Esiste un fascino particolare, quasi filosofico, nel comprendere che il tramonto di un astro rappresenta solo l’inizio di un nuovo ciclo cosmico. L’immagine recente della Nebulosa Elica, immortalata dal James Webb Space Telescope, ci offre questa consapevolezza attraverso uno spettacolo visivo mozzafiato: quello che sembra vapore disperso nel vuoto cosmico costituisce, invece, gli elementi fondamentali per la formazione di futuri sistemi planetari.
Un’istantanea che va oltre la pura bellezza estetica, rappresentando il perpetuo rinnovamento dell’universo, dove ogni elemento si trasforma senza mai scomparire definitivamente.
Un oggetto celeste studiato da generazioni
La Nebulosa Elica rappresenta una delle nebulose planetarie più celebrate dalla comunità scientifica. Distante circa 650 anni luce dal nostro pianeta, viene scrutata da oltre due secoli. Nel corso del tempo ha catturato l’attenzione di strumenti leggendari come Hubble e Spitzer, ma l’ultima acquisizione del James Webb stabilisce un nuovo standard qualitativo.
La sua popolarità deriva anche dall’aspetto suggestivo: la configurazione ad anello, che ricorda un gigantesco occhio che scruta il cosmo, ha ispirato paragoni con l’Occhio di Sauron della saga Il Signore degli Anelli. Tuttavia, al suo nucleo non si cela alcuna minaccia, bensì una nana bianca, il residuo finale di un astro paragonabile al nostro Sole giunto al termine della sua esistenza.

Le strutture stratificate che evocano un’iride oculare sono formate da gas e particelle rilasciati progressivamente. Le regioni più roventi emanano sfumature azzurre, mentre quelle più fredde assumono tonalità rossastre, componendo una tavolozza cromatica che rivela temperature, densità e dinamiche della materia stellare.
Le strutture filamentose osservate da Webb raccontano flussi di materia, non esplosioni
Il vero salto tecnologico arriva grazie allo strumento NIRCam montato sul James Webb, in grado di esplorare il cosmo nell’infrarosso con dettagli senza precedenti. Nell’immagine si distinguono filamenti di gas ionizzato che ricordano colonne di vapore o tracce luminose ascendenti, simili a bagliori pirotecnici celesti.
A prima vista, sembrano proiettili gassosi lanciati dalla superficie interna della nebulosa. Ma il confronto con un’immagine complementare catturata dal telescopio terrestre VISTA rivela una dinamica opposta: non stanno fuoriuscendo, ma convergendo verso l’interno.
Queste formazioni, che ricordano code cometarie, si dirigono verso un anello costituito da materiale più freddo, dove gli atomi di idrogeno si combinano generando molecole visibili attraverso un’intensa colorazione arancione. Una volta raffreddato, questo materiale si disperde gradualmente nel vuoto cosmico, trasformandosi in una foschia rossastra che, nell’arco di milioni di anni, contribuirà alla formazione di nuove generazioni stellari e sistemi planetari.
Come sottolineato dalla NASA, le tonalità dell’immagine illustrano chiaramente “l’esalazione finale della stella che si converte negli ingredienti essenziali per futuri mondi”, ampliando la nostra comprensione sulla genesi dei sistemi solari.
È un richiamo eloquente: anche ciò che si estingue nel cosmo continua a seminare vita, attraverso forme rinnovate, su scale temporali che trascendono ampiamente la nostra percezione umana.
Fonte: NASA
