Google: la Corte Ue dice si' al diritto all'oblio

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Google, la Corte Ue dà torto al motore di ricerca, ritenendolo responsabile del “trattamento da esso effettuato dei dati personali che appaiono su pagine web pubblicate da terzi”. La sentenza di oggi ribadisce ancora una volta che i motori sono tenuti a garantire il cosiddetto diritto all'oblio.

Come dire: sul web tutti hannioil diritto di "essere dimenticati". Lo ha ribadito la sentenza di oggi la Corte Europea che ha risposto ai giudici spagnoli sulla causa intentata 4 anni or sono da Mario Costeja González contro un quotidiano, Google Spain e Google Inc.

La vicenda. Allora, il signor González, cittadino spagnolo, presentò un reclamo all'Agencia Española de Protección de Datos, il garante spagnolo, contro La Vanguardia Ediciones SL e contro Google facendo valere il diritto a non essere mostrato nell'elenco dei risultati che lo indirizzavano verso due pagine del quotidiano, datate gennaio e marzo 1998. Tali pagine annunciavano una vendita all'asta di immobili organizzata a seguito di un pignoramento effettuato per la riscossione coattiva di crediti previdenzialiì.

Ciò che l'uomo chiedeva era dunque la rimozione dall'elenco dei risultati della ricerca effettuata a partire dal proprio nome. Risposte negative arrivate dal Garante dei dati spagnolo, che ha respinto il reclamo diretto contro La Vanguardia. Il reclamo è stato accolto nei confronti di Google Spain e Google Inc. L’AEPD ha chiesto a queste due società di adottare le misure necessarie per rimuovere i dati dai loro indici e per rendere impossibile in futuro l’accesso ai dati stessi.

Ma Google ha avviato due ricorsi dinanzi all’Audiencia Nacional (Spagna), chiedendo l’annullamento della decisione dell'AEPD. Vicenda che il giudice spagnolo ha sottoposto alla Corte di giustizia che si è espressa oggi in questo modo: “Il gestore del motore di ricerca è il responsabile di tale trattamento, ai sensi della direttiva, dato che è lui a determinarne le finalità e gli strumenti del trattamento stesso. La Corte rileva in proposito che, nella misura in cui l’attività di un motore di ricerca si aggiunge a quella degli editori di siti web e può incidere significativamente sui diritti fondamentali alla vita privata e alla protezione dei dati personali, il gestore del motore di ricerca deve garantire, nell’ambito delle sue responsabilità, delle sue competenze e delle sue possibilità, che detta attività soddisfi le prescrizioni della direttiva”.

Francesca Mancuso

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