Nasa: dopo Endeavour e Atlantis il nulla?

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Lunedì 16 maggio a Cape Canaveral c’era un’aria strana, un insieme di sensazioni contrastanti. Mentre partiva l'ultimo volo di Endeavour (con sei astronauti a bordo, tra cui il nostro Roberto Vittori) gli abitanti della nota cittadina della Florida, se da un lato esultavano – come sempre in questi casi – per il decollo dell’astronave, allo stesso tempo iniziavano ad interrogarsi sul futuro dell’economia del luogo, da sempre legata indissolubilmente alle missioni spaziali.

Il programma Shuttle infatti, dopo 30 anni e 134 missioni, è vicinissimo alla pensione. Con la partenza di Atlantis si chiuderà un’epoca. E tutti, adesso, a Cape Canaveral si chiedono cosa succederà.

Insieme agli Shuttle, la Nasa che con la cancellazione del programma Constellation decisa da Obama ha già tagliato circa 6.000 posti, si prepara a mandare in pensione anche gli oltre 2.000 dipendenti della base di Cape Canaveral. Non tutti però sono pessimisti. Non lo sono al Kennedy Visitor Center: “Riceviamo ogni giorno circa 5.000 visitatori, non ho motivo di credere che l’afflusso turistico diminuirà nel prossimo futuro”, dicono all’ufficio informazioni del museo interattivo dedicato agli Space Shuttle.

In effetti, nonostante l’attività della NASA sia stata vitale per lo sviluppo ed il turismo del luogo, non è detto che la fine dello Shuttle equivalga alla fine del Kennedy Space Center, e neppure delle aziende spaziali. Secondo un impiegato del Kennedy “la base di lancio non chiuderà i battenti, da qui continueranno a partire satelliti. Inoltre c’è molto altro lavoro da fare: bisogna riconvertire le infrastrutture per trasformare la base nello spazioporto dei prossimi vettori spaziali”. Pur avendo deciso di rinunciare agli Shuttle – grandi astronavi ormai datate, costosissime ed anche molto vulnerabili – la Nasa non rinuncerà ai voli in orbita bassa.

L’agenzia spaziale americana sta infatti sviluppando dei razzi di nuova generazione, insieme alle compagnie private, per raggiungere la Stazione spaziale internazionale, e nelle scorse settimane ha affidato commesse per 269 milioni di dollari a quattro imprese (Space X, Boeing, Blu Origin e Sierra Nevada) per realizzare un missile ed una capsula in grado di portare uomini sulla Iss.

Se quindi nel breve termine la fine del programma Shuttle rappresenterà un danno, nel medio e lungo termine si trasformerà in un’opportunità di rilancio e ripresa.

Antonino Neri

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