Messico: ritrovamento eccezionale di sepoltura zapoteca millenaria

tomba zapoteca

Il ritrovamento effettuato nello stato messicano di Oaxaca è già considerato dagli esperti il rinvenimento archeologico più significativo dell’ultimo decennio nel paese. L’eccezionalità risiede non solo nell’ottimo stato di preservazione della struttura, ma anche nell’enorme quantità di dati storici, simbolici e cerimoniali che emergono dall’analisi. Si parla di un sepolcro monumentale risalente a circa quattordici secoli fa, riconducibile alla popolazione zapoteca, ornato da affreschi multicolori e opere scultoree perfettamente conservate, un caso estremamente insolito nell’archeologia dell’antica Mesoamerica.

Il rinvenimento, localizzato presso il sito archeologico di San Pablo Huitzo, spalanca nuove prospettive sulla percezione della morte, dell’oltretomba e della struttura sociale di una delle più antiche culture precolombiane messicane.

Secondo le comunicazioni ufficiali dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH), la sepoltura ospita i resti di un personaggio di elevato status sociale zapoteco e mostra decorazioni parietali eseguite con pigmenti verdi, bianchi, azzurri e rossi, tonalità ancora vivide nonostante il trascorrere dei secoli. Le rappresentazioni illustrate sono intimamente connesse ai rituali funebri, alla concezione del transito tra esistenza terrena e dimensione ultraterrena e alla sacralità del luogo di sepoltura.

A conferire ulteriore valore al complesso è l’armonia tra pittura e scultura, un connubio che raramente sopravvive in condizioni così integre. Proprio per questa ragione, il sepolcro è già ritenuto un punto di riferimento per gli studi sulle civiltà mesoamericane non maya.

La raffigurazione del rapace notturno: emblema di trapasso e autorità zapoteca

L’aspetto che ha subito attirato l’interesse degli studiosi è un fregio scolpito che rappresenta un’imponente testa di gufo, posizionata in modo prominente all’interno del complesso funerario. Nel becco dell’animale è inserita una testa umana in pietra, interpretata dagli esperti come una possibile raffigurazione simbolica della persona sepolta.

Nella cosmologia zapoteca, il gufo non era semplicemente un uccello notturno: rappresentava il collegamento con il trapasso, le tenebre e il regno dei morti. La sua presenza in un sepolcro suggerisce un ruolo specifico nel cerimoniale funebre, probabilmente come custode del passaggio tra i mondi o come simbolo dell’autorità spirituale del defunto.

All’entrata della camera funeraria, inoltre, sono stati individuati rilievi che raffigurano due personaggi, ciascuno con oggetti cerimoniali tra le mani. Secondo l’INAH, queste sculture potrebbero rappresentare i guardiani simbolici del sepolcro, incaricati di proteggere la struttura e il suo contenuto sacro.

tomba zapoteca
©Luis Gerardo Pena Torres, INAH

Oaxaca, territorio zapoteco e punto d’incontro delle culture precolombiane

Gli zapotechi occupavano la regione dell’odierno stato di Oaxaca sin dal sesto secolo avanti Cristo, edificando una civiltà articolata, strutturata e frequentemente in contrasto con altre grandi potenze mesoamericane, come gli Aztechi. Le cronache spagnole più remote narrano infatti di un lungo periodo di conflitti e opposizione, confermato oggi anche dalle moderne tecnologie archeologiche.

Proprio recentemente, un’indagine condotta con tecnologia LiDAR ha consentito di individuare, nelle vicinanze di Santo Domingo Tehuantepec, una fortificazione zapoteca con campi per il gioco della palla, dimostrando quanto fosse progredita e organizzata questa civiltà. Il coordinatore della ricerca, Pedro Guillermo Ramón Celis, ha sottolineato come questi siti costituiscano un patrimonio identitario essenziale per le comunità zapoteche attuali.

A ribadire la rilevanza del ritrovamento è intervenuta anche la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, che durante una conferenza ufficiale ha definito la tomba “il rinvenimento archeologico più rilevante dell’ultimo decennio“.

Sulla medesima linea la ministra della Cultura, Claudia Curiel de Icaza, che ha evidenziato come affreschi, incisioni e simboli della sepoltura offriranno nuove interpretazioni sull’organizzazione sociale, i cerimoniali funebri e il sistema di credenze zapoteco, elementi che le comunità indigene contemporanee attendono con grande aspettativa.

Prima di qualsiasi apertura al pubblico, tuttavia, sarà necessario un accurato intervento di conservazione preventiva. Il sepolcro, infatti, è minacciato da insetti, radici arboree e dall’esposizione alle condizioni climatiche locali. La priorità assoluta, secondo l’INAH, è salvaguardare le opere prima che il tempo faccia ciò che non è riuscito a fare in quattordici secoli.

Fonte: INAH