Nel Sahara emerge un predatore preistorico più imponente del T-Rex

S. mirabilis

Il Tyrannosaurus rex rappresenta nell’immaginario collettivo il carnivoro preistorico per eccellenza, celebrato dal cinema e dalla cultura popolare come incarnazione della potenza ancestrale. Tuttavia, la ricerca paleontologica continua a riservare sorprese capaci di ribaltare convinzioni radicate. L’identificazione di Spinosaurus mirabilis, nuova specie rinvenuta nelle regioni centrali del Sahara e documentata attraverso una pubblicazione su Science, ne costituisce un esempio emblematico.

Questo esemplare di spinosauro avrebbe infatti superato di oltre due metri in lunghezza il più imponente Tyrannosaurus rex mai documentato, aggiudicandosi la posizione di carnivoro terrestre di maggiori dimensioni nella storia del pianeta. Una rivelazione che modifica radicalmente la nostra visione di un’epoca che ritenevamo ormai ben compresa.

Un colosso preistorico riemerge dalle sabbie africane

Il materiale fossile è stato recuperato nelle aree desertiche del Sahara centrale, precisamente in Niger, all’interno di formazioni continentali databili a circa 95 milioni di anni or sono, durante il Cretaceo superiore. Sebbene oggi il Sahara rappresenti l’emblema dell’aridità estrema, in quell’epoca remota il territorio ospitava corsi d’acqua, aree paludose e habitat floridi. In tale contesto ambientale viveva il protagonista di questa scoperta: Spinosaurus mirabilis.

La creatura appartiene alla famiglia degli spinosauridi, dinosauri teropodi con altezze variabili tra 2,35 e 5–7 metri, contraddistinti da un muso particolarmente allungato, dentatura conica e caratteristiche anatomiche indicative di una marcata specializzazione nella predazione di organismi acquatici. Il rappresentante più noto di questo gruppo rimane Spinosaurus aegyptiacus, celebre per l’imponente struttura dorsale a vela, ma la specie appena identificata presenta peculiarità ancora più distintive.

Il cranio di Spinosaurus mirabilis esibisce infatti una prominente cresta ricurva a lama di scimitarra, verosimilmente rivestita di cheratina durante la vita dell’animale. Secondo i ricercatori, tale struttura non avrebbe svolto funzioni legate all’alimentazione, ma piuttosto un ruolo connesso alla segnalazione visiva o al riconoscimento intraspecifico. Un particolare che suggerisce comportamenti articolati, forse rituali sociali o meccanismi competitivi che possiamo solamente ipotizzare.

Cacciatore tra corsi d’acqua ed entroterra

L’esame morfologico del cranio ha evidenziato un ulteriore aspetto rilevante: la dentatura delle arcate mascellari superiori e inferiori si articolava con precisione millimetrica, caratteristica coerente con un regime alimentare basato principalmente su pesci. Ciò consolida l’ipotesi secondo cui gli spinosauridi, e particolarmente il genere Spinosaurus, fossero predatori altamente specializzati nella cattura ittica, in grado di cacciare grandi pesci negli ambienti fluviali.

Tuttavia, questi animali non erano relegati esclusivamente agli habitat costieri marini. Il contesto geografico del ritrovamento costituisce un elemento cruciale: i fossili provengono da depositi situati nell’entroterra sahariano, distanti dalle antiche linee di costa anche tenendo conto della diversa disposizione continentale nel Cretaceo. Questo indica che Spinosaurus mirabilis frequentasse ecosistemi fluviali e zone umide interne, spostandosi agilmente tra ambiente acquatico e terrestre.

Tale interpretazione si colloca in un contesto evolutivo più vasto, che vede gli spinosauridi percorrere una graduale trasformazione adattativa: dalle forme ancestrali prevalentemente terrestri, già equipaggiate per la pesca, verso specie progressivamente più specializzate per ambienti semi-acquatici. In questa prospettiva, Spinosaurus mirabilis costituisce un elemento cruciale nel processo di transizione evolutiva, una fase che illumina la diversificazione del gruppo.

L’impatto di questa rivelazione sulla paleontologia

Ogni nuova specie identificata arricchisce il mosaico della storia biologica terrestre, ma in questa circostanza il contributo assume dimensioni eccezionali, letteralmente parlando. Apprendere dell’esistenza di un carnivoro che superava in dimensioni il T. rex, adattato agli ambienti fluviali continentali e dotato di caratteristiche anatomiche così peculiari, espande significativamente la nostra percezione della ricchezza ecologica del periodo Cretaceo.

Il Sahara, che oggi percepiamo come territorio inospitale e statico, continua a rivelare testimonianze di un passato vivace e straordinario, caratterizzato da fiumi, zone paludose e giganteschi carnivori che dominavano gli ecosistemi del continente africano. Ed è affascinante considerare che sotto quelle immense distese sabbiose giacciano ancora narrazioni pronte a rivoluzionare le nostre conoscenze evolutive.

Fonte: Science