In arrivo tempesta solare eccezionale: aurore polari visibili in Italia?

Tempesta Solare 5 febbraio

Nei giorni compresi tra l’1 e il 2 febbraio 2026, la nostra stella ha dato prova di un’attività straordinaria e preoccupante. Al centro dell’osservazione scientifica troviamo la regione solare AR 4366, un’area di dimensioni impressionanti caratterizzata da un campo magnetico estremamente complesso. In meno di due giorni, questa zona ha prodotto numerose deflagrazioni solari, tra cui potenti eventi di classe X e svariati fenomeni di classe M. Un’attività che, per frequenza e potenza, ha evocato negli studiosi il ricordo dell’Evento di Carrington, la più devastante perturbazione solare mai registrata nell’era contemporanea.

Un’area solare di proporzioni straordinarie

Le caratteristiche di AR 4366 sono impressionanti: la sua grandezza raggiunge approssimativamente metà di quella della zona che nel 1859 provocò l’Evento di Carrington, ma la sua struttura magnetica intricata la rende una delle regioni più rischiose e monitorate dell’intero Ciclo Solare 25. Nel corso dei primi due giorni di febbraio, quest’area ha rilasciato energia in maniera quasi incessante, generando svariati fenomeni solari di classe M e molteplici deflagrazioni di classe X, fino a raggiungere l’imponente X8.1.

Non si tratta di un fenomeno sporadico, bensì dell’apice di una prolungata fase di turbolenza. Anche nelle ore più recenti, infatti, AR 4366 ha proseguito la sua attività. Secondo le informazioni pubblicate da SpaceWeatherLive.com, si sono verificati un intenso brillamento di classe M7.25 alle 08:06 di martedì 3 febbraio, seguito da un M6.77 alle 12:36 del giorno precedente. Indicazioni inequivocabili di una regione che rimane agitata, instabile e potenzialmente pericolosa.

La posizione cruciale della macchia

Ciò che rende la circostanza particolarmente rilevante – e meritevole di osservazione anche dal nostro pianeta – è l’ubicazione di AR 4366. La regione solare si sta infatti muovendo gradualmente verso l’area centrale del disco visibile, pur mantenendosi a metà distanza tra l’equatore e il polo settentrionale. È precisamente questa posizione a destare maggiore preoccupazione tra gli specialisti: quando una deflagrazione solare si verifica vicino al centro del Sole, l’eventuale emissione di massa coronale (CME) risulta orientata con maggiore probabilità verso la Terra.

Per tale ragione, la sorveglianza rimane ininterrotta. I ricercatori attendono gli aggiornamenti delle ore successive, considerando che la CME collegata al brillamento solare di classe X8.1 potrebbe impattare il nostro pianeta attorno al 5 febbraio.

Aurore polari in Italia: tra possibilità e realtà scientifica

Quando si discute di aurore boreali osservabili dal territorio italiano, la curiosità è naturale: l’opportunità di ammirare il firmamento colorarsi di tonalità verdi e violacee sopra di noi è affascinante. Tuttavia la concretezza, come frequentemente accade con i fenomeni della natura, risulta più articolata e intrigante di quanto appaia. Non è sufficiente infatti una perturbazione solare particolarmente violenta per assicurare lo spettacolo anche alle nostre coordinate geografiche.

L’elemento determinante è un indicatore poco familiare al pubblico generale, ma essenziale: l’indice geomagnetico Kp, una graduatoria che oscilla da 0 a 9 e che misura l’intensità con cui il campo magnetico del nostro pianeta viene “perturbato” dall’energia proveniente dalla stella. Affinché l’ovale aurorale possa estendersi fino all’Italia sono necessari livelli eccezionali, attorno a Kp 8 o persino 9, circostanze rare che si manifestano esclusivamente durante tempeste geomagnetiche estreme.

Nella maggioranza delle situazioni, anche in presenza di potenti deflagrazioni solari o di emissioni di massa coronale orientate verso il nostro mondo, l’aurora rimane limitata alle zone più settentrionali del continente europeo. Nel nostro territorio, gli avvistamenti sono stati possibili solamente in rarissime circostanze, prevalentemente nelle regioni settentrionali, e durante perturbazioni di categoria G4 o G5. Attualmente, nonostante l’intensa attività della regione solare AR 4366, le previsioni suggeriscono che l’energia in arrivo potrebbe non bastare a spingere l’aurora fino ai nostri cieli. L’aspirazione permane, dunque, ma per il momento più prossima all’orizzonte settentrionale che sopra le nostre metropoli.

Rimane comunque il dato che AR 4366 continua a rappresentare un oggetto di attenta osservazione. Con una configurazione magnetica così articolata e una generazione quasi continua di deflagrazioni ed esplosioni solari, questa regione potrebbe ancora riservarci sorprese. E quando il Sole decide di manifestare la sua potenza, anche a milioni di chilometri di distanza, merita sempre rimanere aggiornati.