Falla di sicurezza negli auricolari wireless: rischio spionaggio

Auricolari Bluetooth sotto attacco

Li utilizziamo quotidianamente senza pensarci troppo. Sui mezzi pubblici, durante le passeggiate, in ufficio o tra le mura domestiche. Gli auricolari wireless sono ormai un’appendice naturale dei nostri telefoni. Eppure, una recente scoperta di esperti di sicurezza informatica europei accende un campanello d’allarme: un difetto tecnico può convertire questi dispositivi in veri e propri strumenti di sorveglianza.

Il problema identificato porta il nome di WhisperPair ed è stato portato alla luce da studiosi dell’Università belga di Lovanio. Coinvolge il meccanismo di associazione veloce Google Fast Pair, implementato in numerose cuffie e auricolari senza fili. Un termine tecnico poco familiare ai più, ma che rappresenta quella tecnologia che permette al telefono di riconoscere immediatamente le cuffie non appena si apre la custodia.

Quando la praticità si trasforma in vulnerabilità

Il nocciolo della questione è disarmante nella sua semplicità, ed è proprio questa caratteristica a renderlo allarmante. Determinati auricolari wireless accettano connessioni anche in assenza di un’esplicita autorizzazione da parte dell’utilizzatore, ovvero senza che sia stato avviato intenzionalmente il processo di abbinamento.

In sostanza, se qualcuno con cattive intenzioni si trova sufficientemente vicino – pensiamo alla distanza tipica di una pensilina del bus – può collegare i tuoi auricolari al proprio smartphone in pochissimo tempo, senza messaggi di allerta evidenti o segnalazioni chiare sul tuo dispositivo.

Da questo momento in poi, il controllo del dispositivo non è più esclusivamente tuo. L’aggressore può riprodurre suoni inattesi, interferire con l’audio in riproduzione, ma soprattutto, nei modelli equipaggiati con microfono, captare ciò che viene detto nelle vicinanze. Dialoghi riservati, chiamate telefoniche, suoni dell’ambiente circostante. Il tutto mentre tu continui a utilizzarli normalmente.

La minaccia più insidiosa

Esiste un elemento che genera ancora più preoccupazione tra gli esperti, e riguarda la geolocalizzazione. Diversi auricolari compatibili con Fast Pair funzionano anche con Find Hub, la piattaforma di localizzazione di Google concepita per recuperare dispositivi persi.

Se un paio di cuffie wireless non è mai stato registrato su un profilo Google, un malintenzionato può procedere con la registrazione al tuo posto. Da quel momento, utilizzando la rete di dispositivi Android che transitano nelle vicinanze, diventa possibile ricostruire gli spostamenti dell’utente. Non con la precisione di un sistema GPS in tempo reale, ma con sufficiente accuratezza da individuare routine, tragitti abituali e luoghi frequentati. Il contrasto è evidente: una funzionalità progettata per essere utile si trasforma in mezzo di controllo.

Una criticità estesa, non un episodio isolato

La vulnerabilità WhisperPair non interessa un singolo modello o un produttore marginale. Secondo la ricerca, numerosi dispositivi affetti dal problema hanno superato controlli di qualità e iter di certificazione, inclusi quelli relativi a Google Fast Pair. Tra i marchi coinvolti figurano nomi molto noti anche in Italia, come Sony, JBL, Xiaomi, OnePlus, Logitech e la stessa Google.

La falla è stata comunicata nell’agosto 2025 ed è stata catalogata come critica con l’identificativo CVE-2025-36911. Alcuni aggiornamenti correttivi sono già stati distribuiti, ma i ricercatori stessi invitano alla prudenza: non tutte le correzioni appaiono completamente efficaci.

Chi deve fare più attenzione e perché il rischio non riguarda solo Android

Un aspetto frequentemente trascurato è che non è necessario possedere uno smartphone Android per essere esposti al rischio. Anche gli utenti iPhone possono risultare vulnerabili se utilizzano auricolari di produttori terzi compatibili con Fast Pair e non li hanno mai associati a un profilo Google. Il punto critico, infatti, non risiede nel telefono, ma nell’implementazione della tecnologia Bluetooth negli auricolari stessi. E questo rende la problematica trasversale, difficile da individuare e ancora più semplice da sottovalutare.

Non ci troviamo davanti a uno scenario da thriller tecnologico o a una minaccia irrealizzabile. L’attacco deve essere eseguito rapidamente e in prossimità della persona. Inoltre, quando gli auricolari sono riposti nella custodia, l’attacco non può essere portato a termine. Ciò premesso, la consapevolezza rimane l’unica vera protezione. Aggiornare il firmware dei propri auricolari, utilizzare le applicazioni ufficiali per verificare le connessioni attive e non procrastinare gli aggiornamenti di sistema rappresenta oggi il metodo più efficace per limitare i pericoli.

Per chi ha già collegato correttamente gli auricolari al proprio profilo, mantiene software e applicazioni aggiornati e monitora eventuali comportamenti insoliti, non c’è ragione di preoccuparsi eccessivamente. Ma questa vicenda ci insegna qualcosa di importante: anche i dispositivi più piccoli, quelli che consideriamo innocui, possono rivelare molto su di noi.

Fonte: Whisperpair.eu