Può apparire come una questione distante dalla nostra quotidianità, ma in realtà tocca profondamente l’esistenza di ogni forma vivente sul pianeta. Una recente indagine scientifica di grande portata suggerisce che l’intera vita complessa presente sulla Terra potrebbe avere origine da un singolo microrganismo esistito circa due miliardi di anni or sono. Un essere microscopico, impossibile da vedere senza strumenti, ma con un impatto straordinario sulla storia biologica del nostro mondo.
Questa rivelazione emerge dall’analisi di specifici microrganismi denominati Asgard archaea, creature unicellulari che popolano habitat estremi quali i fondali marini profondi e le fumarole idrotermali. Proprio esaminando il loro materiale genetico, i ricercatori hanno tracciato un collegamento straordinario: creature animali, vegetali, funghi e l’umanità stessa sembrano condividere con questi organismi un progenitore comune.
Dagli abissi marini alla nascita delle cellule evolute
Le forme viventi a cui apparteniamo, chiamate eucarioti, presentano cellule sofisticate, provviste di nucleo e organelli interni specializzati. Senza queste strutture cellulari non avremmo il sistema nervoso umano, la capacità di fotosintesi, i tessuti animali o gli ecosistemi forestali. Tuttavia, il modo in cui è emersa la prima cellula evoluta rappresenta uno degli enigmi più affascinanti della scienza biologica.
A illuminare questo momento cruciale dell’evoluzione è stata la ricerca guidata dal microbiologo evoluzionista Thijs J. G. Ettema dell’Università di Wageningen. Il suo team ha analizzato centinaia di sequenze genomiche microbiche prelevate direttamente dagli habitat naturali, evitando la coltivazione in laboratorio, un approccio indispensabile dato che questi organismi sono estremamente complicati da riprodurre artificialmente.
L’esito è un diagramma filogenetico accurato che posiziona tutti gli eucarioti all’interno del raggruppamento degli Asgard archaea, specialmente in prossimità di una linea evolutiva denominata Hodarchaeales. In sostanza, la vita evoluta non avrebbe avuto un’origine indipendente, ma si sarebbe sviluppata a partire da questi archea primordiali.
Organismi estremofilici, ma incredibilmente affini a noi
Gli Asgard archaea abitano in situazioni che per l’uomo risulterebbero proibitive. Alcuni si sviluppano presso sorgenti idrotermali sottomarine, altri in acquiferi sotterranei o depositi sedimentari ricchi di composti chimici. Ciononostante, il loro codice genetico rivela una narrazione conosciuta.
Le indagini indicano che i loro predecessori più prossimi agli eucarioti occupavano ambienti meno estremi rispetto a quelli attuali, si alimentavano di composti organici e possedevano genomi insolitamente estesi per organismi così elementari. Una peculiarità significativa, poiché la moltiplicazione genica è ritenuta uno dei fattori principali nell’evoluzione della complessità biologica.
Alcune osservazioni microscopiche hanno evidenziato che determinati Asgard archaea presentano configurazioni cellulari ramificate e proteine analoghe a quelle che, negli eucarioti, determinano l’architettura cellulare. Particolari che fino a tempi recenti si credeva fossero esclusivi degli organismi evoluti.
Un ulteriore tassello per comprendere la nostra evoluzione
Questa indagine si colloca nel vasto mosaico dell’eucariogenesi, il fenomeno che ha condotto alla formazione della prima cellula complessa. Seguendo i geni associati al metabolismo, gli studiosi ipotizzano che gli antenati degli Asgard fossero originariamente in grado di ricavare energia da composti inorganici, per poi transitare progressivamente verso l’assimilazione di sostanze organiche generate da altri microrganismi.
È in questo scenario che potrebbero essere emerse le prime forme di simbiosi tra specie differenti, un evento fondamentale che avrebbe condotto all’origine dei mitocondri, gli organelli che producono energia nelle nostre cellule.
Non tutte le conclusioni sono assolute. Gli stessi studiosi evidenziano che alcune sezioni dell’albero filogenetico rimangono incerte e che i risultati variano in base ai modelli genetici impiegati. Ma un elemento emerge con crescente chiarezza: analizzare questi microrganismi equivale a esplorare le nostre radici evolutive.
L’importanza di questa scoperta per il mondo contemporaneo
Comprendere le nostre origini non è semplicemente una questione teorica. Le scoperte sugli Asgard archaea stimolano un confronto scientifico rilevante sulla classificazione della vita terrestre e consolidano la concezione che tutta la complessità biologica sia scaturita da forme viventi elementari, adattandosi gradualmente agli ecosistemi del pianeta.
Ogni nuova sequenza genomica esaminata contribuisce a questa narrazione millenaria, che inizia dalle profondità marine e giunge fino alle civiltà umane. Una storia che ci rammenta quanto siamo intrinsecamente connessi al resto della biosfera terrestre, inclusa quella invisibile.
Fonte: Nature
