Migranti: l'Italia ricorre a droni di alta tecnologia

Navi anfibie, pattugliatori, elicotteri con visori notturni e droni. Ma anche aerei senza pilota (Uav). Così, il ministero della Difesa, ricorre ai viaggi della morte dei migranti nel Canale di Sicilia.

Si tratta di un'operazione “militare e umanitaria”, ha spiegato Mario Mauro nel corso di una conferenza stampa. Il parco droni è infatti il fiore all'occhiello dell'aeronautica italiana. Una tecnologia avanzatissima, già sperimentata nella guerra in Iraq.

Sarà la nave anfibia San Marco dal 18 ottobre a coordinare le operazioni e fornire soccorso durante le emergenze, gli Uav garantiranno la massima sorveglianza nel tratto delle rotte dei migranti, affiancati dai rinforzi di Frontex.

In particolare, la flotta italiana disporrà di 12 aerei teleguidati (sei Predator e sei Reaper). Dopo il Regno Unito noi siamo stati il primo Paese dell'Ue a dotarsi di droni Usa, anche a scopo ricognitivo e d'intelligence.

Ma quanto costa un drone militare? Proviamo a fare un paragone, ad esempio rispetto agli F35. Questi costano 130 milioni di euro. Un drone invece 3,7 milioni. Gli Uav civili, quelli base, si aggirano su poche centinaia di euro. In Italia sono numerose le aziende di robotica che impegnano il loro tempo alla progettazione.

Poi c'è il made in Italy: Alenia Aermacchi (gruppo Finmeccanica), che sta costruendo droni da ricognizione, e la Piaggio Aero industries, che ha presentato il nuovo aereo Uav P.1HH Hammerhead. In pratica un bimotore a turboeliche più evoluto.

Infine c'è il drone killer italiano Male, Medium Altitude Long Endurance, anche se è ancora in fase di progettazione. Conduce bombardamenti a lunga distanza e secondo la rivista specializzata Aviation Week si tratta di un progetto segretissimo, che la Difesa non ha ancora citato nei suoi bilanci.

Capablanca

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