Quando l’innovazione tecnologica si fonde con la sensibilità umana, si aprono prospettive straordinarie per migliorare concretamente la vita quotidiana delle persone. È proprio ciò che è avvenuto in Corea del Sud, dove un istituto dedicato a ragazzi non vedenti e con difficoltà visive ha reinventato il tradizionale album dei ricordi scolastici, trasformandolo in un’esperienza concreta, toccante e davvero per tutti, fruibile anche da chi è privo della vista.
Il progetto prende vita presso la Daegu Kwangmyung School, una struttura educativa specializzata nell’istruzione di giovani ciechi e ipovedenti nella città di Daegu. In questo contesto, docenti e operatori hanno scelto di andare oltre i limiti dei classici album fotografici, che per questi ragazzi si riducevano tradizionalmente a mere pagine con caratteri Braille, completamente prive di ogni elemento visivo o tattile legato ai lineamenti delle persone.
Attraverso l’impiego di tecnologie di scansione tridimensionale avanzate e di dispositivi di stampa 3D, l’istituto ha prodotto album commemorativi contenenti rappresentazioni in rilievo dei visi dei compagni. Ciascun volto viene realizzato come un bassorilievo tattile, consentendo ai ragazzi di percepire con le mani i dettagli facciali, le caratteristiche uniche e persino le espressioni di coloro che hanno condiviso con loro il percorso educativo.
Un progetto nato dalla sinergia con un ateneo statunitense

L’intuizione originale proviene tuttavia da oltreoceano. Nel 2018, un gruppo formato da professori e allievi del dipartimento di ingegneria della Mercer University ha avviato una collaborazione impiegando tecnologie di stampa tridimensionale per realizzare album tattili destinati agli studenti della Georgia Academy for the Blind di Macon, nello stato della Georgia. Da quel momento sono stati realizzati più di 35 album per giovani con disabilità visive, generando memorie destinate a durare nel tempo. L’iniziativa è stata successivamente portata durante il viaggio Mercer On Mission in Corea del Sud, dove i partecipanti hanno creato album tridimensionali e ritratti familiari 3D per gli studenti ipovedenti della Drim School, ai quali è stato anche trasmesso il metodo di produzione, permettendo loro di proseguire autonomamente il progetto anche dopo la conclusione della missione.
L’intento era diffondere questa ricerca presso istituti e centri educativi in ogni parte del pianeta, per generare album e memorie destinate ai giovani con difficoltà visive.
Il meccanismo di creazione degli album tridimensionali
La procedura è al tempo stesso complessa e accurata. I ragazzi vengono sottoposti a una rilevazione tridimensionale del viso, in grado di registrare persino le minime sfumature dei tratti somatici. Le informazioni digitali vengono successivamente elaborate e convertite in modelli tridimensionali pronti per la stampa, ottimizzati per la lettura attraverso il senso del tatto.
Il prodotto finale è un album che non si limita a narrare una vicenda, ma la rende concretamente esplorabile. Insieme ai ritratti in rilievo, rimane naturalmente il testo in Braille, che arricchisce l’esperienza fornendo nomi, riferimenti temporali e messaggi personali, unendo parole e percezioni tattili in un unico supporto. Per numerosi studenti, questa rappresenta la primissima opportunità di “conoscere” fisicamente il volto di un compagno, di un amico di classe o di una persona significativa incontrata durante il percorso scolastico.
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Un effetto emotivo significativo
L’elemento più rilevante di questa iniziativa non riguarda soltanto la dimensione tecnologica, ma quella affettiva. Gli album commemorativi non sono banali strumenti didattici: costituiscono una testimonianza collettiva, un oggetto che resta con gli studenti ben dopo la conclusione del percorso scolastico. In precedenza, gli studenti privi della vista potevano conservare esclusivamente ricordi immateriali, legati alle descrizioni verbali. Adesso, invece, possono collegare un nome a una forma fisica, un legame di amicizia a un volto, un sorriso a una superficie riconoscibile attraverso il tatto.
Si tratta di una trasformazione che consolida il senso di comunità e di riconoscimento personale, rendendo l’esperienza educativa realmente equa rispetto a quella vissuta dagli studenti vedenti. Non sorprende che l’iniziativa sia stata riconosciuta come un modello esemplare di didattica inclusiva e di narrazione emotiva applicata all’ambito educativo.
Un esempio che anticipa il futuro dell’educazione accessibile
L’iniziativa della Daegu Kwangmyung School si colloca all’interno di un panorama più vasto di ricerca tecnologica nel settore dell’educazione speciale in Corea del Sud. In precedenza, progetti analoghi hanno coinvolto atenei, laboratori di ricerca e istituzioni formative, ma raramente erano riusciti a integrare in maniera così armoniosa progresso tecnico e dimensione umana.
Il riconoscimento internazionale ottenuto dall’iniziativa conferma che l’accessibilità non rappresenta un vincolo, ma uno stimolo all’innovazione. Convertire informazioni digitali in memorie tattili significa ripensare radicalmente il modo in cui la tecnologia può essere impiegata a beneficio delle persone, specialmente di chi rischia maggiormente l’esclusione. Questi album tridimensionali comunicano una realtà elementare ma troppo spesso trascurata: l’innovazione esprime il suo massimo potenziale quando include tutti.
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Fonte: 대구광명학교
