Mezz’ora in meno sui social ogni giorno migliora sonno e benessere

digital detox

Trascorriamo intere giornate incollati allo schermo del telefono, in un loop infinito che ci sfugge di mano. Apriamo un’applicazione, la chiudiamo, ne avviamo subito un’altra, con quella strana sensazione di affaticamento perenne e l’impossibilità di staccare davvero. In molti tentano di abbandonare completamente le piattaforme digitali, ma finiscono per ritornare delusi. Una recente ricerca, tuttavia, propone una prospettiva diversa. E questa volta le conclusioni sono positive.

Secondo quanto emerso, non è necessario cancellare gli account social per ottenere vantaggi concreti sul benessere psicologico. È sufficiente ridurne l’utilizzo e, soprattutto, farlo in modo più consapevole. Anche una pausa breve dalle piattaforme digitali, senza rinunce drastiche, può consentire alla mente di rigenerarsi, con effetti positivi su ansia, stato d’animo e riposo notturno.

Il nostro legame con gli strumenti digitali si è trasformato così rapidamente che gli studi scientifici arrancano nel seguirne l’evoluzione. È noto che un’esposizione eccessiva agli schermi si correla a difficoltà psicologiche, ma rimane nebuloso il concetto di “utilizzo equilibrato”.

Per cercare una risposta concreta, un team di studiosi coordinato da Joseph Firth dell’Università di Manchester ha unito competenze differenti, spaziando dal benessere giovanile all’analisi dei social media, fino alla salute pubblica. Un elemento fondamentale della ricerca è stato dare voce diretta ai giovani, anziché limitarsi a interpretare dati freddi.

L’indagine ha coinvolto 373 giovani tra i 18 e i 24 anni. Per quattordici giorni hanno mantenuto le loro abitudini digitali abituali, mentre il gruppo di ricerca raccoglieva informazioni direttamente dai dispositivi, tracciando durata dell’uso, movimento fisico e qualità del riposo. Nella settimana seguente, è stata offerta loro l’opportunità di sperimentare una disintossicazione digitale. Circa l’80% ha aderito.

Diminuire senza eliminare

La disintossicazione proposta non implicava un distacco completo. I volontari, che inizialmente dedicavano circa due ore giornaliere alle piattaforme, hanno semplicemente limitato l’accesso a 30 minuti al giorno. Nessuna proibizione totale, nessun isolamento dal mondo virtuale.

Eppure i risultati sono stati tangibili. Alla fine della settimana di riduzione, i livelli di ansia si sono abbassati del 16%, quelli di depressione del 24% e i problemi di insonnia del 14,5%. Cifre che, secondo gli esperti, hanno un significato clinico importante.

L’elemento cruciale è che non è la quantità di tempo davanti al display a determinare il problema, ma ciò che viene sacrificato in cambio. Ogni mezz’ora spesa a scorrere contenuti meccanicamente è mezz’ora sottratta al riposo, all’attività fisica, ai rapporti autentici. Gli studiosi parlano di una sorta di “calorie cognitive vuote”, che occupano il tempo senza apportare reale nutrimento.

Da questa osservazione nasce un concetto chiaro: rimpiazzare, non vietare. Limitare lo scorrimento passivo e creare spazio per attività più coinvolgenti, anche online, oppure per esperienze concrete che permettono alla mente di rallentare.

Da dove cominciare: camera, riposo e avvisi

Secondo l’indagine, una delle modifiche più efficaci riguarda un ambiente specifico: la stanza da letto. L’utilizzo del telefono nell’ora precedente al sonno rappresenta il momento più delicato. Allontanare il dispositivo dal comodino, posizionarlo in un altro ambiente o stabilire una piccola routine serale priva di schermi aiuta la mente a prepararsi al riposo. Un sonno di qualità superiore, come dimostrano le evidenze, è strettamente legato a una diminuzione di ansia e depressione.

Un altro elemento riguarda gli avvisi. I promemoria gentili sul tempo trascorso online raramente sortiscono effetto: li ignoriamo con un gesto automatico. Molto più utile è sfruttare consapevolmente funzioni come la modalità “Non disturbare”, limitando gli avvisi a poche persone o circostanze rilevanti. In questo modo si spezza il meccanismo per cui ogni segnale diventa un richiamo irresistibile.

Il compito degli adulti: meno imposizioni, più modello

Per chi ha ragazzi in casa, la ricerca comunica un messaggio netto: le imposizioni severe spesso falliscono. Anzi, possono deteriorare il clima domestico e spingere i giovani a utilizzare i dispositivi in segreto. L’esempio, invece, ha un peso enorme. Le abitudini digitali degli adulti condizionano direttamente quelle dei più giovani.

Rispettare insieme momenti e luoghi privi di tecnologia favorisce una comunicazione più genuina e produce effetti benefici anche sugli adulti. Perché, in definitiva, una piccola pausa dalle piattaforme digitali giova a tutti, non soltanto agli adolescenti.

L’indagine è stata pubblicata sulla rivista scientifica “World Psychiatry” e trasmette un messaggio chiaro ma efficace: non dobbiamo scomparire dai social per migliorare il nostro benessere. A volte è sufficiente fare un passo indietro, nel momento opportuno.

Fonte: World Psychiatry