Concluso il volo attorno al nostro satellite naturale, la missione Artemis II affronta ora la fase più delicata: il ritorno a casa. L’agenzia spaziale americana definisce questa impresa come un viaggio della durata complessiva di circa 10 giorni, rappresentando il primo volo abitato del programma Artemis e la prima volta che esseri umani volano a bordo del razzo SLS e della capsula Orion. L’equipaggio è composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. Dal lancio del primo aprile fino all’atterraggio in mare, gli astronauti avranno percorso complessivamente 695.081 miglia, equivalenti a circa 1,12 milioni di chilometri. Nel momento di massima distanza, la capsula ha raggiunto 252.760 miglia dal nostro pianeta, battendo il primato umano stabilito dalla missione Apollo 13.
Il programma temporale comunicato dall’agenzia americana è estremamente dettagliato e, convertito nel fuso orario italiano, delinea una nottata da vivere praticamente in presa diretta. Venerdì 10 aprile 2026 alle 19:50 ora italiana inizia la preparazione della cabina per la discesa. Alle 20:53 viene effettuata la terza manovra correttiva della traiettoria di ritorno. La trasmissione in diretta su NASA+ prende il via alle 00:30 di sabato 11 aprile. Alle 1:33 è programmato il distacco tra modulo equipaggio e modulo di servizio. Alle 1:37 si attiva l’accensione finale che perfeziona l’angolo di rientro. Alle 1:53 Orion attraversa l’interfaccia di ingresso, ovvero il confine convenzionale dell’atmosfera terrestre. Alle 2:07 italiane è previsto l’ammaraggio nelle acque dell’Oceano Pacifico. Successivamente, alle 4:30, si terrà la conferenza stampa post-rientro dal Johnson Space Center di Houston.
La trasmissione ufficiale del ritorno sulla Terra inizia alle 6:30 p.m. EDT, corrispondenti alle 00:30 in Italia, su NASA+. L’agenzia spaziale diffonderà la diretta anche su YouTube e su diverse piattaforme partner, con una copertura continua fino all’assistenza medica dell’equipaggio dopo l’uscita dalla capsula. Per chi desidera assistere al rientro di Artemis II in tempo reale, questa è la finestra temporale da non perdere.
La fase critica inizia con la separazione del modulo di servizio
Gli aspetti tecnici della discesa seguono una sequenza temporale precisa che merita attenzione, poiché evidenzia i momenti di maggiore criticità. L’agenzia americana comunica che il modulo di servizio si sgancerà intorno alle 7:33 p.m. EDT, circa venti minuti prima che Orion penetri nell’alta atmosfera a sud-est delle isole Hawaii. Quattro minuti più tardi, alle 7:37 p.m., viene eseguita l’ultima breve accensione che perfeziona la rotta e innesca una serie di rotazioni controllate per allontanare il modulo equipaggio dai componenti ormai espulsi. Poco prima dell’ingresso atmosferico vero e proprio, Orion raggiunge una velocità di punta di circa 23.864 miglia orarie, pari a circa 38.400 chilometri orari.
A questo punto il rientro entra nella sua fase più intensa. A circa 400 mila piedi di altitudine, attorno alle 7:53 p.m. EDT, la capsula attraversa la fase di interruzione delle comunicazioni. L’agenzia stima questa fase in circa sei minuti: il plasma generato attorno al veicolo durante il picco termico blocca temporaneamente i collegamenti con la Terra. In condizioni nominali, l’equipaggio sperimenta una forza fino a 3,9 G. Superato questo passaggio critico, la capsula rilascia il coperchio anteriore, apre i paracadute frenanti intorno ai 22 mila piedi alle 8:03 p.m. e immediatamente dopo dispiega i tre paracadute principali intorno ai 6 mila piedi alle 8:04 p.m., rallentando gradualmente fino all’impatto con l’acqua davanti alla costa di San Diego.
Completato l’ammaraggio, inizia una fase operativa altrettanto importante seppur meno scenografica. Le squadre di recupero raggiungono rapidamente la capsula, l’equipaggio viene estratto da Orion e trasportato in elicottero sulla nave USS John P. Murtha. A bordo vengono condotte le prime verifiche mediche post-missione, seguite dal trasferimento a terra e dal viaggio verso Houston. Anche in questo caso l’agenzia americana sottolinea un concetto fondamentale: Artemis II serve a testare sistemi, protocolli e prestazioni del veicolo nello spazio profondo, incluso il rientro finale con esseri umani a bordo. Rappresenta il passaggio preparatorio per le successive missioni lunari e la traiettoria più ambiziosa che conduce verso Marte.
Fonte: NASA
