Calzari giganti romani ritrovati nel Nord Inghilterra: un enigma

Scarpe romane giganti

Una scoperta archeologica straordinaria sta suscitando grande curiosità tra gli esperti di storia antica: nelle vicinanze del Vallo di Adriano, situato nel settentrione inglese, un gruppo di ricercatori ha portato alla luce trentadue calzari risalenti all’epoca imperiale romana, caratterizzati da misure davvero eccezionali. L’esemplare più imponente raggiunge 32,8 centimetri di lunghezza totale: equivalente a una taglia 14 statunitense o 13 britannica, dimensioni rarissime per quel periodo storico.

La scoperta è stata effettuata presso il presidio militare romano di Magna, una fortificazione antica ubicata nel Northumberland, dove lo scorso maggio è stata inaugurata una nuova campagna di scavi in una trincea romana chiamata scherzosamente “ankle-breaker” – ovvero “spezza-caviglie”. In questo luogo i Romani, oltre a edificare strutture difensive, smaltivano anche i propri scarti, comprese le calzature usurate. Ed è proprio in quella discarica che sono affiorate calzature maschili di proporzioni straordinarie che oggi sollevano nuove domande sulla natura delle truppe che presidiavano la Britannia settentrionale.

Guerrieri di statura superiore o provenienti da regioni remote dell’impero?

A destare meraviglia non è soltanto il numero di reperti, ma principalmente le dimensioni fuori dal comune di numerosi esemplari recuperati. Otto calzari su trentadue oltrepassano i 30 centimetri di estensione, una misura completamente anomala rispetto ad altri ritrovamenti simili dell’epoca. Il confronto con il vicino insediamento di Vindolanda – tra i siti romani più indagati a settentrione del Vallo – rende il fenomeno ancora più intrigante.

A Vindolanda, distante appena sette miglia (circa 11 km) dal presidio di Magna, sono state rinvenute più di 5.000 calzature romane nel corso degli ultimi cinquant’anni di ricerche. Tuttavia, solamente quattro o cinque esemplari superano la soglia dei 30 centimetri. La maggioranza degli occupanti di Vindolanda – militari, abitanti civili, donne e fanciulli – possedeva piedi (e verosimilmente altezze) decisamente inferiori.

Secondo Rachel Frame, una delle studiose impegnate negli scavi, è ipotizzabile che i militari di Magna fossero fisicamente più robusti:

È possibile che provenissero da un’area differente dell’Impero, forse dalle zone settentrionali o dalle province balcaniche, dove l’altezza media era maggiore, ma per ora rimane una speculazione. Sappiamo soltanto che si tratta di un fenomeno estremamente raro.

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Le calzature mostrano una conservazione eccezionale

A rendere il ritrovamento ancor più significativo è il notevole grado di preservazione delle calzature. Grazie alle peculiari condizioni anaerobiche del sottosuolo, caratterizzate dall’assenza di ossigeno, il pellame è rimasto inalterato attraverso i secoli. In numerosi casi, le suole presentano ancora distintamente visibili i segni del battistrada, un particolare estremamente raro in ritrovamenti analoghi.

Ma non si tratta esclusivamente di calzari di grandi dimensioni: nello stesso contesto archeologico sono emerse anche calzature di piccola taglia, una testimonianza tangibile che i legionari romani di stanza a Magna convivevano con i propri nuclei familiari. Un frammento di quotidianità che riaffiora dopo duemila anni con tutta la sua intensità umana.

La professoressa Elizabeth Greene, specialista in calzature antiche e docente presso la Western University in Ontario, dirige anche la collezione di calzari dell’istituto archeologico di Vindolanda, che da tempo dispone di un vero e proprio “esperto di calzature” nel proprio organico. Greene evidenzia che, anche considerando il naturale ritiro del pellame dopo il recupero (fino a 1 cm), le proporzioni di questi calzari rimangono straordinarie:

Anche al termine del processo di conservazione, rimarranno tra gli esemplari più grandi mai rinvenuti.

Questo ritrovamento – unitamente alle molteplici altre scoperte provenienti dalla Britannia romana, come le particolari raffigurazioni di divinità alate o tracce alimentari simili alla pizza scoperte a Pompei – aiuta a rimodellare la nostra percezione dell’esistenza quotidiana nelle regioni più periferiche dell’Impero. E ci rammenta quanto ancora possiamo apprendere da ciò che il terreno custodisce nelle sue profondità.

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Fonte: Vindolandia