Le calzature regali di Tutankhamon: 80 paia tra papiro e oro

sandali tutankamon

Alcuni particolari sfuggono allo sguardo. Altri invece, osservati attentamente, rivoluzionano la nostra comprensione. Quando nel 1922 fu scoperta la sepoltura di Tutankhamon, gli occhi del pianeta si concentrarono sul metallo prezioso, sui veicoli cerimoniali, sulla celebre copertura mortuaria. Eppure, fra quegli elementi discreti si trovavano anche loro: più di 80 paia di calzature. Non una raccolta casuale, bensì un insieme accuratamente selezionato.

Le materie prime narrano una vicenda intrecciata di elementi naturali e raffinatezza: fronde di palma tessute, papiro assemblato artigianalmente, fibre botaniche elaborate con cura meticolosa. Poi cuoio colorato, gemme incastonate, metallo aureo lavorato con una maestria che ancora oggi stupisce. Certi esemplari erano essenziali, assemblati con semplicità. Altri necessitarono veri gruppi di maestri artigiani. Ed ecco l’aspetto curioso: proprio le calzature apparentemente più basilari rappresentavano simboli di elevatissima posizione sociale.

Lo studioso André J. Veldmeijer ha chiarito che tali calzature erano destinate esclusivamente alla dinastia sovrana e ai dignitari onorati personalmente dal monarca. Rimane ancora ignoto il motivo per cui modelli tanto “sobri” possedessero tale prestigio. Forse, come avviene tuttora, l’autentica autorità non necessita di ostentazioni.

Persino le calzature auree collocate sul corpo mummificato non mostravano forme eccessivamente complesse. Imitavano i modelli cuciti in materiale vegetale, trasformando però le cuciture in motivi ornamentali impressi sul metallo prezioso. Un atto quasi lirico: trasformare qualcosa di ordinario in qualcosa di immortale.

Ed emerge un ulteriore elemento significativo. Nell’Egitto dei faraoni, portare calzature non era affatto comune. La maggioranza della popolazione procedeva a piedi nudi. Possedere calzature equivaleva ad essere parte di un gruppo privilegiato. Ogni movimento costituiva un’affermazione di autorità. La studiosa Salima Ikram ha notato che determinate scarpe del giovane sovrano mostrano ornamenti in metallo dorato, scorza di betulla, materiale osseo e probabilmente persino vetro. Non semplici strumenti pratici, ma componenti di un autentico guardaroba sovrano concepito anche per l’esistenza ultraterrena.

E sorge spontaneo un interrogativo: quante di queste calzature furono effettivamente utilizzate? E quante invece furono create unicamente per scortarlo nel passaggio verso l’oltretomba?

L’autorità sotto le suole: quando camminare significa sottomettere gli avversari

Sandali di Tutankhamon
@Wikimedia Commons

Fra le coppie più straordinarie ne esiste una con prigionieri incatenati rappresentati sulla superficie plantare interna. Esatto, proprio sotto la pianta del piede. Si tratta del motivo dei Nove Archi, rappresentazione convenzionale delle popolazioni ostili all’Egitto. La raffigurazione era posizionata affinché il sovrano li “schiacciasse” a ogni movimento. Muoversi diveniva un atto politico. Ogni spostamento, una dichiarazione di supremazia.

Ma la narrazione prosegue. Dietro quell’immagine di potenza illimitata potrebbe celarsi una vulnerabilità. Le moderne tomografie computerizzate sul corpo mummificato indicano che Tutankhamon potesse presentare piede equino e ulteriori problematiche ossee. Analisi genetiche hanno rivelato condizioni sanitarie aggiuntive, compresa la malaria. Alcune calzature rinvenute nella sepoltura mostrano configurazioni di cinghie mai documentate precedentemente nell’Egitto faraonico.

Secondo Veldmeijer, queste peculiarità non trovano paralleli diretti con altre calzature del periodo. Potrebbero costituire modifiche funzionali. Oppure influssi provenienti da altre culture. O ancora, semplicemente una tendenza regale ormai perduta.

Tuttavia, non esistono evidenze conclusive, fondate sull’usura delle superfici plantari, che attestino un’andatura anomala del sovrano. Rimane dunque un’ipotesi in bilico tra dato scientifico e lettura interpretativa. Ciò che colpisce, comunque, è diverso. Immaginiamo questo giovane, asceso al trono a nove anni, gravato di emblemi, cerimonie, responsabilità. Ricoperto di metallo prezioso. E forse, fisicamente vulnerabile.

Attualmente migliaia di reperti provenienti dalla sua sepoltura, calzature incluse, sono visibili al Grand Egyptian Museum del Cairo. Reperti che continuano a comunicare. Basta sostare un istante per percepirli.

Fonte: Ancient History