Imballaggi dal micelio: la rivoluzione green contro il polistirolo

micelio polistirene

Alcuni materiali rappresentano simbolicamente l’era contemporanea. Il polistirolo, conosciuto anche come polistirene espanso, ne è un esempio emblematico: pratico, conveniente e diffusissimo. È presente negli imballi per elettrodomestici, nei pacchi delle spedizioni e-commerce, persino nei sistemi di isolamento termico. La sua ubiquità lo ha reso quasi invisibile. Tuttavia rappresenta anche uno degli emblemi più tangibili della cultura dello spreco, contribuendo massicciamente alla diffusione di microplastiche e risultando estremamente problematico da avviare al riciclo efficace.

Fortunatamente esiste già un’alternativa concreta che proviene da un regno naturale inaspettato: quello fungino. Infatti il micelio, l’apparato vegetativo filamentoso che rappresenta la struttura principale dei funghi, viene oggi impiegato per generare un materiale sostitutivo del polistirene in appena una settimana di sviluppo biologico.

Come funziona il materiale miceliale e il suo potenziale nel settore degli imballaggi

Il meccanismo è tanto elementare quanto innovativo. Si impiegano residui agricoli, come fibre di canapa o altri scarti vegetali, che vengono sottoposti a sterilizzazione e successivamente inoculati con micelio. Nella fase di crescita, il micelio genera una struttura reticolare che aggrega naturalmente le fibre attraverso la chitina, un composto organico che agisce da legante naturale.

Non occorrono adesivi artificiali né sostanze chimiche di sintesi. Il materiale si sviluppa direttamente dentro stampi predefiniti e, trascorsi circa sette giorni, viene sottoposto a essiccazione per arrestare l’attività biologica e consolidarlo.

L’esito è straordinario: un materiale dalla struttura leggera ma robusta, dotato di eccellenti proprietà di ammortizzazione, naturalmente isolante termicamente e anche con caratteristiche fonoassorbenti. Può salvaguardare contenitori in vetro, apparecchiature elettroniche, dispositivi di varie dimensioni, fino a trovare applicazione come pannellatura isolante.

La distinzione fondamentale rispetto al polistirene si manifesta al termine della vita utile. Questo materiale fungino può essere conferito nella raccolta organica o compostato domesticamente, dove si biodegrada nell’arco di settimane o alcuni mesi, reintegrandosi nel ciclo biologico naturale senza rilasciare frammenti plastici persistenti per secoli.

Le imprese pioniere della trasformazione sostenibile

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Nel territorio britannico è attiva Magical Mushroom Company, che realizza imballi compostabili derivati dal micelio progettati per rimpiazzare direttamente il polistirene espanso, con implementazioni già operative nel comparto industriale. Oltreoceano, Ecovative Design è stata tra le prime realtà a commercializzare biomateriali fungini su scala produttiva, stringendo partnership anche con multinazionali come IKEA per diminuire l’impiego di packaging plastici.

Anche il nostro Paese vanta una realtà all’avanguardia. Smush Materials nasce come spin-off del Politecnico di Milano e si dedica alla conversione di residui agricoli territoriali in imballaggi compostabili destinati a comparti come automotive, elettronica, cosmetica e design. Il procedimento è completamente circolare: si utilizzano scarti organici per ottenere un materiale che, concluso il suo ciclo, può essere restituito al suolo. In Repubblica Ceca e in Nuova Zelanda, ad Auckland, altre startup stanno elaborando soluzioni simili, con materiali che “si sviluppano al buio” e assicurano prestazioni paragonabili ai materiali convenzionali.

Il comparto non è più un ambito sperimentale di nicchia: sta catalizzando finanziamenti significativi e investimenti milionari per ampliare la capacità produttiva. Il polistirene espanso è estremamente leggero e proprio questa caratteristica lo rende difficilissimo da recuperare e riciclare efficacemente. Si sbriciola con facilità trasformandosi in microplastica, penetra nei sistemi idrici, negli oceani, nei terreni coltivati. Può persistere nell’ambiente per centinaia di anni.

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Il packaging derivato dal micelio propone un mutamento di paradigma radicale: dalla logica dell’estrazione petrolchimica a quella della coltivazione rigenerativa, dalla permanenza all’effimero controllato, dal rifiuto alla reintegrazione nel suolo. La vera sfida contemporanea riguarda la scalabilità industriale. Per rimpiazzare realmente il polistirene serve una produzione su ampia scala, servono capitali, imprese disposte a modificare l’approccio e consumatori informati pronti a supportare questa trasformazione.

Fonte: Magicalmushroom