Rosat: lo schianto domenica 23 ottobre?

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Passata la paura per Uars, torna a balenare una nuova minaccia, a dire il vero davvero poco rischiosa, ma comunque da tenere sotto controllo. Un altro satellite dismesso, Rosat, come abbiamo spiegato qualche giorno fa, sta precipitando sulla Terra, dove secondo le ultime stime cadrà il prossimo 23 ottobre.

A monitotare la situazione in Italia è la Protezione Civile, in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Italiana e con il supporto dell’Istituto di dinamica del volo del CNR/ISTI. Gli esperti forniscono quasi in tempo reale le stime temporali di rientro nell'atmosfera avvalendosi delle informazioni fornita anche dall’Agenzia spaziale tedesca DLR.

Stando alle ultime informazioni, il satellite cadrà sul nostro pianeta domenica, con un margine di approssimazione di 8 ore, ossia il tempo necessario affinché il satellite compia cinque orbite attorno alla Terra.

Ricordiamo, Rosat (RöntgenSATellit) è un satellite-telescopio tedesco il cui peso è di 2.426 kg e le cui dimensioni sono di 2,2 x 4,7 x 8,9 metri. Allo stato attuale il satellite si trova a circa 200 km di altezza orbitale.

Durante il periodo di attività, il telescopio ha osservato l'universo nelle bande spettrali dei raggi X e dell'ultravioletto estremo, alla ricerca stati estremi di comportamento della materia come quelli propri dei buchi neri o delle stelle di neutroni. E oggi torna sulla Terra.

"Un più alto margine di rischio dipende dai requisiti dei sistemi a raggi X nello spazio", ha spiegato Andrea Schütz, portavoce dell'Agenzia spaziale tedesca. "Gli specchi del veicolo spaziale furono realizzati per resistere al calore che avrebbe potuto compromettere le operazioni di rilevamento a raggi X del telescopio durante i suoi otto anni di vita lavorativa. Ma ciò significa che questi specchi resisteranno molto più facilmente all'ardente rientro".

Già gli specchi, il vero pericolo sono proprio tali oggetti. Secondo quanto riferisce il German Aerospace Center, il rientro di Rosat non potrà essere controllato a causa della mancanza di un sistema di propulsione a bordo così come non è possibile prevedere fino alle ultime ore dovrà cadrà: "Non è facile prevedere il momento in cui un velivolo rientrerà, poiché ciò è determinato da due fattori principali - ha spiegato Hugh Lewis, specialista di detriti spaziali all'Università del Southampton - In primo luogo, la geometria del satellite quando entra nell'atmosfera superiore, che agisce come un freno. In secondo luogo, il comportamento della stessa atmosfera superiore, che si espande e si restringe secondo l'attività solare".

Intanto, lo scorso 19 ottobre presso la sede del Dipartimento della Protezione civile si è riunito un Comitato operativo al fine di valutare i rischi e organizzare eventuali interventi. In Italia, secondo quanto si legge sul sito dell'Asi, i modelli di potenziali traiettorie definiti dall'Agenzia Spaziale Italiana coinvolgono l'intera penisola, escluso Friuli Venezia Giulia, Veneto, Sicilia e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Si attende allora la conferma dell'Agenzia Spaziale Tedesca che aggiornerà il MIC-Monitoring Information Centre, il Centro del Meccanismo Comunitario di Protezione civile attivo 24 ore su 24 che, a sua volta, fornirà ai Paesi europei comunicazioni e aggiornamenti ufficiali e tempestivi.

Francesca Mancuso

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