i costi sono limitate.

Nessuno può trasferire interamente gli aumenti

I costruttori ne sono consapevoli. Un incremento del 40% sui notebook — o anche solo del 20-25% sui telefoni cellulari — provocherebbe un crollo delle vendite. Nessun marchio può permettersi di applicare integralmente i rincari della catena di fornitura senza perdere posizioni sul mercato. La soluzione pratica, già adottata in alcuni casi, è un compromesso: prezzi leggermente superiori, caratteristiche tecniche ridimensionate sui componenti secondari, cicli di rinnovamento estesi.

Per chiunque stia considerando un acquisto, il messaggio che emerge dall’analisi di TrendForce è inequivocabile: rimandare non conviene. I listini attuali rispecchiano ancora una situazione antecedente all’assorbimento completo dei rincari lungo l’intera catena del valore, e nei mesi successivi, questa opportunità svanirà.

Fonte: TrendForce