Droni svelano città romana nascosta lungo l’Appia senza scavi

Fioccaglia di Flumeri - Università del Salento

Esistono luoghi dove la storia giace sepolta sotto metri di terreno, nascosta tra campi agricoli e vegetazione moderna. L’Irpinia rappresenta uno di questi territori ricchi di segreti. Per decenni, il percorso della Via Appia in questa regione, la celebre arteria consolare appena insignita del titolo di Patrimonio Mondiale dell’Umanità, è rimasto poco più che una congettura tracciata sulle carte degli esperti, quasi impercettibile nel paesaggio contemporaneo. Adesso, l’innovazione tecnologica sta riportando in superficie quella traccia perduta insieme a un intero insediamento romano dimenticato dal tempo.

A far riemergere questo patrimonio sommerso – senza ancora rimuovere nemmeno un grammo di terra – sono stati velivoli senza pilota, rilevatori termici e sofisticate prospezioni geofisiche. Il risultato lascia senza parole: nell’area di Flumeri, nella provincia di Avellino, la località di Fioccaglia mostra con precisione l’architettura di un nucleo urbano romano ben organizzato, imponente e di rilevanza strategica. Un insediamento che diversi ricercatori associano all’antica Forum Aemilii, fiorente tra il secondo e il primo secolo avanti Cristo, durante le profonde trasformazioni dell’epoca repubblicana.

Il ritrovamento è il risultato di un progetto di ricerca realizzato dall’Università del Salento, affiancata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino e dal comune di Flumeri. A dirigere le operazioni è il professor Giuseppe Ceraudo, da anni impegnato nella mappatura della rete viaria romana lungo le consolari Appia e Traiana.

Un insediamento che riaffiora senza toccare il suolo

L’aspetto più straordinario di questa rivelazione riguarda l’approccio utilizzato. In un periodo storico dove si discute sempre più di conservazione ambientale e di sostenibilità anche nelle indagini scientifiche, l’archeologia sta evolvendo radicalmente. A Fioccaglia non sono stati impiegati attrezzi tradizionali per lo scavo, bensì tecnologie in grado di “vedere” attraverso gli strati terrestri.

Le ricerche hanno integrato rilevamenti magnetometrici, georadar e mappature aeree mediante droni equipaggiati con sensori termici e multispettrali. In sostanza, una scansione completa del sottosuolo. Le costruzioni interrate modificano lo sviluppo della flora e le caratteristiche magnetiche del terreno; i dispositivi captano queste variazioni, producendo planimetrie precise di quanto si cela sotto la superficie.

È attraverso questo processo che sono stati individuati tracciati viari, complessi pubblici e aree monumentali. Senza interventi invasivi, con un notevole contenimento dei costi economici ed energetici, e con un disturbo minimo all’ecosistema circostante. Una dimostrazione tangibile di come progresso tecnologico e salvaguardia possano collaborare efficacemente.

L’importanza aumenta considerando che in Irpinia il tracciato della Via Appia diventa quasi impercettibile fino a raggiungere Benevento. Attualmente conosciamo soltanto una frazione minima del percorso in questo territorio, mentre in Basilicata e Puglia la strada consolare è più facilmente tracciabile fino allo scalo marittimo di Brindisi. La scoperta di Fioccaglia rappresenta quindi un elemento cruciale per completare il quadro storico.

Piazza centrale, struttura teatrale e vie perpendicolari: l’aspetto maestoso di Fioccaglia

Le rappresentazioni grafiche ottenute dalle indagini rivelano nitidamente un tessuto urbano a schema ortogonale, caratteristico degli insediamenti romani di fondazione programmata. Le arterie stradali si intersecano con regolarità geometrica, definendo quartieri spaziosi e razionalmente organizzati. È l’evidenza di una pianificazione deliberata, di un centro abitato concepito per resistere nei secoli.

Tra le costruzioni più rilevanti identificate emerge il Foro, nucleo amministrativo e mercantile dell’abitato. È stata tracciata l’ampia area pubblica centrale e il contorno degli edifici istituzionali che vi si affacciavano. Accanto al Foro appare un’altra rivelazione destinata a modificare la comprensione del sito: una struttura teatrale di dimensioni medie, progettata per accogliere approssimativamente settemila persone.

Un teatro significa rappresentazioni, raduni, dinamiche sociali. Significa una collettività attiva, inserita nei canoni culturali romani. Non ci troviamo di fronte a un semplice punto di sosta lungo la via consolare, ma a un polo urbano articolato, con aspirazioni e servizi pubblici di rilievo.

Il sito era già conosciuto grazie a precedenti campagne di scavo condotte negli anni Ottanta del secolo scorso, che avevano rivelato un decumano lastricato e un’abitazione signorile ornata secondo il “primo stile pompeiano”. Le nuove indagini espandono quella visione, confermando che Fioccaglia disponeva di complessi pubblici e privati di notevole prestigio.

La sua collocazione lungo l’Appia e la probabile connessione con una diramazione consolare voluta nel 126 a.C. dal console Marco Emilio Lepido, denominata Via Aemilia in Hirpinis, chiariscono l’importanza strategica dell’area nella rete dei collegamenti dell’Italia meridionale.

Un elemento fondamentale per interpretare la romanizzazione dell’interno

Questa rivelazione non costituisce semplicemente un episodio archeologico. È un contributo significativo per interpretare la romanizzazione delle zone interne campane tra secondo e primo secolo a.C., un fenomeno che ha modificato radicalmente territori, sistemi economici e identità culturali locali.

La pianificazione urbana, l’imponenza delle costruzioni pubbliche, la presenza di una struttura teatrale e di una piazza centrale narrano l’inserimento di questo territorio nel sistema politico ed economico romano. Testimoniano inoltre la capacità delle popolazioni locali di adattarsi, evolversi e interagire con l’autorità centrale.

I risultati della ricerca verranno illustrati il 27 febbraio a Lecce durante un incontro pubblico organizzato dal Dipartimento di studi salentini in accordo con il Cnr. Nell’estate 2026 inizierà una nuova campagna di scavo finalizzata a riportare in superficie l’intero insediamento.

Sotto i terreni agricoli dell’Irpinia, quindi, non riposa soltanto il ricordo. Riposa un centro urbano che torna a manifestarsi grazie alla tecnologia, ricordandoci che il passato non è mai realmente svanito: attende soltanto gli strumenti adeguati per raccontarsi nuovamente.

Fonte: Università del Salento