Bitcoin: nel 2013 triplicati gli attacchi informatici

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Bitcoin: più si usano più gli hacker colpiscono. Nel 2013 gli attacchi informatici risultano infatti quasi triplicati, e l’obiettivo sembra essere proprio la tanto discussa moneta virtuale. Lo conferma il rapporto ‘Financial cyber threats in 2013’ condotto dal Kaspersky Lab, secondo il quale lo scorso anno i cyber-attacchi che avevano bitcoin nel mirino sono stati un totale di 8,3 milioni, circa 2,5 volte in più del passato.

Non è di certo la prima denuncia di furto di moneta, dopo quella dello scorso febbraio, quando il Mt Gox, fino a poche settimane prima il maggiore portale di trading sull’aspirante valuta, risultò oscurato, causando un crack stimato di 800 mila bitcoin (circa 350 milioni di dollari). Anche allora si parlò di attacco hacker, anche se non fu possibile dimostrarlo.

Non era, comunque un caso isolato. L’indagine condotta da Kaspersky infatti parla chiaro: i bitcoin attirano gli hacker e il loro utilizzo sta causando un incremento sensibile di aggressioni informatiche. Sono stati individuati in particolare più di 30 campioni di malware di tipo finanziario, e nove di loro erano programmi disegnati specificamente per rubare la web moneta, rappresentanti il 29 per cento di tutti gli attacchi informatici finanziari dello stesso periodo.

“Bitcoin è stato creato appositamente per rendere anonimi i pagamenti elettronici ed è diventato estremamente popolare negli ultimi anni […] – si legge in un comunicato della società che ha condotto lo studio - Dal mese di aprile 2013, il prezzo di una singola moneta virtuale non è sceso sotto gli 80 dollari (aumentando più di 85 volte, N.d.R.). Questo ha inevitabilmente attirato l’attenzione dei truffatori.

Inoltre, secondo il Kaspersky Lab, i bitcoin sono spesso facili prede per i criminali informatici, perché, se gli utenti memorizzano le monete sul ​​proprio computer in un formato non crittografato, gli hacker hanno solo bisogno di rubare il file portafogli per ottenere informazioni circa le monete all’interno e accedere all’account della vittima. E per molti web criminali questo è un gioco da ragazzi.