Fusione fredda: la Nasa punta alle LENR

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Si chiamano genericamente ‘Reazioni Nucleari a Bassa Energia’ (in inglese ‘Low Energy Nuclear Reaction’, acronimo ‘Lenr’), e consentono in linea di principio di ottenere da reazioni nucleari un quantitativo di energia nettamente superiore a quello speso per innescare il processo. Un esempio recente è il discusso E-cat di Andrea Rossi e Sergio Focardi, apparecchiatura con la quale un misterioso catalizzatore indurrebbe il nucleo di idrogeno a fondersi con quello di nickel, formando rame. La Nasa, l’ente aerospaziale statunitense, ci crede e vuole investire in queste ricerche.

La stessa Nasa, ma anche gli autori di alcune di queste tecnologie, tendono a precisare che comunque questi processi non possono essere classificati come ‘fusioni fredde’, ma solo come ‘reazioni nucleari a bassa energia’. La differenza, sostanziale, risiede nel fatto che una vera e propria fusione fredda è un meccanismo con il quale due nuclei atomici si fondono senza fornire alcun tipo di energia dall’esterno, ricavandone una grande quantità in uscita, mentre in una reazione nucleare a bassa energia non è proprio nullo l’investimento iniziale.

Una chimera per gli scienziati, la fusione fredda. Da molti anni infatti la ricerca tenta di trovare la tecnica di realizzarla, in modo da ottenere energia pulita, a bassissimo costo, e senza i rischi della fissione, il processo nucleare alla base delle bombe atomiche, nonché dei disastri radioattivi di Chernobyl e Fukushima. Mentre nella fissione, infatti, un fascio di neutroni o di altre particelle viene sparato contro un nucleo atomico, rompendo le forze nucleari fonte di una grande quantità di energia, ma con notevoli rischi dovuti all’esplosione, nella fusione due nuclei si uniscono, liberando alcune particelle subatomiche ed energia, senza che si verifichi alcuna rottura o scoppio potenzialmente incontrollabili.

Purtroppo però effettuare una fusione totalmente fredda sembra veramente impossibile, in quanto le forze in gioco nei nuclei atomici sono altissime, e quindi la barriera da superare appare insormontabile, se non con un grosso investimento iniziale, che rende nullo o quasi l’eventuale guadagno.

Per questo la ricerca si sta spostando sì verso la fusione, metodologia molto più sicura, ma in modo più realistico, cercando metodiche sempre più raffinate che limitino il quantitativo di energia fornito in ingresso, in modo da ottenere una resa energetica sempre più favorevole. Queste reazioni sono molto più dense in energia delle reazioni chimiche classiche (che coinvolgono gli elettroni degli atomi invece dei loro nuclei), in particolare da 4 mila o 8 milioni di volte in più , cosa che le rende fonti di energia, oltre che più rispettose dell’ambiente, molto più economiche dei comuni carburanti fossili. Potrebbero servire ad una “totale sostituzione dei derivati del petrolio”, come affermano i portavoce della Nasa (almeno per i loro scopi, N.d.R.).

Il primo step, per l’ente aerospaziale statunitense, è completare i test di base della tecnologia. Questo dovrebbe avvenire entro l’inizio del 2012, se non prima, unendo le forze di Glenn Research Center, Langley Research Center e Marshall Space Flight Center, centri di ricerca della Nasa.

In poche parole le reazioni nucleari a bassa energia, secondo le prestazioni ancora da definire nei dettagli, appaiono in grado di rivoluzionare il modo di volare. Non esiste altra tecnologia che possa anche solo avvicinarsi al potenziale impatto di queste reazioni alle missioni dell’Agenzia” concludono i portavoce della Nasa.

Roberta De Carolis

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