Da più di tre decenni ci ha permesso di esplorare l’infinito, offrendoci scatti che hanno rivoluzionato la nostra percezione dell’universo. Il telescopio spaziale Hubble ha rappresentato molto più di un semplice apparato tecnologico: è stato uno sguardo privilegiato sul cosmo, in grado di documentare la formazione stellare e l’immensità dello spazio con una nitidezza senza precedenti. Tuttavia, quella straordinaria prospettiva sta progressivamente svanendo. E l’interrogativo che emerge con crescente urgenza è tanto diretto quanto inquietante: Hubble precipiterà realmente sul nostro pianeta?
Secondo le valutazioni degli esperti, la risposta è affermativa. Non nell’immediato, ma nell’arco dei prossimi anni. E non si tratterà di una discesa pianificata o gestita.
Le cause del progressivo abbassamento orbitale
Hubble compie la sua traiettoria attorno al nostro pianeta a centinaia di chilometri d’altezza, tuttavia lo spazio, a tali quote, non risulta totalmente privo di componenti atmosferiche. Persiste una leggera resistenza che, continuamente, rallenta il telescopio costringendolo a perdere gradualmente altitudine. Si tratta di un fenomeno impercettibile, inavvertibile, ma inesorabile.
A rendere ancora più complessa la situazione interviene l’astro solare. Quando l’attività del Sole si intensifica, l’atmosfera del nostro pianeta tende a dilatarsi, aumentando la propria densità anche alle quote orbitali. Ciò comporta maggiore frizione e un deterioramento accelerato della traiettoria. Ed è precisamente questo il motivo per cui le stime rimangono variabili.
Le proiezioni più recenti identificano il 2033 come l’anno più verosimile per la caduta definitiva, ma non si esclude che, qualora l’attività solare risultasse particolarmente intensa, l’evento possa verificarsi già attorno al 2029. Gli specialisti convergono su un aspetto: Hubble difficilmente manterrà la propria orbita oltre il 2040.
Una discesa priva di gestione
Nella concezione iniziale, Hubble non sarebbe mai dovuto giungere a questo epilogo. Era stato progettato per essere raggiunto e “amministrato” dallo Space Shuttle, che avrebbe potuto orchestrarne la discesa o garantirne la messa in sicurezza. Con la conclusione di quel programma, tuttavia, tale opzione è scomparsa. Attualmente il telescopio è sprovvisto di propulsori o sistemi per una discesa pianificata.
Secondo le ricerche commissionate dall’agenzia spaziale statunitense NASA, il rientro non costituisce un pericolo su scala planetaria, ma non può essere considerato un evento insignificante. Durante la penetrazione nell’atmosfera, la maggior parte della struttura si frantumerà a causa dell’attrito, ma alcuni componenti più resistenti potrebbero resistere e giungere fino alla superficie.
Le simulazioni indicano che questi residui potrebbero distribuirsi lungo una fascia estremamente estesa, tra i 350 e gli 800 chilometri, rendendo impossibile determinare con ampio margine temporale il punto d’impatto. È proprio questo aspetto a generare apprensione.
Il pericolo per la popolazione rimane contenuto, considerato che oceani e territori disabitati ricoprono la maggioranza della superficie terrestre. Ciononostante, i calcoli evidenziano una probabilità di incidente pari a circa 1 su 330 lungo il percorso orbitale di Hubble. Un valore che oltrepassa la soglia di sicurezza comunemente ritenuta accettabile per i rientri non controllati. Nelle ipotesi più critiche, qualora frammenti di notevoli dimensioni dovessero colpire zone densamente abitate, si ipotizzano potenziali vittime, cifre teoriche che servono principalmente a quantificare il rischio piuttosto che a predire scenari reali.
Per tale ragione gli esperti sottolineano un elemento cruciale: sorvegliare ininterrottamente la traiettoria di Hubble. Solamente attraverso un’osservazione continua del suo comportamento sarà possibile perfezionare le previsioni e diminuire le incertezze.
Nel frattempo, mentre il suo epilogo si approssima, Hubble prosegue nell’attività che ha sempre svolto con eccellenza: scrutare l’universo e descrivercelo, rammentandoci che persino le icone della scienza, inevitabilmente, devono confrontarsi con la forza di gravità.
Fonte: NASA
