Come si dorme sulla Stazione Spaziale Internazionale?

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Se vi siete almeno una volta posti la domanda: “Come si dorme sulla Stazione Spaziale Internazionale?”, non preoccupatevi. Non è una domanda che si pongono solo i bambini. La spiegazione c’è ed è molto curiosa. Ma, a parte il dormire, ad incuriosire è tutto l’andamento quotidiano di un giorno qualsiasi trascorso a 400 chilometri dalla Terra. Sospesi nel vuoto.

A spiegarlo è stato Paolo Nespoli che, spesso, durante la sua permanenza sulla Iss, si dilettava nello spiegare come si svolgono le comuni attività dell’uomo nello spazio, nella totale assenza di gravità. Così abbiamo imparato come gli astronauti mangiano tre volte al giorno nella zona cucina dove è possibile scaldare il cibo che, ovviamente, propone un gusto nettamente diverso a causa dei trattamenti ai quali è sottoposto per essere trasportato nello spazio. Oppure, abbiamo imparato come l’equipaggio abbia la possibilità di lavarsi grazie a delle salviette umidificate o utilizzi dei particolari dentifrici ideati per non creare schiuma proprio perché l’acqua è essenziale sulla Iss e non va sprecata.

Ma come si dorme? Gli astronauti vivono l’alba e il tramonto 16 volte al giorno poiché la Iss orbita attorno al nostro pianeta ogni 90 minuti, tra il 57esimo parallelo nord ed il 57esimo parallelo sud, entrando e uscendo dalle zone di sole e da quelle d’ombra. Per questo è difficile adattarsi e il periodo di sonno per ognuno va dalle 5 alle 6 ore, contrariamente alle usuali 7 o 8 ore di cui l’organismo necessità. È necessario dunque osservare una stretta pianificazione del lavoro e del sonno. E quest’ultimo, nella fase di adattamento all’assenza di gravità, fatica a giungere.

La stazione è munita di alloggi permanenti per ogni membro, dotati di piccole finestrelle che danno sulla Terra. Tali moduli sono stati ricavati nel segmento russo e nella zona denominata Tranquillity ed è il solo ambiente nel quale un astronauta raggiunge la completa privacy. Nella zona notte, non aspettiamoci materassi e lenzuola. Ma sacchi a pelo agganciati al muro. Inoltre, si sfrutta tutto lo spazio e si dorme sul pavimento, sulle pareti e, senza accorgersene, si potrebbe anche finire sul soffitto. Non dimentichiamo che nello spazio non esiste un sopra o un sotto, un su o un giù.

Infilati nei sacchi a pelo, gli astronauti non hanno la possibilità di rilassare completamente le membra perché si è in assenza di peso. Dunque, l’unica cosa da fare è abituarsi a dormire sospesi nel vuoto. Alcuni, inoltre, raccontano che questa sensazione di galleggiamento influenzi anche i sogni dato che in molti hanno affermato di aver sognato di galleggiare.

Migliorare le condizioni e la durata del sonno “spaziale” è uno degli obiettivi che gli scienziati si prefiggono attraverso il programma Sleep – Wake Actigraphy and Light Exposure During Spaceflight o, semplicemente, Sleep – Long. Questa ricerca si orienta esclusivamente verso lo studio del sonno e della veglia di tutti i componenti a bordo della Iss.

Gli astronauti sono perennemente monitorati, ancor prima di partire. La parte più importante del training, infatti, consiste nella preparazione in vista delle missioni. Nel 2006, l’Institute of Medicine ha rilasciato un report nel quale venivano spiegate le statistiche rilevate in individui in mancanza di sonno. Tale mancanza sembrerebbe causare malattie come diabete o disturbi cardiovascolari, ipertensione e, in alcuni casi, innalzerebbe il rischio di infarto.

Lo studio Sleep – Long si avvale di uno strumento che monitora giorno per giorno il sonno dei cosmonauti. Si chiama Actiwatch ed è un dispositivo molto simile ad un orologio, e viene costantemente indossato al polso. Questo strumento tiene sotto stretto controllo l’attività di veglia e del sonno degli abitanti della Iss. I dati vengono registrati e poi analizzati. Viene anche osservato l’ambiente circostante, le condizioni di luminosità che inducono o meno il sonno degli astronauti.

I risultati ottenuti verranno poi messi a confronto con quelli rilevati prima della partenza e serviranno a migliorare le condizioni di vita a bordo della Iss, magari solo modificandone la luminosità interna o alcune attività normalmente schedulate nei programmi delle missioni.

Ma lo studio non si ferma solo agli abitanti della Iss. Pare infatti che con tali osservazioni si possano migliorare anche le condizioni di quanti soffrono di insonnia sulla Terra e a beneficiarne sarebbero quanti lavorano in strutture ospedaliere o militari o in ambienti nei quali sono richiesti particolari sforzi fisici.

Federica Vitale

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