Sul finire degli anni Cinquanta, l’immaginazione dei costruttori automobilistici americani non conosceva limiti. In quel contesto di fervore tecnologico, Ford elaborò un progetto che oggi appare quasi fantascientifico: una vettura spinta da un reattore atomico in miniatura.
Nel 1958 la casa di Detroit svelò la Ford Nucleon, un veicolo concepito per utilizzare un piccolo reattore capace di generare energia termica attraverso la fissione nucleare. Secondo il progetto degli ingegneri, questo calore avrebbe dovuto produrre vapore per alimentare una turbina collegata a un generatore elettrico che, a sua volta, avrebbe fornito corrente ai motori della vettura. Un meccanismo articolato che, almeno sulla carta, prometteva prestazioni straordinarie: percorrenze fino a 8.000 chilometri senza alcun rifornimento, ben superiori a qualsiasi automobile convenzionale dell’epoca.
L’utopia atomica per trasformare la mobilità

Il ragionamento appariva lineare: se sommergibili e navi da guerra a propulsione nucleare potevano operare per lunghi periodi senza fermarsi, perché non applicare la medesima tecnologia alle automobili? Era l’era in cui l’atomo sembrava la risposta universale, un momento storico in cui si vagheggiava un domani luminoso grazie alla forza dell’uranio.
La Nucleon, tuttavia, non superò mai la fase di modello in scala. Il concept presentato nel febbraio del 1958, realizzato in scala 1:33, rappresentò l’unica testimonianza concreta del progetto. Nessun esemplare funzionante percorse mai una strada: l’automobile restò un esperimento teorico, più affine alla letteratura fantascientifica che alla realtà ingegneristica.
Design avveniristico e ostacoli invalicabili
Il modellino esibiva uno stile caratteristico dell’entusiasmo estetico tipico degli anni Cinquanta: muso allungato, ampio parabrezza avvolgente e linee aerodinamiche che evocavano veicoli spaziali e missili. L’elemento più audace, però, riguardava il sistema di alimentazione: Ford concepiva un modulo nucleare sostituibile, pensato per essere cambiato in apposite stazioni di servizio, come fosse un comune serbatoio intercambiabile.
Una prospettiva di percorrenza teoricamente illimitata, che però si infrangeva contro barriere tecnologiche insormontabili. Ridurre le dimensioni di un reattore nucleare garantendo standard di sicurezza adeguati era impossibile allora e rimane problematico ancora oggi. Le criticità toccavano ogni aspetto: schermatura dalle radiazioni, pericoli in caso di collisione, smaltimento dei materiali radioattivi e inefficienza del sistema energetico, che richiedeva ben due conversioni – da calore a energia meccanica, poi a corrente elettrica. Ogni trasformazione moltiplicava perdite e complicazioni.
La Nucleon, oggi, rappresenta un reperto storico. Un manufatto che dice molto più dell’automobile stessa: testimonia un’epoca che nutriva fiducia incrollabile nell’energia nucleare come panacea e che, trascinata dall’euforia tecnologica, tentava di immaginare un mondo dove persino una comune berlina avrebbe potuto funzionare come una piccola centrale elettrica.
Eppure, a distanza di tanti anni, è proprio quella distanza tra aspirazioni e concretezza che rende intrigante questa vicenda. La Ford Nucleon resta un’icona della fantasia, dei vincoli e delle ambizioni di un periodo in cui il futuro appariva, davvero, privo di ostacoli.
Fonte: thehenryford
