Rujm el-Hiri, lo Stonehenge d’Oriente: 28 cerchi svelati dai satelliti

Rujm el-Hiri

Un anello di pietra di 250 metri, eretto attorno a un piccolo cono vulcanico, con quattro muri che dal perimetro corrono verso il centro come i raggi di una ruota. Gli archeologi lo hanno battezzato Circle 9 e si trova sulle alture del Golan, non lontano da uno dei monumenti preistorici più misteriosi del Medio Oriente. Nella stessa area ne sono emersi altri 27, simili.

Al centro della vicenda c’è Rujm el-Hiri, noto come lo Stonehenge d’Oriente, un imponente complesso di pietre vecchio di millenni, il cui scopo resta ignoto. Per anni è stato ritenuto un’opera quasi senza eguali. Le immagini satellitari mostrano invece che attorno ad esso sorge una serie di strutture circolari, alcune persino più estese.

Lo studio, apparso su PLOS One, è opera di un gruppo guidato dalla Ben-Gurion University del Negev. Intanto un’altra indagine ha aggiunto un tassello inatteso: il monumento potrebbe essersi spostato e aver mutato orientamento nel corso dei millenni, trascinato dal suolo su cui poggia. Un dato che complica l’ipotesi, tanto affascinante, dell’antico osservatorio astronomico.

Una grande ruota di pietra di migliaia di anni fa

Il sito si trova sul Golan, territorio siriano occupato da Israele, a nord-est del lago di Tiberiade. Fu notato nel 1968 dall’archeologo Yizhaki Gal mentre analizzava fotografie aeree militari. Curioso, perché le pietre erano sempre state lì: a sfuggire era la forma d’insieme.

Da terra si vedono muri di roccia scura, in parte crollati e coperti dalla vegetazione. Dall’alto emerge invece un disegno maestoso: quattro anelli concentrici uniti da muri radiali che convergono su un tumulo centrale alto circa cinque metri.

Il diametro totale supera i 150 metri. Certi muri sono ancora alti due metri e mezzo e larghi più di tre. Il materiale è il basalto, roccia vulcanica comune nella zona. L’opera risale alla preistoria recente, forse tra il Calcolitico, quando si cominciò a lavorare il rame, e l’età del Bronzo, anche se la datazione delle singole parti è ancora dibattuta.

Sulla funzione si discute da oltre cinquant’anni. C’è chi pensa a cerimonie collettive, chi a un luogo di sepoltura per una figura di spicco, chi a un punto di ritrovo per le comunità locali.

Non manca l’idea di un osservatorio astronomico che scandiva le stagioni attraverso la posizione del Sole, suggerita dall’orientamento di alcuni ingressi e muri, apparentemente allineati con fenomeni come l’alba del solstizio d’estate. Per agricoltori e pastori conoscere il calendario era vitale, ma provare che le pietre fossero disposte per guardare il cielo è un’altra faccenda.

28 cerchi dai satelliti: il più grande misura 250 metri

La ricerca ha cambiato la scala del problema. Analizzando immagini ad alta risoluzione riprese in anni e stagioni diversi, gli studiosi hanno individuato 28 grandi strutture circolari nel raggio di 25 chilometri da Rujm el-Hiri. Solo due erano già note.

Le altre erano passate inosservate perché parzialmente crollate, nascoste dalla vegetazione o scambiate per i tanti muri a secco della regione. Cambiando stagione, luce e vegetazione, i profili diventano più leggibili.

Molti cerchi hanno due o tre anelli di basalto; alcuni misurano circa 50 metri, altri oltre 100, e spesso pareti interne dividono lo spazio in settori. Il più grande, Circle 9, raggiunge circa 250 metri di diametro e sorge a circa 300 metri da un piccolo affluente del torrente Gilbon. Il muro esterno è largo cinque metri e racchiude un cono vulcanico collegato al bordo da quattro pareti più sottili.

In altre zone le strutture formano piccoli gruppi: due cerchi distano circa 25 metri, altri hanno lunghi muri che forse univano edifici diversi. Un tratto ricorrente: molti monumenti sono vicini a corsi d’acqua stagionali e a antichi sistemi di delimitazione dei campi.

Spesso nei dintorni compaiono dolmen, tombe preistoriche in grandi lastre di pietra, e tumuli, cumuli di pietre o terra con possibile uso funerario. Resta da capire quali elementi siano coevi e quali aggiunti più tardi.

I cerchi potrebbero raccontare intere comunità

Tanti monumenti simili indicano che Rujm el-Hiri faceva parte di una tradizione costruttiva diffusa. Secondo l’archeologa Michal Birkenfeld, nella presentazione ufficiale dello studio, il sito è l’esempio più grandioso di un fenomeno più vasto, legato alla vita sociale ed economica delle popolazioni antiche.

I cerchi potrebbero aver ospitato riunioni e cerimonie o fungere da riferimenti per agricoltori e allevatori che si spostavano con gli animali seguendo acqua e pascoli. Luoghi riconoscibili nel paesaggio servivano a incontrarsi, organizzare attività comuni o delimitare aree.

Molti cerchi sembrano inseriti in una rete di muri e recinti. Ma manca un elemento decisivo: la maggior parte non è mai stata scavata. Le immagini mostrano i muri e la loro disposizione, non ciò che avveniva all’interno.

Lo Stonehenge d’Oriente si sarebbe spostato di decine di metri

Come se non bastasse, una ricerca precedente ha messo in dubbio l’orientamento originario. Nel novembre 2024 uno studio su Remote Sensing ha analizzato i movimenti geologici regionali con dati satellitari, misure GPS e proprietà magnetiche delle rocce.

Gli autori hanno ricostruito una lenta rotazione antioraria dell’area di Rujm el-Hiri, dovuta alle forze tettoniche che muovono la crosta terrestre. Parliamo di pochi millimetri all’anno, impercettibili senza strumenti.

Ma in migliaia di anni si accumulano. Secondo il modello, il monumento potrebbe essersi spostato di circa 30 metri in 4.000 anni. È una stima basata sulla ricostruzione geologica della regione, non una misura diretta sul sito. Per l’ipotesi astronomica conta soprattutto la possibile rotazione.

Se un ingresso era rivolto a un punto preciso dell’orizzonte, il suo orientamento sarebbe mutato insieme al terreno, e osservarlo oggi potrebbe condurre a conclusioni errate su ciò che i costruttori volevano vedere.

Gli studi precedenti cercavano corrispondenze tra ingressi, muri e astri considerando la struttura immobile. La nuova ricostruzione invita a rivedere quell’approccio. Non significa che il sito non avesse valore astronomico, ma gli allineamenti attuali da soli non bastano a dimostrarlo.

Il mistero dei cerchi di pietra si allarga

Le due ricerche, a poco più di un anno di distanza, delineano un quadro diverso da quello immaginato per decenni. Rujm el-Hiri potrebbe essere stato un nodo di una rete di monumenti legati alle comunità del Golan, e la sua architettura, ritenuta eccezionale, ha molte affinità con altre strutture della regione.

Restano molte domande, a partire dall’età dei nuovi cerchi: forme simili possono appartenere a epoche diverse, e alcuni mostrano muri aggiunti su costruzioni più antiche. Serviranno scavi, analisi dei materiali e nuove indagini per scoprire chi li costruì e a quale scopo.

Per quasi sessant’anni Rujm el-Hiri è stato studiato come un monumento quasi isolato. Ora sappiamo che vicino ci sono almeno altri 28 grandi cerchi. I satelliti hanno indicato dove guardare; per la maggior parte di queste strutture, gli scavi devono ancora cominciare.