Una nuova ondata di contestazione digitale sta travolgendo i social network, prendendo di mira ancora una volta Donald Trump. Al centro della polemica ci sono due hashtag diventati fenomeni virali: #DraftBarron e #SendBarron, che stanno scatenando reazioni accese per una ragione ben precisa.
Migliaia di persone stanno lanciando una provocazione diretta alla Casa Bianca attraverso una richiesta simbolica ma potente: arruolare il figlio diciannovenne del magnate, Barron Trump, e inviarlo in zona di conflitto. Questa campagna social è esplosa in seguito all’intensificarsi delle tensioni militari che coinvolgono Stati Uniti, Israele e Iran, culminate nella tragica perdita di sei militari americani durante un attacco con drone in Kuwait, nel corso delle operazioni statunitensi nell’area.
Da quel momento tragico, la rete si è mobilitata diffondendo un messaggio provocatorio quanto chiaro:
Se l’amministrazione ritiene indispensabile il conflitto armato, anche i rampolli delle famiglie al potere dovrebbero essere pronti a indossare la divisa.
Le parole d’ordine che sfidano il potere
Il concetto alla base di questi hashtag è tanto elementare quanto volutamente controverso: molti ritengono che le scelte belliche vengano adottate da leader i cui discendenti non affrontano mai i pericoli del campo di battaglia. Ecco perché si è diffuso questo slogan diventato virale:
Se il conflitto è davvero necessario, allora mandate pure Barron.
Il più giovane dei figli del presidente ha compiuto 19 anni e rientra dunque nell’età che negli USA prevede la registrazione al sistema di arruolamento militare (il Selective Service), obbligatorio per gli uomini dai 18 ai 25 anni, sebbene la nazione non applichi una coscrizione obbligatoria dal 1973. Il ragazzo è così diventato l’emblema di una critica ben più vasta: la frattura tra chi ordina le guerre e chi effettivamente le combatte.
Il portale satirico che ha amplificato la controversia
Ad alimentare ulteriormente la protesta ha contribuito un portale satirico apparso online, DraftBarronTrump.com, ideato da un ex sceneggiatore della celebre serie animata South Park.
Il sito ridicolizza la retorica patriottica attraverso dichiarazioni ironiche del tipo:
L’America è potente perché i suoi governanti sono coraggiosi. Ovviamente anche Barron è pronto a proteggere la nazione.
La piattaforma presenta immagini parodistiche e finti commenti attribuiti al clan Trump, con uno stile deliberatamente ironico concepito per smontare la narrazione ufficiale sui conflitti armati.
Meme, montaggi fotografici e milioni di interazioni. In pochissime ore gli hashtag hanno conquistato le tendenze statunitensi, con immagini satiriche del giovane Trump in tenuta militare, fotomontaggi ampiamente condivisi e messaggi che invocano “sacrifici equi per tutti”:
In numerosi post ricorre la stessa affermazione:
Se pretendi che i militari rischino la vita, devi essere pronto a far correre gli stessi pericoli anche ai tuoi familiari.
Naturalmente questa campagna non rappresenta una vera richiesta di coscrizione, bensì una provocazione politica finalizzata a sottolineare quello che numerosi utenti percepiscono come un palese doppio standard: le scelte militari vengono adottate da governanti ed élite che non affrontano personalmente le conseguenze dei conflitti.
