Nasa: il futuro sarà low cost?

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Le missioni nello spazio richiedono tempo e denaro. Soprattutto quest'ultimo è direttamente proporzionale agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Il Nasa's Discovery Program, attualmente impegnato nel lancio di una sonda alla volta di Marte nel prossimo futuro, si prepara a nuove mete, tra le quali Titano, la luna di Saturno, o lo studio di alcune comete. Il tutto per un budget che ammonta pressapoco a 425 milioni di dollari.

È dal 1996 che sono in atto missioni verso i più disparati angoli del nostro sistema solare. Ma oggi, l'obiettivo non è necessariamente la meta, quanto il piacere della scoperta e della ricerca ma a basso costo. Basti pensare, per esempio, che i lanci effettuati dal Discovery Program erano schedulati con una cadenza di un lancio ogni due anni. Il futuro vede all'orizzonte una nuova missione non prima di cinque anni. E tutto lascia supporre che la stessa attesa spetti anche a quella successiva.

Alcuni addetti ai lavori degli ambienti dell'agenzia spaziale americana sostengono che quest'attesa sia dovuta proprio ai costi proibitivi e alle complessità crescenti delle missioni contemporanee. Alan Dernier, uno scienziato planetario per il Southwest Research Institute del Colorado, afferma che "la vera minaccia per Discovery sia la chiusura" del programma.

Della stessa opinione David Bearden, manager generale della Nasa presso l'Aerospace Corporation di El Segundo, in California. Tuttavia, non rivela alcuno stupore circa i costi delle missioni. Era ovvio che missioni speciali come quella del Mars Science Laboratory, in attesa di atterrare sul pianeta rosso il prossimo mese di agosto, rallentasse tutte le altre. Solo questa missione, per avere un'idea, sarebbe costata 2.5 milioni di dollari. Ciò fa si che alcuni lanci delle sonde vengano provvisti di più strumenti al fine di racchiudere in una sola missione più obiettivi. Si pensi al Near Earth Asteroid Rendezvous (NEAR) che, come prima spedizione targata Discovery, traghettò nello spazio ben cinque strumenti per una missione dalle scarse complessità come quella rivolta all'asteroide Eros.

Secondo Stern, non solo gli strumenti sarebbero le cause associate agli alti costi. Anche gli ingegneri e tutto lo staff rotante attorno le missioni richiede un enorme sforzo finanziario. La preparazione, infatti, comporta un lungo periodo in termini di tempo e denaro per test e verifiche. "Quando i lanci diminuiscono, la colpa è di tutti", conclude lo scienziato.

E il rischio di fallimenti? Sempre in agguato. E questo manderebbe all'aria tempo e denaro. Il fallimento, comunque, non è la giusta opzione per il Discovery Program. "La tolleranza del rischio è significativamente più bassa che in passato", fa eco Gregg Vane, manager al Nasa's Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California. Tuttavia, il rischio fa parte del gioco ed è una carta che non va trascurata.

Alla luce di queste considerazioni, dunque, quale sarà il futuro delle prossime missioni Nasa nello spazio?

Federica Vitale

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