Quando cala la sera, il riccio si muove radente al suolo, percorrendo i margini dei giardini e infilandosi negli spazi angusti che separano il verde dall’asfalto. Ed è proprio in questi passaggi che il pericolo diventa concreto. Il riccio europeo sta vivendo un periodo critico: recentemente la specie è stata classificata come Near Threatened dalla IUCN, ovvero “quasi a rischio”, e tra i fattori di minaccia emergono la perdita di habitat continui, il traffico veicolare e tutte quelle barriere che rendono il territorio ostile. In diverse popolazioni locali, gli investimenti stradali rappresentano una delle principali cause di morte.
Il termine estinzione risuona forte e genera allarme immediato. I numeri, tuttavia, descrivono una situazione reale e preoccupante: un animale che fino a pochi decenni fa era diffuso in tutta Europa sta scomparendo da numerose zone, con riduzioni che toccano o superano il 30% in molte regioni nell’arco di dieci anni. In questo contesto emerge una scoperta che ha il valore delle soluzioni pratiche: semplice, mirata e potenzialmente risolutiva.
L’Università di Oxford ha pubblicato sulla rivista Biology Letters una ricerca che rivela per la prima volta un aspetto rimasto finora sconosciuto: i ricci percepiscono anche gli ultrasuoni. Gli studiosi hanno analizzato la risposta uditiva del tronco cerebrale in 20 esemplari provenienti da centri di recupero danesi, utilizzando elettrodi e stimoli acustici brevi, scoprendo che l’udito di questi animali copre un intervallo da 4 a 85 kHz, con picco di sensibilità intorno ai 40 kHz. Per confronto: l’orecchio umano si arresta attorno ai 20 kHz.
La ricerca ha aggiunto un elemento ulteriore che rafforza la scoperta. Tramite scansioni micro-TC dell’apparato uditivo, il team ha ricostruito in tre dimensioni alcune strutture anatomiche del riccio, individuando caratteristiche coerenti con questa capacità di percepire frequenze elevate. In parole semplici: il riccio possedeva già l’attrezzatura biologica necessaria. Mancava solo la consapevolezza scientifica.
Dalle automobili ai tosaerba robotizzati
Da questa evidenza nasce la proposta che sta suscitando interesse: installare dispositivi sonori repellenti su veicoli o altri strumenti, in modo da indurre i ricci ad allontanarsi prima di trovarsi in situazioni pericolose. Oxford ha dichiarato apertamente l’intenzione di avviare collaborazioni con l’industria automobilistica per sviluppare questi sistemi. Siamo ancora in una fase iniziale: esiste la base scientifica, ma manca la verifica pratica, ovvero comprendere se il riccio reagisce effettivamente come previsto, con quale frequenza ottimale, a quale distanza e con quali possibili impatti su altre specie.
Il riferimento agli spazi verdi domestici è quasi immediato. Gli stessi ricercatori menzionano il pericolo rappresentato anche dai tosaerba robotici, e su questo fronte la letteratura scientifica è già più concreta: studi precedenti hanno dimostrato che alcuni modelli possono causare lesioni ai ricci e che i cuccioli, in particolare, sono vulnerabili perché molte macchine li rilevano solo dopo l’impatto. Per questo motivo l’applicazione degli ultrasuoni interessa anche falciatrici e altri dispositivi da giardino, oltre ai veicoli.
Nel frattempo il giardino rimane il primo intervento possibile
Intanto la tutela del riccio dipende ancora da azioni molto concrete. Habitat spezzettati, recinti invalicabili, prati trattati chimicamente e spazi eccessivamente curati riducono rifugi e passaggi. Iniziative come Hedgehog Street promuovono da anni un intervento semplice ma efficace: realizzare piccole aperture nelle recinzioni, di circa 13 per 13 centimetri, per collegare i giardini e restituire continuità ai percorsi notturni. Può sembrare un particolare trascurabile. Per un animale che si sposta rasoterra e cerca sempre un corridoio, fa una differenza sostanziale.
La novità portata da Oxford risiede esattamente in questo. Non offre una soluzione definitiva, ma apre una strada concreta. In un’epoca in cui il riccio viene investito sulle strade o ferito nei giardini da macchine progettate per funzionare in automatico, l’idea di un segnale impercettibile per noi ma udibile per lui ha qualcosa di estremamente semplice ed efficace. Il riccio continuerà a uscire al crepuscolo. La differenza, eventualmente, starà in quei pochi metri prima dell’asfalto.
Fonte: Oxford University
