Il metodo estremo del docente bulgaro: 15 ore di studio e zero tecnologia

Teodosi Teodosiev

Nei Balcani esiste un docente che da anni opera nell’ombra, all’interno di un edificio scolastico quasi abbandonato, e che riesce a plasmare alcune delle intelligenze scientifiche più promettenti del continente. Il suo nome è Teodosi Teodosiev, settantotto anni, noto in patria come “il maestro d’oro”. Questo appellativo non deriva da un riconoscimento simbolico, bensì da un risultato tangibile: gran parte dei riconoscimenti aurei ottenuti dalla Bulgaria nelle competizioni internazionali di fisica portano l’impronta del suo insegnamento.

La sua vicenda ha raggiunto l’attenzione internazionale attraverso un’inchiesta televisiva del canale franco-tedesco ARTE, che ha documentato un approccio didattico estremo, distante anni luce dalla formazione digitale e dalle facilitazioni tecnologiche che caratterizzano oggi le istituzioni scolastiche occidentali. Un approccio che genera dibattito, ma che pone un interrogativo scomodo: stiamo realmente formando giovani capaci di ragionare autonomamente?

Una visione della formazione senza concessioni

Teodosiev tiene lezioni gratuite in un istituto abbandonato vicino a Kazanlak, al di fuori del circuito educativo tradizionale. Qui giungono ragazzi selezionati tramite gare nazionali di matematica e fisica, pronti ad affrontare un percorso estremamente impegnativo pur di acquisire competenze solide. Le sessioni didattiche proseguono durante tutto l’anno, senza interruzioni significative, e nei mesi estivi si trasferiscono nella Valle delle Rose, trasformata in un’aula all’aperto dedicata alla fisica teorica.

Per partecipare ai corsi, le famiglie versano circa 330 euro. Una somma considerevole in una delle nazioni più povere dell’Unione Europea, dove gli investimenti pubblici nell’istruzione rimangono tra i più contenuti del continente. Nel 2022 la Bulgaria ha destinato soltanto 685 milioni di euro al settore educativo, una cifra irrisoria rispetto ai grandi Stati europei. Le conseguenze emergono anche nei test PISA, che posizionano il Paese nelle ultime posizioni per abilità scientifiche e matematiche. In questo scenario, l’istituto di Teodosiev rappresenta un’eccezione resiliente, quasi una forma di ribellione educativa.

Quindici ore di impegno quotidiano, dispositivi banditi e confronto con l’intelligenza artificiale

Il nucleo centrale dell’approccio di Teodosiev è la rigida disciplina. Gli allievi arrivano a dedicare fino a quindici ore quotidiane allo studio, con sessioni ripetute di fisica quantistica e lunghe serie di esercizi che proseguono fino a tarda sera. Ogni studente riceve un cronometro per monitorare il tempo effettivo impiegato nello studio. Anche le interruzioni vengono sorvegliate, perché secondo il professore la concentrazione rappresenta un impegno individuale.

I dispositivi mobili sono completamente proibiti. Nessun social network, nessuna connessione internet. Una decisione che nasce anche da un’esperienza familiare: Teodosiev riferisce che sua figlia conquistava medaglie in ogni competizione di fisica, fino all’acquisto del primo smartphone, che avrebbe spezzato quella sequenza di successi. Da questa vicenda nasce una critica severa verso i sistemi educativi occidentali, accusati di voler semplificare tutto e renderlo gradevole, dimenticando che alcune materie, come la fisica, esigono sforzo e costanza.

Nel suo ragionamento trova spazio anche l’intelligenza artificiale. Non come avversario, ma come parametro di valutazione. Se un allievo riesce a risolvere un quesito che una macchina non può affrontare, allora ha sviluppato una modalità di pensiero che lo rende autentico e insostituibile. Per Teodosiev, l’obiettivo non consiste nel superare un algoritmo, ma nel costruire un’intelligenza solida, in grado di gestire la complessità senza ricorrere a facilitazioni.

Tra risultati straordinari e migrazione dei talenti

Numerosi ex allievi di Teodosiev oggi risiedono e operano oltre confine. Alcuni hanno completato percorsi accademici accelerati in atenei prestigiosi come University of Cambridge, Harvard University e il MIT. Tra questi figura Katerina Naidonova, medaglia d’oro alle Olimpiadi internazionali di fisica, attualmente ricercatrice presso il Medical Research Council Laboratory of Molecular Biology. Il suo lavoro ha contribuito alla realizzazione di strumenti essenziali per la microscopia elettronica, impiegati anche nello studio del SARS-CoV-2.

Un altro ex studente, Petko Dinev, dirige negli Stati Uniti un’impresa che produce camere ad alta risoluzione utilizzate dalla NASA nelle missioni spaziali, incluse quelle lunari. Storie di eccellenza che però rivelano anche una criticità strutturale: ogni anno circa 100.000 bulgari abbandonano il Paese, e tra questi molti giovani scienziati formati proprio da Teodosiev.

Il professore ne è pienamente cosciente e non lo dissimula. Per questa ragione sta sviluppando un progetto che trascende la sua presenza: una scuola di fisica permanente sulle montagne bulgare, concepita come luogo isolato e preservato, dove l’apprendimento possa proseguire anche dopo la sua scomparsa. Per Teodosiev, le persone sono transitorie, ma ciò che edificano può perdurare. A condizione che qualcuno sia ancora disposto a impegnarsi seriamente, senza dispersioni.