L'uomo su Marte grazie a Star Trek?

enterprise Star Trek

E per gli appassionati di Star Trek, la tecnologia più volte invidiata nel sequel dei film partoriti dalla fantasia di J.J. Abrams potrebbe diventare realtà. Che possa, dunque, essere questa la tecnologia della navicella Enterprise che porterà l'uomo su Marte?

Partiamo da Marte, infatti. E dalla promessa di raggiungerlo in 30 giorni. Solo una serie di tecnologie avveniristiche potrebbe far riuscire nell'impresa. Sofisticati prodigi di propulsione, in grado di spingere una navicella alla volta del pianeta rosso. Un nuovo scenario, quindi, si potrebbe aprire agli occhi degli scienziati, ampiamente ereditato dal genio visionario cinematografico.

Partiamo dalla propulsione, dunque. Sappiamo che, al momento, sono in fase di realizzazione e sperimentazione missioni che mirano a raggiungere Marte. Mars One è una di queste. E propone di inviare un equipaggio sul pianeta in un viaggio senza ritorno. Il tutto dovrebbe avvenire, però, in sei o otto mesi. Un lungo viaggio per una vera e propria colonizzazione del pianeta.

Ma il sogno di Marte ha inizio molto tempo addietro. Già nel 1972, quando il Progetto Nerva fu annullato per dare avvio a progetti più “urgenti”. Tuttavia, l'invio dell'uomo su Marte non è mai scemato. Tanto che oggi sono molte le agenzie che si propongono di realizzare progetti commerciali per garantire un invio sicuro di una rappresentanza di uomini sulla superficie marziana.

E la Nasa? Insieme alla Defense Advanced Research Projects Agency, l'agenzia spaziale statunitense starebbe sviluppando le idee di una manciata di scienziati. Tuttavia, il viaggio in sé non è da prendere sotto gamba, per tutte le problematiche che esso comporterebbe. A partire dalla notevole esposizione degli astronauti alle radiazioni cosmiche e alla perdita di massa ossea dovuta al periodo prolungato di assenza di gravità.

E qui potrebbe entrare in gioco la tecnologia di Hollywood. In Star Trek, infatti, l'ormai celeberrima Enterprise era provvista di impenetrabili scudi di energia che circondavano l'intera navicella. E gli scienziati del Rutherford Appleton Laboratory, nell'Oxfordshire, stanno cercando di sviluppare una sorta di “scudo deflettore” che potrà essere utilizzato per proteggere gli uomini a bordo della navicella spaziale. E non solo. La stessa soluzione, infatti, potrebbe essere adottata per la basi lunari e quelle ipotetiche su Marte.

Ma navi spaziali come l'Enterprise saranno dotate dei più innovativi progressi nel campo della robotica e della stampa 3D. Grazie a queste, infatti, sarà possibile costruire basi lunari e altre strutture sugli altri pianeti, magari utilizzando anche materiali prelevati da asteroidi.

I computer di bordo? Magari uno smartphone o un iPad. Ad ogni modo, sarà sicuramente una tecnologia al passo con i tempi, così come lo era quella di Star Trek con i suoi. Insomma, le idee ci sono e sono tante. Occorre solo poterle realizzare. E se non sarà Marte, giurano gli esoscienziati che potrebbe essere uno dei tanti esopianeti di cui oggi si conosce la presenza. Dopotutto, è solo questione di tempo. Nessuno, infatti, tempo addietro avrebbe pensato che l'uomo avrebbe mai messo piede sulla Luna.

E, chissà, tra qualche anno non saremo qui a parlare dell'incredibile impresa di un gruppo di astronauti in partenza per Marte. Grazie all'idea cinematografica di Star Trek, magari.

Federica Vitale

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