Reazione piezonucleare: "Non produrrà energia pulita". Intervista a Fausto Fiorillo

reazione piezonucleare

Ha le sembianze di una rivoluzione energetica, come l’E-cat di Andrea Rossi e Sergio Focardi, ma per alcuni il principale autore, Alberto Carpinteri, sta prendendo un grande abbaglio, se non peggio: parliamo della reazione piezonucleare, una forma di fusione fredda che, secondo il team da lui guidato, indurrebbe un’iniziale disgregazione di nuclei, con emissione di neutroni senza produzione di raggi gamma.

Ma all’interno dello stesso Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (Inrim) di cui Carpinteri è il Presidente, c’è una forte opposizione, che lo accusa apertamente di aver presentato dati raccolti in modo non scientifico, e quindi di aver raggiunto conclusioni prive di fondamento. Fausto Fiorillo, uno dei componenti del gruppo di nove dirigenti di ricerca dell’Inrim che hanno pubblicato un commento molto critico del lavoro del Prof. Carpinteri, dirigente di ricerca all’Inrim sino al 31 Dicembre 2011, ora ricercatore incaricato nella Divisione Elettromagnetismo dello stesso Istituto, ha risposto ad alcune nostre domande.

NM. Egregio dott. Fiorillo, può sinteticamente spiegare ai nostri lettori perchè secondo Lei i dati del prof Carpinteri non sarebbero attendibili?

FF. Faccio riferimento al lavoro pubblicato dal Prof. Carpinteri sulla rivista Strain, che ho analizzato insieme ai miei colleghi. Abbiamo studiato, in particolare, la bontà statistica dei risultati composizionali, ottenuti mediante microanalisi in microscopia elettronica, della pietra di Luserna sottoposta a frattura dal Prof. Carpinteri. Abbiamo verificato che i dati composizionali presentati nel lavoro, che si riferivano a 30 punti della superficie fratturata e 30 punti della superficie esterna del campione, non potevano essere il risultato di misure indipendenti. Ciò invalida la conclusione fondamentale del lavoro, che afferma che una frazione misurabile di nuclei di Fe si trasforma in nuclei di Al (o comunque nuclei più leggeri) in seguito al processo di frattura. In poche parole, l’effetto piezonucleare non può essere dimostrato attraverso questi esperimenti.     

NM. Il Presidente del Suo istituto ha riportato i risultati ottenuti dal suo gruppo di ricerca a nome dell’Inrim, in un comunicato stampa datato 4 Maggio. Come spiega questa iniziativa?

FF. Si è trattato di un’iniziativa personale del Presidente, che può disporre di un ufficio stampa esterno all’Inrim. Il comunicato stampa ha il titolo: 'Nucleare pulito: un test lo conferma'. In questo documento l’Inrim afferma ufficialmente che “è stata verificata sperimentalmente la presenza delle cosiddette reazioni piezonucleari […] si tratta di reazioni legate alla fissione, vale a dire alla separazione, dei nuclei di elementi leggeri (con numero atomico pari o inferiore a quello del ferro) che emettono neutroni e diffondono onde elettromagnetiche, producendo energia senza emissione di raggi gamma e senza scorie radioattive […]”.  Di fronte a queste apodittiche affermazioni, che sconvolgono il quadro della fisica, uno si chiede: ha il Presidente sentito il bisogno di consultare il Consiglio Scientifico dell’Inrim in merito? Qui risulta che Inrim sostiene in modo ufficiale l’idea della scoperta del nucleare pulito. Non è così. Con questo documento il Presidente ha commesso una grave infrazione di etica professionale. All’Inrim non sono mai stati fatti esperimenti di frattura su  rocce granitiche e basaltiche, come sostenuto in un secondo comunicato dal titolo 'Nucleare pulito: ricerca a Torino' . Nessun lavoro è stato pubblicato su questi argomenti da ricercatori Inrim. In conclusione, il logo dell’Inrim è stato usato in modo spregiudicato e deplorevole. Su questo punto mi aspetto che il Consiglio Scientifico dell’Inrim faccia chiarezza

NM. A supporto della Sua posizione sono stati pubblicati recentemente altri lavori di smentita, tra i quali due di un gruppo svedese, pubblicati il primo nel 2009 e il secondo nel 2010, e uno di alcuni ricercatori dell’Infn. Ritiene le loro argomentazioni e la presentazione dei loro risultati corretta e attendibile?

FF. Si tratta di due lavori di G. Ericsson (Uppsala University, Svezia) ed un lavoro di A. Spallone (Infn-Lfn, Frascati, e Hydrogen Energy Research Agency), pubblicati tra il 2009 ed il 2010 su Physics Letters A, che commentano rispettivamente un lavoro di F. Cardone pubblicato sulla stessa rivista, dedicato ad esperimenti di cavitazione in soluzioni di torio, ed un lavoro di A. Carpinteri pubblicato ancora su Physics Letters A, dedicato al piezonucleare da frattura. I commenti contenuti nei lavori di Ericsson e Spallone demoliscono l’impianto concettuale e sperimentale dell’effetto piezonucleare. Ericsson e i suoi collaboratori dimostrano l’esistenza di gravi insufficienze ed errori in: 1) Analisi statistica dei dati; 2) Metodo sperimentale; 3) Selezione dei dati e presentazione; 4) Misure del rumore di fondo. Essi scrivono un articolo rigoroso e di inusitata durezza, che fa a pezzi esperimento ed interpretazione di Cardone. Il lavoro di Spallone è ugualmente duro nei confronti degli esperimenti di Carpinteri sulla frattura del granito. Questi autori mostrano innanzitutto che il metodo sperimentale è descritto dal Presidente dell’Inrim in modo lacunoso e la misura del fondo neutronico non è eseguita in modo statisticamente sensato. Mostrano poi che i picchi di lettura dei rivelatori He-3 che si osservano in coincidenza dell’evento di frattura possono avere origine diversa dall’emissione neutronica. Mettono infine in luce che la reazione nucleare ipotizzata da Carpinteri è inconsistente e viola il principio di conservazione dell’energia. Anche questo studio è rigoroso e si attiene strettamente ai principi del metodo scientifico.   

NM. Lei stesso, insieme ad altri 8 colleghi, ha pubblicato una smentita del lavoro di Carpinteri. Ci sarà una contro replica secondo Lei? Se sì, su quali punti potrebbe basarsi?

FF. Si dirà magari che non siamo esperti di geologia. Questo è vero. Allo stesso tempo, non siamo esperti di reazioni nucleari e di frattura nelle rocce (ma perché allora pretendere di fare esperimenti di fisica nucleare in un Istituto che ha tutt’altra missione scientifica?), ma applichiamo onestamente il metodo scientifico. Ed è proprio questo il piedestallo concettuale che ci permette di fare una corretta analisi dei dati nudi presentati nel lavoro pubblicato da Carpinteri su Strain. Una considerazione va comunque fatta: perché nessun laboratorio al mondo ha mai riprodotto sinora gli esperimenti del Prof. Carpinteri, già in campo dal 2005?

NM. Per la Sua personale esperienza di scienziato, ritiene possibile, al di là delle eventuali omissioni e leggerezze compiute dal team di Carpinteri, che il meccanismo della reazione piezonucleare possa in futuro funzionare per produrre energia pulita?

FF. Allo stato attuale delle conoscenze è da escludere.

NM. Sappiamo che la storia della fusione fredda non inizia di certo oggi. Quali speranze Lei ritiene abbia di essere concretamente realizzata?

FF. Sono 23 anni che se ne parla e questi fiumi di parole hanno prodotto nulla. Non sono un fisico nucleare (studio i materiali magnetici) e mi astengo da affermazioni perentorie. Ma mi affido all’opinione della comunità scientifica ed all’insieme di principi e regole che questa si è data per verificare nuovi fenomeni e nuovi concetti (“extraordinary claims should be matched with extraordinary evidence”, ovvero “straordinarie affermazioni devono corrispondere a straordinarie evidenze”). La vicenda della fusione fredda ricorda per certi versi alcune grandi mistificazioni del passato: i raggi N, l’acqua anomala, e la memoria dell’acqua.

 Roberta De Carolis

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